Questo sito contribuisce alla audience di

Angòla

Guarda l'indice

(República de Angola). Stato dell'Africa sudoccidentale (1.246.700 km²). Capitale: Luanda. Divisione amministrativa: province (18). Popolazione: 18.497.600 ab. (stima 2008). Lingua: portoghese (ufficiale), bantu, khoisan. Religione: cattolici 50,7%, protestanti 14,7%, altri cristiani 4,3%, altri 30,3%. Unità monetaria: kwanza (100 Iwei). Indice di sviluppo umano: 0,564 (157° posto). Confini: Rep. Dem. del Congo (N e NE), Zambia (E), Namibia (S), oceano Atlantico (W). Membro di: ONU, OPEC, SADC, UA e WTO, associato UE.

Generalità

L'Angola occupa una posizione di cerniera tra l'Africa centrale e l'Africa australe: si affaccia all'oceano Atlantico per ca. 1600 km, tra la foce del fiume Cunene a S e quella del Congo a N, al di là del quale si trova l'exclave di Cabinda (7270 km²), posta tra la Repubblica del Congo e la Repubblica Democratica del Congo.Il nome di Angola trae origine dal titolo dinastico ngola, che aveva il capo di una chefferie costituitasi nel corso del sec. XV tra le popolazioni stanziate nelle regioni del Ndongo tra i fiumi Bengo e Cuanza, a ridosso di Luanda. La lunga presenza portoghese non ha inciso in modo determinante sull'Angola, che fu peraltro il più vasto e ricco territorio lusitano in Africa; fu una presenza limitata essenzialmente alla fascia costiera, anche per l'obiettiva impossibilità per il Portogallo di operare un effettivo sfruttamento del Paese e una sua riconversione economica e politica in chiave neocoloniale. Teatro di tensioni derivanti dalle divisioni etniche, dai contrasti politici interni, ma anche dalle interferenze straniere dovute alle sue potenziali risorse economiche e alla sua posizione strategica, dopo l'indipendenza proclamata nel 1975, il Paese precipitò per decenni nella guerra civile. Diretta conseguenza fu la quasi totale scomparsa dell'agricoltura, i cui prodotti, soprattutto il caffè, venivano in gran parte esportati; per risollevare economicamente il Paese il governo puntò allora sulla liberalizzazione dell'economia, favorendo l'iniziativa privata e gli investimenti stranieri, che si concentrarono sul petrolio, scoperto e sfruttato inizialmente nell'exclave di Cabinda sull'estuario del fiume Congo e, in seguito, nella fascia litoranea settentrionale. Il processo di pacificazione avviato nel 2002 appare più consolidato di quanto non fosse quello del 1991 e potrebbe finalmente permettere all'Angola di dedicare le proprie risorse allo sviluppo, anzitutto quello umano, per il quale il Paese si trova agli ultimi posti nella classifica mondiale.

Lo Stato

L'Angola è una Repubblica presidenziale. Dopo anni di guerriglia nel 2002 il Paese ha iniziato un processo di pacificazione: l'Assemblea nazionale, eletta mediante le elezioni politiche del 1992, ha ripreso il suo lavoro ed è stato nominato il capo del governo. Secondo la Costituzione, il Parlamento unicamerale è composto da membri eletti ogni 4 anni; il presidente della Repubblica viene eletto a suffragio diretto per 5 anni. Il sistema giudiziario si basa sul diritto portoghese e prevede ai massimi livelli la Corte suprema e la Corte d'appello che hanno sede nella capitale e, a livelli inferiori, tribunali civili e penali. Gli accordi di Lisbona del 1991, stabilirono che le forze armate fossero composte in ugual misura da forze armate governative (FAPLA) e da soldati dell'UNITA, ma la situazione non si è ancora normalizzata. Nonostante l'organizzazione scolastica risulti carente, il governo ha compiuto sforzi considerevoli per renderla efficiente: l'obbligo scolastico si protrae dai 6 ai 15 anni d'età. Quando l'Angola raggiunse l'indipendenza, l'analfabetismo superava l'85%; nel 1976 fu lanciata una campagna di istruzione nazionale che condusse il Paese, nonostante la guerra civile, a un abbassamento costante del tasso di analfabetismo per raggiungere il 30,4% nel 2008. La città di Luanda ospita una sede universitaria.

Territorio: geografia fisica

Il territorio angolano corrisponde sostanzialmente alla sezione nordoccidentale dei grandi altopiani dell'Africa meridionale; la struttura geologica è quella tipica del subcontinente, tabulare, rigida, senza corrugamenti. I rilievi dell'Angola, infatti, sono essenzialmente dovuti a dislocazioni verticali lungo il bordo atlantico; essi raggiungono la maggior altezza (Serra do Môco, 2620 m) proprio in corrispondenza dell'orlatura occidentale, digradando debolmente (l'altitudine media è di ca. 1000 m) all'interno verso i bacini depressionari del Congo, dell'alto Zambesi e del Kalahari. Sul lato opposto essi scendono alla costa con una scarpata rocciosa che lascia posto solo a limitate pianure litoranee. Proprio nella costa si notano le differenze più marcate: a N, verso la foce del Congo, le coste sono alte e rocciose, mentre verso S sono movimentate da ampie insenature e cordoni sabbiosi. Le sezioni più elevate sono costituite da rocce cristalline e metamorfiche (quarziti ecc.); verso l'interno allo zoccolo precambriano si sovrappongono sedimenti continentali paleozoici (del tipo Karroo), mesozoici e cenozoici. Idrograficamente l'Angola ha il suo vertice nell'altopiano del Bié, da cui traggono origine i maggiori fiumi del Paese, che svolgono il loro corso su tre versanti principali: il primo è quello che fa parte del bacino del Congo (fiume Kwango, Kasai ecc.); il secondo è quello che tende verso le depressioni endoreiche del Kalahari (Cubango-Okavango) e l'alto Zambesi (Cuando o Kwando); il terzo è quello rivolto all'Atlantico (Cuanza, Cunene ecc.). Su questo lato i fiumi hanno un corso veloce, interrotto da salti, come quello che dà origine alle belle cascate Duque de Bragança sul Lucala, un affluente di destra del Cuanza. Quanto al clima, la sezione settentrionale, che fa parte del bacino congolese, presenta piovosità abbastanza elevata (1000 mm annui e oltre) e un regime stagionale relativamente poco differenziato. Il clima tropicale a due stagioni interessa si può dire tutto l'altopiano ed è caratterizzato da una stagione asciutta e non molto calda da maggio a settembre, e una calda e piovosa da ottobre ad aprile. Se le temperature estive sono in genere superiori ai 20 °C anche nelle località più elevate, in queste ultime, d'inverno, si registrano temperature piuttosto basse. Le precipitazioni invece aumentano col procedere dalla costa (300 mm annui) all'interno, dove sui rilievi più elevati si raggiungono anche i 2000 mm. In linea di massima il clima diviene più arido col procedere verso S, dove l'ambiente prelude al deserto del Kalahari. Le temperature risentono dell'altitudine e nell'interno degli effetti della continentalità, mentre sui litorali meridionali prevale l'influsso della corrente fredda del Benguela, che è anche causa non secondaria della spiccata aridità locale.

Territorio: geografia umana

Se si esclude una piccolissima percentuale di bianchi (1%) e di meticci (2%), la popolazione angolana è composta quasi esclusivamente da neri (97%), bantu, che si sono insediati nell'Angola in epoca non lontana ricacciando verso S o in particolari aree di rifugio i gruppi autoctoni, tra cui boscimani e ottentotti. Importante è stata anche l'immissione di genti pastorali d'origine orientale, come gli herero, anch'essi insediati nelle zone meridionali. I gruppi bantu sono rappresentati da popoli numericamente rilevanti come gli ovimbundu (25%) e i kimbundu (23%), i kongo (13%), i lwena (8%) e i chokwe (5%); altri gruppi rappresentano il 23%. L'Angola è stato forse il Paese che più ha risentito delle razzie effettuate dai portoghesi alla ricerca di schiavi da utilizzare nelle piantagioni brasiliane: all'arrivo degli europei, nel sec. XVI, sembra che la popolazione fosse il doppio di quella attuale. Alla fine del sec. XX gli sviluppi demografici sono consistenti (3,3% è il coefficiente di accrescimento annuo nel periodo 1993-98), ma non così forti come in altri Stati africani; le capacità di contenimento del Paese, solo parzialmente sfruttato, sono però notevoli, mentre la densità media è di 15 ab./km². Ormai oltre la metà della popolazione vive in aree urbane. Luanda è il centro di maggiore consistenza demografica: nella parte centrale ha un aspetto interamente moderno ed europeo, con alti grattacieli e ampie strade, ma la sua periferia urbana si è allargata in modo incontrollato, progressivamente invasa da degradate baraccopoli dette mucheques, in stridente contrasto con l'aspetto moderno del centro cittadino, un temposede di una cospicua cominità portoghese e poi di quella cubana. Tutti gli altri centri dell'Angola non hanno mai assunto una fisionomia urbana di rilievo. Lobito e Benguela, lontani poche decine di chilometri l'uno dall'altro, sono uniti da una linea ferroviaria che nasce a Lobito e che ha accresciuto l'importanza di tale porto marittimo, sbocco oceanico dello Shaba e della Zambia, rispetto alla famosa Benguela, il cui antico sviluppo era legato alla tratta degli schiavi. Lungo la costa sorge anche Cabinda, lo scalo marittimo dell'omonimo exclave, importante per l'imbarco di prodotti petroliferi. Nell'interno il centro maggiore è Huambo, ex Nova Lisboa, posto in una fiorente area agricola.

Territorio: ambiente

La notevole estensione in latitudine della fascia costiera, nonché le sue differenti condizioni climatiche, fanno sì che sia piuttosto vivo il contrasto tra le folte formazioni di mangrovie del tratto settentrionale e le aride distese sabbiose di quello meridionale. Infatti tutte le zone più umide del Paese sono occupate dalla foresta pluviale, che tende a concentrarsi lungo i corsi dei fiumi. Vi si trovano in abbondanza tutte le specie della flora equatoriale, soprattutto mogani, palme e i musuemba (un genere di Albizia), usati per i lavori di conceria, oltre al singolare Trymotococcus africanus che cresce esclusivamente nell'Africa occidentale. Latifoglie sempreverdi si trovano ovunque fino a un'altezza di 350 m, dove compare la foresta tropicale di montagna, ricca anche di alberi a foglie persistenti (palma dum, banani ecc.). Al di sopra dei 1000 m prevale la savana, con erbe alte (euforbie) e un'abbondante vegetazione arborea (baobab e acacie). La fascia costiera meridionale è ricoperta da una steppa sparsa di euforbie, Aloe e Sansevieria; più all'interno e a S la steppa si fa ancora più rada. L'Angola è un territorio privilegiato per quanto riguarda la fauna, poiché ospita quasi tutte le specie dell'ambiente equatoriale e di quello tropicale, salvaguardati in sei parchi naturali. La superficie di aree protette copre complessivamente il 8% del territorio. Vi si trovano, tra i grandi mammiferi, l'elefante, l'ippopotamo, la giraffa, la zebra, il rinoceronte, il leone, il bufalo, il leopardo, la iena e l'antilope (tra cui vari rarissimi generi in via d'estinzione), oltre a migliaia di tipi di uccelli e una grande varietà di insetti. Purtroppo guerra civile, uso eccessivo dei pascoli, erosione del suolo, sovrappopolazione e il mercato del legname pregiato hanno portato alla perdita di biodiversità, all'inquinamento delle acque e alla sedimentazione dei fiumi e degli argini.

Economia

L'Angola è un Paese potenzialmente assai ricco, sia per quel che riguarda le risorse agricole sia per quel che riguarda le risorse minerarie, anche se ancora non abbastanza valorizzato; ciò soprattutto per le scarse possibilità che lo stesso Portogallo ebbe, in passato, di attuare profondi interventi nell'economia angolana. Il governo di Lisbona realizzò comunque le prime infrastrutture (strade, ferrovie ecc.), creò le prime piantagioni e diede inizio dell'attività estrattiva; più modesta, ma non esigua nel contesto africano, la presenza portoghese nell'industria di trasformazione, che a partire dagli anni Sessanta del Novecento registrò un buon incremento. Ciò però comportò una crescente dipendenza dall'estero, con il risultato di rendere ancora più drammatica la situazione venutasi a creare dopo il crollo, nella madrepatria, del regime salazariano (1974) con la conseguente fuga di capitali e di quadri tecnici portoghesi e l'internazionalizzazione della guerra di liberazione. La vittoria di Neto e l'instaurazione di un regime socialista portarono ad alcuni profondi mutamenti: la confisca e la nazionalizzazione delle terre, la creazione di grandi aziende di Stato e di cooperative, la nazionalizzazione delle banche e delle industrie; tuttavia, lo scarso successo di questa politica costrinse, sul finire degli anni Ottanta del Novecento, il Paese a liberalizzare l'economia. Con la fine della guerra civile nel 2002 la situazione macroeconomica è migliorata. Il settore petrolifero, insieme alla produzione di diamanti, è diventato la risorsa principale del Paese e ha cominciato a favorire una crescita economica anche nel settore delle costruzioni, nella riabilitazione delle infrastrutture e nel commercio: Il PIL, negli ultimi dieci anni è cresciuto di oltre il 10% e nel 2009 si attestava sui 68.755 ml $ USA. Il PIL pro capite era di 3.972 $ USA (2009). Il Paese continua comunque a dipendere dagli aiuti internazionali e la disoccupazione rimane elevata, ma l'inflazione è in diminuzione. § L'agricoltura aveva, alla fine del periodo coloniale, il suo punto di forza nel caffè, importanti erano anche le piantagioni di sisal, manioca, mais, canna da zucchero, banane, palme da olio e da cocco e cotone. Il comparto agricolo però perse la sua importanza con la guerra civile e la successiva nazionalizzazione del settore non riuscì a risollevare il comparto. Le colture di sussistenza (manioca, mais, ortaggi, miglio e sorgo) non garantiscono l'autosufficienza alimentare e nonstante il 71% della popolazione nel 2006 fosse impiegata nell'agricoltura, essa contribuiva solo per l'8,3% alla creazione del PIL. § Cospicuo è il manto forestale (pari al 18,7% della superficie territoriale), che viene sfruttato commercialmente nei distretti di Cabinda e Moxico: se ne ricavano esserze pregiate come ad esempio il mogano. § L'allevamento (bovini soprattutto) è diffuso sull'altopiano, specie nell'Angola meridionale, dove rappresenta la risorsa fondamentale anche se, a causa della mosca tsè-tsè, non supera la misura della mera sussistenza. § L'importanza della pesca, che alimenta industrie conserviere e di trasformazione, dopo aver subito un duro contraccolpo con il ritiro di gran parte del naviglio europeo (1975-76), è ripresa grazie ai progetti di risanamento degli anni Ottanta; porti pescherecci sono Benguela, Porto Alexandre e Porto Amboim. § L'industria, sprofondata nell'oblio dopo la partenza dei portoghesi all'indomani dell'indipendenza, annovera oltre al settore alimentare, cementifici, raffinerie di petrolio, acciaierie e stabilimenti di assemblaggio di autovetture. § La risorsa principale dell'Angola è il petrolio che rappresenta il 50% del PIL (2007) e che non ha risentito della crisi economica protrattasi per tutta la guerra civile. Per i diamanti, di bellissima qualità, l'Angola si pone quale quarto produttore mondiale: le principali miniere si trovano nella regione di Luanda. Esistevano anche giacimenti di ferro ma le miniere furono distrutte durante la guerra. § Limitato è il commercio interno, mentre quello estero è attivo soprattutto grazie al petrolio e ai prodotti petroliferi. Il principale partner commerciale per le importazioni è il Portogallo e il maggiore mercato di esportazione sono gli Stati Uniti, seguiti dalla Cina e dalla Francia. Il Paese è fortemente dipendete dall'importazione di prodotti agricoli: ingenti sono, infatti, le uscite destinate all'acquisto di derrate, vista l'impossibilità per il settore agricolo di garantire l'autosufficienza alimentare. § Gravissime sono state le ripercussioni del conflitto sulle vie di comunicazione, in seguito peraltro riattivate e potenziate. Le ferrovie collegano le piantagioni e le aree minerarie ai porti atlantici; un ruolo fondamentale svolge la linea detta del Benguela, che attraverso l'Angola conduce nella Repubblica Democratica del Congo e nella Zambia. La rete stradale (51.429 di cui 5349 asfaltate nel 2001) è gravemente insufficiente e solo la zona attorno a Luanda è ben servita; in sviluppo sono i servizi aerei, con principali aeroporti a Luanda, Huambo, Lubango e Cabinda.

Storia

L'origine dell'Angola risale a una chefferie costituitasi nel corso del sec. XV tra le popolazioni stanziate nelle regioni del Ndongo tra i fiumi Bengo e Cuanza, a ridosso di Luanda. Dalle origini e sino al 1556 gli ngola o sovrani del Ndongo pagarono tributo al manicongo, re del Congo, ma il vincolo di dipendenza fu piuttosto elastico, tant'è che, ancor prima del 1556, essi estesero la loro autorità a N del Bengo. Il primo contatto di un ngola col Portogallo si ebbe nel 1519 su richiesta del primo, avanzata tramite il manicongo; praticamente passato sotto il controllo dei portoghesi di São Tomé, il regno Ndongo si proclamò indipendente dal manicongo nel 1556. Il governo di Lisbona riconobbe il fatto compiuto e nel 1560 inviò una missione guidata da Paulo Dias de Novais, che dieci anni dopo veniva nominato donatário o capitano (1571-89) dell'Angola, come il territorio venne chiamato. L'attività principale di Dias e dei suoi successori, la tratta degli schiavi richiesti dai piantatori brasiliani, provocò frequenti rivolte dei capi indigeni contro le scarse forze portoghesi e guerre intertribali. Nel 1641 Luanda, capitale dell'Angola portoghese, fu conquistata dagli olandesi; benché questi avessero stabilito un modus vivendi con le guarnigioni portoghesi, la regione era ormai così importante per l'economia brasiliana, che da Rio de Janeiro venne organizzata una spedizione, condotta da Salvador Correia de Sá, per riconquistare l'Angola (1648). Alla metà dell'Ottocento, con la diminuzione della tratta, i portoghesi, che fino a quel momento avevano avuto rapporti commerciali con le popolazioni che avevano resistito alla conquista, si spinsero all'interno per creare piantagioni e per cercare minerali. L'ostilità delle popolazioni si rinnovò e la nuova fase coloniale si concluse solo nel 1919. A S la conquista fu più lenta, i regni degli OviMbundu, sorti nel sec. XVII, opposero una strenua resistenza e solo nel sec. XIX, disgregatisi i regni locali, il Portogallo riuscì a conquistare gli altopiani incontrando però, fino alla prima guerra mondiale, forti resistenze. Dopo la fine della tratta il governo di Lisbona cercò di sviluppare l'agricoltura con il sistema delle piantagioni che, come per il Brasile, esigevano abbondante manodopera. Ebbe origine, per la maggior parte della popolazione locale, il lavoro coatto nelle coltivazioni di cotone, caffè e cacao, protrattosi fino al 1953. La colonia era stata frattanto (1951) trasformata in provincia d'Oltremare e inutilmente l'MPLA e l'UPA (União das Populaçoes de Angola), costituiti nel 1957, tentarono di proporre a Lisbona trattative per l'indipendenza. La risposta fu l'arresto di Agostinho Neto, leader dell'MPLA, e di molti tra gli altri aderenti al movimento. La lotta aperta scoppiò nel 1961, quando alcune dimostrazioni popolari provocarono vaste e sanguinose repressioni da parte delle autorità. Il fronte indipendentista era però tutt'altro che compatto, perché molteplici e contrapposti erano gli interessi internazionali (sovietici, statunitensi, sudafricani ecc.) sull'Angola; così la situazione dell'Angola alla fine del 1973 presentava un quadro piuttosto complesso che vedeva le forze portoghesi impegnate a contenere gli attacchi delle formazioni nazionaliste consolidatesi attorno all'MPLA di Neto, cui si aggiungevano il FNLA (Frente Nacional de Libertaçao de Angola), sostenuto dallo Zaire e con alla testa Roberto Holden, e l'UNITA, di incerta collocazione e diretta da Jonas Savimbi. Nel luglio del 1974 il governo democratico portoghese, succeduto al regime salazarista, si dichiarò disposto a trattare. L'11 novembre 1975 l'Angola divenne indipendente; l'MPLA, con l'appoggio dell'URSS e di Cuba, prevalse sugli avversari e l'Angola divenne una Repubblica popolare, con Neto come presidente. All'interno tuttavia scoppiò la guerra civile tra l'MPLA e l'UNITA di Savimbi, appoggiato dal Sudafrica e dagli Stati Uniti. Nel 1979 Neto morì e fu sostituito dal ministro della Pianificazione, José Eduardo Dos Santos, il quale confermò pienamente le scelte politiche e ideologiche del suo predecessore, sostenuto dall'Unione Sovietica. La situazione internazionale con gli anni Ottanta mostrò segni di distensione, a partire dall'avvio di trattative con la Repubblica Sudafricana (1982) e dell'accordo di “sicurezza e difesa” firmato con lo Zaire (1985). Analogamente a quanto stava avvenendo nella maggior parte dei Paesi a impostazione marxista, la nuova fase di politica internazionale innescata dal riformismo gorbacëviano nella seconda metà degli anni Ottanta sembrò determinare anche in Angola le condizioni per l'avvio di un processo di pacificazione. Il primo atto fu l'accordo di cessate il fuoco raggiunto nel 1988 con il Sudafrica, con il quale si avviarono le procedure per l'indipendenza della Namibia e si fissarono le tappe del ritiro delle forze cubane in Angola (completato nel 1991). La fine delle ostilità con Pretoria determinò anche le condizioni per l'apertura di un dialogo (giugno 1989) fra il presidente Dos Santos e Jonas Savimbi. Nei successivi due anni si susseguirono svariati cessate il fuoco regolarmente violati, ma intanto nell'MPLA, al potere, maturò la scelta di riconoscere il multipartitismo e di superare l'ideologia marxista-leninista. Si trattava dei due ostacoli maggiori a un accordo tra le parti che si incontravano a Estoril (1° maggio 1991) e annunciarono la fine del conflitto. Si trattò di un'importante tappa nel processo di pacificazione ma non certo di quella conclusiva: infatti, nonostante la firma di un'intesa fra i due leader a Lisbona, le elezioni politiche del settembre 1992, svoltesi in una sostanziale correttezza alla presenza di vari osservatori consegnarono la vittoria a dos Santos. Savimbi non accettò la vittoria del suo antagonista politiche e l'UNITA riprese immediatamente le armi facendo precipitare nuovamente il Paese nel dramma della guerra civile. In questa situazione alle migliaia di angolani morti direttamente negli scontri armati si sommarono quelli falcidiati dalla carestia collegata proprio alla ripresa del conflitto. Gli anni Novanta furono costellati da accordi e da riprese delle ostilità. Inizialmente grazie all'impegno della comunità internazionale sembrò riaprirsi un dialogo con un nuovo accordo (Lusaka, novembre 1994) con il quale, a conferma del risultato elettorale del 1992, gli eletti dell'UNITA furono reintegrati nell'Assemblea Nazionale. Nel marzo 1996 Dos Santos e Savimbi si impegnarono a varare un governo di unità nazionale che, nonostante le frequenti violazioni dei patti per opera dei due fronti, entrò in carica nell'aprile 1997 comprendendo anche i rappresentanti dell'UNITA. Tuttavia l'anno seguente, dopo nuovi scontri armati nelle province centrali e nordorientali di Bié e Lunda Norte, tutti i rappresentanti dell'UNITA vennero espulsi dal Parlamento e dal governo e, nel febbraio 1999, la Corte Suprema incriminò Savimbi per crimini di guerra: il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ritirò la missione di osservatori incaricata di verificare il rispetto degli accordi di Lusaka e decretò, nel febbraio 2000, sanzioni economiche contro l'UNITA. La svolta nel processo di pacificazione avvenne, dopo 27 anni di guerra civile (1975-2002) nel 2002 quando, dopo aver condotto per oltre 35 anni la guerriglia, Savimbi venne ucciso in combattimento dalle truppe dell'esercito regolare. Subito venne raggiunto un accordo, fra il governo di Dos Santos e UNITA e nel mese di aprile dello stesso anno, il Parlamento approvò un'amnistia per tutti i guerriglieri detenuti nelle carceri angolane. Nel biennio successivo i maggiori problemi che il governo dovette affrontare riguardarono il rientro dei profughi e la ricostruzione delle infrastrutture e dei servizi di base. Rimase attivo nell'enclave della Cabinda, ricca di petrolio, un movimento separatista con cui solo nel 2005 il governo riuscì a raggiungere un accordo che riconosce alla regione un'autonomia locale. Nel 2008 si svolgevano, con gravi problemi organizzativi, le prime elezioni legislative che confermavano l'MPLA alla guida del Paese. Nel biennio successivo il governo stipulava importanti accordi economici con il Brasile e la Cina, proiettando il Paese in una buona crescita economica. Nell'agosto del 2012 l'MPLA vinceva le elezioni con oltre il 70% dei voti e il presidente Dos Santos otteneva un nuovo mandato presidenziale.

Cultura: generalità

Come nella maggior parte dell'arte africana, le maschere e le sculture angolane hanno un importante ruolo nei rituali: rappresentano la vita e la morte, i passaggi dall'infanzia all'età adulta, la celebrazione del raccolto e l'inizio della stagione della caccia. Gli artigiani angolani lavorano il legno, il bronzo, l'avorio, la malachite e la ceramica. Ogni etnia ha i suoi tratti artistici peculiari. Forse l'opera angolana più famosa è il pensatore Cokwe, un capolavoro di simmetria e di armonia. I lunda-cokwe, nella parte nordorientale del Paese, sono conosciuti anche per la grande abilità nelle arti plastiche. Altre maschere importanti sono la maschera femminile Mwnaa-Pwo indossata dai danzatori maschi nella cerimonia della pubertà; le maschere policromatiche Kalelwa vengono usate durante le cerimonie della circoncisione; molte figure scolpite evocano personaggi mitologici, come la principessa Lweji e il principe Tschibinda-Ilunga. Il più grande mercato artigiano del Paese è quello di Futungo, presso Luanda, dove per attirare il maggior numero di turisti i mercanti organizzano musica con gli strumenti tradizionali, per creare un'atmosfera da festa di villaggio: uomini vestiti da guerrieri, che indossano pelli di antilope, bracciali e collane di conchiglie danno una nota di colore ai profumi del mercato. Il teatro non è ancora riuscito a creare una propria produzione: in passato si limitava a riprodurre riti e miti originali delle aree rurali, dove gli stessi personaggi riproducevano le medesime situazioni. Non esistono gruppi professionisti e gli unici che riescono ad avere una certa continuità sono il Gruppo Sperimentale di Teatro del Ministero della Cultura, l'Elinga Teatro, il gruppo Oasis, i Makotese e il gruppo Horizonte Njinga Mbande. Per la danza, la Compagnia di Danza Contemporanea di Ana Clara Guerra Marques propone spettacoli dove la musica tradizionale si mescola a quella contemporanea. Tra le mainifestazioni, molto sentita e variopinta è il Carnevale, organizzato nel mese di febbraio a Luanda, sul lungomare.

Cultura: letteratura

Si può parlare di una letteratura scritta africana solo verso la fine del sec. XIX. La prima opera angolana apparve a Luanda nel 1849: era la raccolta lirica Espontaneidades de minha alma, del meticcio José M. da Silva Maia. Una vera angolanità si formò attraverso il giornalismo, che con Aurora presentò la prima rivista letteraria d'Africa Nera (1856), a cui collaboravano europei, meticci e neri. Nel 1881, con L'Echo de Angola, apparve il primo giornale esclusivamente africano con testi in kimbundu. Si distinsero allora Joaquim Dias Cordeiro de Mata (1857-1894) che con le liriche Delirios (1887) prefigurò l'esaltazione della razza africana tipica del movimento della Négritude, e fuse kimbundu e portoghese. Con lui si schierò José de Nascimento che, con l'opuscolo collettivo Voz de Angola clamando no deserto (1901), denunciò il razzismo e il colonialismo. Gli anni Venti, con l'instaurarsi del fascismo in Portogallo, misero fine a questo periodo di fermento intellettuale. La letteratura si rifugiò nel folclore e nell'esotismo del “lusotropicalismo”, ma vide affermarsi alcuni scrittori di transizione, come il mulatto Geraldo Bessa Victor (n. 1917), poeta e narratore, e Oscar Ribas (1909-1961), scrittore ed etnologo, e il romanziere nero Assís Júnior (n. 1934). Il miglior scrittore di questo periodo fu il romanziere portoghese Castro Soromenho (1910-1968), che espresse coraggiosamente la realtà angolana. Nel 1948 nacque il movimento Vamos a descubrir Angola diretto dallo scrittore Viriato da Cruz (1928-1973), propugnante l'identificazione con le aspirazioni popolari; movimento di intellettuali ripreso nel dopoguerra dalle riviste Mensagem (1950-52) e Cultura (1945-51), portavoci entrambe delle rivendicazioni sociali e anticolonialiste. Frattanto, si era costituito a Lisbona un centro di studi africani che si prefiggeva di risvegliare la coscienza nazionale, di promuovere i contatti con le élites delle varie colonie e di accogliere gli apporti afro-brasiliani, pubblicando un Quaderno di poesia negra di espressione portoghese (1953). Grandi nomi di autori neri e bianchi illustrarono allora il nazionalismo angolano in campo letterario: Mario Fernandez de Oliveira, detto Mario António (1934-1989), António Cardoso (n. 1933), Mario de Andrade (1928-1990), Arnaldo Santos (n. 1935), Agostinho Neto (1922-1979), Luandino Vieira (n. 1935), Henrique Guerra (n. 1937). Rifiutando l'assimilazione, essi approfondirono lo studio dei valori nero-africani, immisero nella letteratura la realtà sociale, usarono spesso parlate locali e si ispirarono ai ritmi della musica popolare. Nacque così una letteratura di rivolta, vibrante, tesa e diretta, con vertici di acceso lirismo. Durante la guerra di liberazione la letteratura segnò una battuta d'arresto, benché apparissero opere clandestine, soprattutto poesie militanti. Alcuni autori subirono il carcere: António Jacinto (1924-1991), i già citati Vieira e Cardoso. L'esempio più alto di questa letteratura di lotta, di cui Mario de Andrade ha dato un esauriente panorama in una celebre antologia, è Agostinho Neto, che con Sagrada Esperança (1974) ha dato la biografia di un uomo e di una nazione, esprimendone l'anelito alla giustizia e all'affermazione della dignità umana. Le opere di questi autori, scritte in carcere o in esilio, furono pubblicate dopo l'indipendenza e influenzarono profondamente la giovane generazione. Domina presso quest'ultima la novella che tratta temi attuali e presenta novità sul piano linguistico, con l'introduzione del linguaggio parlato e del kimbundu, e sul piano formale con una maggiore attenzione allo stile e alla prosa ritmata dei narratori orali. Fra questi scrittori eccellono il bianco Luandino Vieira e Arnaldo Santos, Jofre Rocha (n. 1941), David Mestre, Bobela Mota, Boaventura Cardoso, Jorge Macedo e Manuel Rui (n. 1941) che con Sim, camarada! rende con tenera umanità la tragedia della guerra. Fra i romanzieri si segnalano tre autori di sicuro talento, testimoni appassionati della realtà umana della guerra: Manuel dos Santos Lima con As Lagrimas e o Vento (1975; Lacrime e Vento); Pepetela (n. 1941) soprattutto con Mayombe (1980), interrogazione sull'uomo, la società e la politica, che supera il contesto angolano, nel quale è pur radicata, per aprirsi sull'universale; lo stesso Vieira, autore dallo stile forte e incisivo. Il mondo letterario appare sempre vivace e rivela parecchi autori, come Ruy Duarte (n. 1941), Arlindo Barbeitos (n. 1940) e Uanhenga Xitu (alias A. A. Mendes de Carvalho, n. 1924), ma l'intervento dello Stato sulla vita intellettuale si rivela sfavorevole alla libera espressione. Esiste una produzione di dissidenti, pubblicata in Portogallo o in Brasile. La rivista Angolé, aperta alla collaborazione di tutti gli scrittori africani e occidentali, ha rivelato nuovi talenti. Fra i poeti vanno citati Paula Tavares (n. 1952), Augusto Rui, Lopito Feijó K. Le “Brigate giovani della letteratura”, formatesi nelle città, si compongono di giovani scrittori la cui arte, ancora militante, si apre ad apporti esterni e propone una critica costruttiva. Scarso invece il teatro, dove tuttavia si segnala il bel dramma storico-didattico, dalla lezione brechtiana, A revolta da casa dos idolos (1980) di Pepetela. In campo saggistico è nota l'opera Kijila-Per una filosofia bantu (1985) di Pedro F. Miguel. Negli anni Novanta la narrativa propone nomi come Boaventura Cardoso (n. 1944), che è stato anche ministro della cultura fino al 2002, J. Eduardo Agualusa (n. 1960), José Sousa Jamba, Fernando Fonseca Santos, Cikakata Mbalundo (n. 1955), Fragata de Morais (n. 1941), Jacinto de Lemos (n. 1961), Roderick Nehone (n. 1965); questi scrittori mantengono viva la tradizione della letteratura angolana, arricchendola allo stesso tempo con la diversità dei loro temi e la crescente qualità della loro scrittura.

Bibliografia

Per la geografia

I. do Amaral, Aspectos de povoamento branco de Angola, Lisbona, 1960; G. Sendler, Angola und seine Seehäfen, in “Hamburger Beiträge zur Afrika-Kunde”, Amburgo, 1967; C. E. Corrêa da Silva, Reflexõsobre desenvolvimento industrial em Angola, da “Boletim da Sociedade de Geografia de Lisboa”, Lisbona, 1971.

Per la storia

L. Addicot, Cry Angola, Londra, 1962; D. Birmingham, The Portuguese Conquest of Angola, Londra, 1965; idem, Trade and Conflict in Angola: The Mbundu and Their Neighbours under the Influence of the Portuguese, 1483-1790, Londra, 1966; R. Chilcote, Portuguese Africa, Cliffs, 1967; J. Marcrum, The Angolan Revolution, Cambridge (Massachusetts), 1978; G. J. Beader, Angola under Portuguese: Myth and Reality, Londra, 1979; V. A. Salvadorini, Un manifesto del 1874 per l'indipendenza dell'Angola, Pisa, 1983.

Per la letteratura

C. Ervedosa, A literatura angolana, Lisbona, 1963; A. Margarido, La littérature angolaise: de la découverte au combat, in “L'Afrique littéraire et artistique”, vol. II, Parigi, 1968; M. Ferreira, Literaturas africanas de expressão portuguesa, Lisbona, 1977; F. da Costa Andrade, Literatura angolana, Lisbona, 1980.