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Bosman, Jean Marc

calciatore belga (Liegi 1964). Centrocampista di mediocre livello, ma famoso per la cosiddetta “sentenza Bosman”. Nel 1990, vistosi negato il trasferimento a una squadra francese dalla società proprietaria del suo cartellino (il Liegi), Bosman si rivolse al tribunale della sua città natale, che impose alla Federazione di non ostacolarne il trasferimento, e alla società calcistica l'obbligo di corrispondere al calciatore il minimo dello stipendio. Dopo un paio d'anni passati nella serie B francese, tornato in patria e vistosi costretto a giocare in tornei equivalenti alla nostra serie C per l'ostracismo delle squadre belghe, Bosman intraprese una nuova azione giudiziaria basata sullo stridente contrasto esistente tra le norme contemplate dal diritto comunitario e quelle relative ai trasferimenti e all'impiego dei giocatori (anche non stranieri), previste dalle associazioni calcistiche. Nel dicembre 1993 la Corte d'Appello di Liegi interessò della questione (nella quale si erano inserite, da una parte il massimo organismo calcistico europeo, l'UEFA e, dall'altra, alcuni sindacati di giocatori) la Corte di Giustizia delle Comunità Europee. Questa, il 15 dicembre 1995, accolse totalmente le istanze dell'ex giocatore (compreso un risarcimento miliardario) rilevando il netto contrasto tra quanto previsto dall'art. 48 del Trattato CEE sulla libera circolazione dei lavoratori e quanto, invece, contemplato dalle norme emanate dalle federazioni calcistiche (secondo queste norme un calciatore professionista cittadino di uno Stato membro, alla scadenza del contratto che lo vincolava a una società, poteva essere ingaggiato da una società di un altro Stato membro, solo se questa corrispondeva alla società di provenienza un'indennità di trasferimento). Anche le norme calcistiche che prevedevano l'impiego di un numero limitato di calciatori professionisti provenienti da altri Stati membri furono ritenute illegali dalla Corte in quanto contrarie all'assunto dell'art. 48. L'UEFA, dopo un iniziale tentativo di opposizione, di fronte all'effettiva minaccia di sanzioni economiche, ha dovuto accettare questa vera e propria rivoluzione calcistica dai molteplici risvolti economici e politici, ed è stata costretta ad abolire, nel febbraio 1996, ogni limitazione di tesseramento e impiego di giocatori comunitari per i Paesi aderenti all'Unione europea.

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