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Boxers, rivòlta dei-

(propr., pugilatori). Termine usato dagli Inglesi per indicare la rivolta spontanea, prevalentemente di contadini e artigiani appartenenti a società segrete a sfondo mistico, scoppiata in Cina nel 1900 e diretta verso obiettivi antifeudali e antimperialistici. La denominazione data a questo movimento derivò da un doppio equivoco in cui incorsero gli Inglesi sia riguardo alla dizione dell'espressione cinese usata per indicare la “Società dell'Armonia e della Giustizia” (che con altre società segrete vi svolse un ruolo rilevante), che suonava I hê t'uan, ma che venne intesa come I hê ch'uan (Pugno della unità patriottica), sia riguardo al senso attribuito al termine pugno usato dai Cinesi per indicare stretta unione, lega, e che fu invece riferito dagli Inglesi al fatto che all'interno delle società segrete venivano praticati per addestramento rituale pugilato ed esercizi ginnici. L'invio di un corpo di spedizione internazionale formato da otto Stati (Giappone, Russia, Inghilterra, Stati Uniti, Germania, Francia, Italia e Austria) stroncò duramente il tentativo rivoluzionario operato dai Boxers. Questo, benché rozzo e privo di direzione politica (e tale tendono a considerarlo anche i documenti pubblicati durante la “rivoluzione culturale”), era sorto dal basso ed era stato strumentalizzato e dirottato dalla corte mancese in senso esclusivamente xenofobo, escludente ogni possibilità di mutamenti di ordine sociale. Col “Protocollo dei Boxers” del 7 settembre 1901, firmato successivamente all'intervento internazionale, l'Impero cinese, benché tenuto formalmente in vita come Stato indipendente, divenne in realtà solo l'intermediario delle potenze imperialistiche.

Bibliografia

E. Collotti, Pischel, Le origini ideologiche della Rivoluzione cinese, Torino, 1959; Fei-Ling Davis, Le società segrete in Cina 1840-1911, Torino, 1971; M. Sabattini, P. Santangelo, Storia della Cina, Roma, 1989.

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