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ʽArafāt, Yāsir

uomo politico palestinese (Il Cairo 1929-Percy, Parigi, 2004). Fu, nel 1956, uno dei fondatori di al-Fatḥ, del cui Comitato esecutivo divenne presidente dal giugno 1968. In quell'anno al-Fatḥ entrò a far parte del Consiglio nazionale palestinese, organo supremo dell'OLP. Eletto presidente del comitato esecutivo dell'OLP nel 1969, conseguì un indubbio successo politico nel novembre 1974, proponendo all'Assemblea generale dell'ONU, a nome del suo popolo, la costituzione di uno Stato ebraico-palestinese. Capo della Resistenza palestinese contro Israele, concentrò le basi guerrigliere nel Libano meridionale. L'invasione israeliana del Libano, nel giugno 1982, appoggiata dalle milizie “falangiste” dei cristiano-maroniti, insieme alle profonde spaccature all'interno dell'OLP, costrinse 'Arafāt e i suoi guerriglieri ad abbandonare il Paese e a rifugiarsi in Tunisia. Imboccata con decisione la strada del dialogo con Israele, 'Arafāt veniva violentemente contestato dai gruppi più irriducibili della resistenza palestinese e in particolare dagli sciiti di Ḥamas, ma la sua leadership rimaneva indiscussa, specialmente all'interno della Palestina, dove era più forte la volontà popolare di giungere a un accordo di pace. Nel 1987 sosteneva invece energicamente la protesta, sostanzialmente nonviolenta dell'Intifada. Nel 1991 la sua rete diplomatica si incrinava quando, all'esplodere della guerra del Golfo, prendeva posizione in favore dell'Iraq. Dalla storica stretta di mano con Rabin (Accordi di Oslo, settembre 1993), che apriva una nuova fase del negoziato, 'Arafāt traeva sempre più il convincimento che solo la prosecuzione del confronto avrebbe portato a una pace giusta e durevole per il suo popolo. Una tenacia che, nonostante i sanguinosi ostacoli frapposti dagli estremisti dei due fronti, si sarebbe dimostrata vincente con l'accordo del Cairo (maggio 1994) con il quale iniziava a decollare il processo di autonomia della Cisgiordania e della striscia di Gaza e avveniva il passaggio all'Autorità palestinese dei poteri civili. Da quel momento 'Arafāt, che sempre nel 1994 riceveva il Nobel per la pace insieme a Rabin e Peres, si trasferiva in Palestina consolidando progressivamente la sua leadership e, nel gennaio 1996, veniva eletto presidente dell'ANP. Dopo un primo accordo siglato nel gennaio 1997 per il ritiro delle truppe ebraiche da Hebron, nell'ottobre 1998, grazie alla mediazione del presidente statunitense Clinton e del re giordano Ḥusayn, 'Arafāt firmava con il nuovo premier israeliano Netanyahu il "Memorandum di Wye". Nel luglio 2000 i fallimentari negoziati di Camp David facevano emergere divergenze tra 'Arafāt e il nuovo premier israeliano Barak, La situazione si deteriorava a tal punto che, negli ultimi mesi del 2000, le frange più estremiste della fazione palestinese davano vita a una seconda Intifada. La posizione di 'Arafāt si faceva improvvisamente più debole, sia nell'ambito della propria fazione sia, soprattutto, nei confronti di Israele, il cui premier Sharon lo riteneva il principale responsabile dei nuovi attentati terroristici contro il popolo ebreo. Accusato di non porre freno al dilagare degli atti terroristici dell'estremismo palestinese nel 2001-02 appariva sempre più delegittimato nel ruolo di interlocutore nel processo di pace. Nel 2003 doveva accettare una divisione dei poteri, con la nomina a capo del governo palestinese di Abū Māzen. Confinato dalle autorità israeliane nel suo quartier generale di Ramallah, 'Arafāt rimaneva fino alla fine della sua vita uomo simbolo della resistenza palestinese.