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Bunin, Ivan Alekseevič

poeta e narratore russo (Voronež 1870-Parigi 1953). Viaggiò molto (in Germania, Italia, Grecia e sulla costa mediterranea dell'Africa). Avverso alla Rivoluzione, nel 1920 si stabilì in Francia. Nel 1933 ebbe il premio Nobel. Esordì con liriche di perfetta fattura formale, che ricordano Puškin e Lermontov (Sotto il cielo aperto, 1898; Poesie e racconti, 1900; La caduta delle foglie, 1901; Nuove poesie, 1902). A spingere B. sulla via del realismo narrativo contribuì la conoscenza di Čechov e di Gorkij. Nella sua produzione narrativa, che si può dividere in due periodi, una lucida e concreta visione della realtà si unisce all'eleganza di uno stile impeccabile. Due sono i temi dominanti: la decadenza del villaggio patriarcale (simbolo della Russia) e la delusione che il sentimento umano patisce nelle nuove condizioni di vita. Al primo periodo appartengono i racconti Villaggio (1910), Valsecca (1911), Fratelli (1914), I sogni di Ciang (1915) e Il signore di San Francisco (1915). Del periodo dell'esilio sono alcuni capolavori quali L'amore di Mitja (1925), Processo dell'ufficiale Elagin (1927), e l'autobiografico La vita di Arsenev (1930). Interessanti sono anche le sue impressioni dei viaggi in Oriente (Il tempio del sole, 1917) e i ricordi (1950).

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