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Capo Vérde (arcipelago e Stato)

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(República de Cabo Verde). Stato dell'Africa settentrionale (4.033 km²). Capitale: Praia. Popolazione: 508.000 ab. (stima 2009). Lingua: portoghese (ufficiale), dialetto creolo. Religione: cattolici 92,8%, protestanti 4%, musulmani 2,8%, altri 0,4%. Unità monetaria: escudo del Capo Verde (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,705 (118° posto). Confini: oceano Atlantico. Membro di: CEDAO, ONU,UA e WTO, associato UE.

Generalità

Questo arcipelago situato nell'oceano Atlantico settentrionale è formato da nove isole principali (Santo Antão, São Vicente, São Nicolau, Sal, Boa Vista, Maio, São Tiago, Fogo, Brava) e da vari isolotti minori; prende il nome dall'omonimo promontorio continentale che si trova sulla costa del Senegal, a 500 km di distanza. L'arcipelago cominciò a essere popolato stabilmente soltanto dopo l'arrivo degli europei, diventando nel XVI secolo un possedimento coloniale dei portoghesi, che vi stabilirono una colonia penale e ne fecero una base per il commercio degli schiavi della Guinea: da ciò deriva il forte mescolamento etnico che caratterizza il Paese. Pressoché completamente trascurato dall'amministrazione coloniale portoghese e assai scarsamente favorito per quanto riguarda le risorse naturali, l'arcipelago nella sua breve storia (è indipendente dal 1975) non ha avuto molte possibilità di sviluppo economico. All'inizio del Duemila la sua struttura produttiva, basata essenzialmente sulle coltivazioni di piantagione, sulla pesca e sul commercio di transito, è assai modesta e di scarsa rilevanza internazionale.

Lo Stato

L'arcipelago costituisce dal 1975 una Repubblica indipendente, che fino al 1980 fu legata alla Guinea-Bissau, con la quale fu sottoposta per cinque secoli al dominio portoghese. La Costituzione del 1992 ha introdotto una forma di governo di tipo parlamentare e ha sancito l'apertura al multipartitismo, al posto del sistema presidenziale previsto precedentemente. Il sistema giudiziario è formato dai tribunali del popolo e dalla Corte suprema, composta da cinque giudici. Le forze armate sono divise nelle tre armi tradizionali e il servizio militare viene effettuato su base selettiva. L'istruzione primaria inizia a 7 anni e dura 6 anni, divisi in un ciclo obbligatorio e gratuito di 4 anni e un altro di 2. Dopo questo periodo gli studenti possono seguire un corso di 3 anni (comune a tutti) e un secondo triennio di indirizzo generale, tecnico o commerciale. La percentuale di analfabeti nel 2007 era del 16,2%. A Praia nel 1998 è stata inaugurata la prima sede universitaria dell'arcipelago.

Territorio: geografia fisica

Le isole, di origine vulcanica, sono disposte a semicerchio e poggiano sull'omonima piattaforma marina, prominenza dello zoccolo continentale africano; si presentano molto dirupate, con morfologia aspra, e piuttosto elevate, toccando i 2829 m in Fogo e i 1979 m in Santo Antão. Fogo ospita l'unico vulcano ancora attivo, e per questo presenta una perfetta forma di cono; le altre isole sono per lo più costituite da pianori, nei quali si riconoscono i resti degli antichi apparati vulcanici con le larghe cavità creteriche. Il clima, condizionato dall'aliseo di NE, caldo e asciutto, proveniente dal Sahara, è caratterizzato da escursioni termiche minime e da temperature medie annue intorno ai 25 ºC. Le precipitazioni, che cadono soprattutto tra agosto e settembre, presentano valori piuttosto bassi, aggirandosi su una media di circa 120 mm annui. Spesso, in alcuni punti dell'arcipelago, si registrano interi anni consecutivi di siccità. La vegetazione è estremamente povera (poche palme da cocco e da dattero, boscaglie di acacie e tamarischi, graminacee ed euforbiacee).

Territorio: geografia umana

Le isole cominciarono a essere popolate stabilmente soltanto dopo l'arrivo degli europei, che vi stabilirono una colonia penale e ne fecero una base per il commercio degli schiavi della Guinea: da ciò il forte mescolamento etnico, per cui la popolazione è costituita da una maggioranza di creoli (69,6%) e, per il resto, in prevalenza da neri (26,8%), un'esigua minoranza di bianchi (2%) e altri (1,6%). La vera e propria colonizzazione delle isole iniziò nell'ultimo quarto del sec. XIX, dopo l'abolizione della schiavitù, a opera di portoghesi provenienti soprattutto dall'Algarve, che vi impiantarono grosse aziende agricole. La crescita demografica è risultata particolarmente intensa dalla metà del sec. XX, portando al raddoppio della popolazione in un trentennio (147.000 ab. al censimento del 1950; 296.000 ab. al censimento del 1980) e proseguendo a un ritmo elevato anche nel decennio successivo (342.000 ab. al censimento del 1990). Nonostante la densità in assoluto non elevatissima (126 ab./km²), ne deriva una pesante condizione di sovrappopolamento, in conseguenza dei caratteri geografici e delle limitate capacità economiche interne. Fin dagli anni Settanta del Novecento, hanno preso avvio massicce correnti migratorie, soprattutto verso gli Stati Uniti, il Portogallo e il Senegal. I principali centri sono la capitale Praia e la cittadina di Mindelo, nell'isola di São Vicente.

Territorio: ambiente

La vegetazione è molto povera, a causa delle scarse precipitazioni. Le rade specie di arbusti, di Graminacee, di euforbie, di acacie, di tamarischi, di aloe e di altre piante in grado di resistere all'aridità del terreno, costituiscono la limitata flora dell'arcipelago. Anche la fauna è molto condizionata dal clima e comprende lucertole, diverse specie di scimmie, la capra selvatica e diverse varietà di uccelli, alcuni molto rari come l'allodola dell'isola di Razo. Pur essendo un arcipelago, Capo Verde rientra nell'area del sahel: il territorio del Paese è quindi caratterizzato da vasti processi di desertificazione, conseguenza anche delle prolungate siccità e dell'utilizzo del legname come combustibile. Al degrado ambientale contribuisce inoltre lo sfruttamento indiscriminato del suolo, il sovrapascolo e la pesca intensiva. Nell'arcipelago non sono presenti aree protette.

Economia

La sua importanza strategica e gli attriti politici con la Guinea-Bissau hanno pesato – e tuttora pesano – sulla sua struttura produttiva, basata per anni essenzialmente sulle colture di piantagione, sulla pesca e sul commercio di transito. Negli ultimi anni del Duemila è il settore dei servizi a contribuire per oltre il 75% alla produzione del PIL che nel 2008 era di 1.723 ml $ USA (PIL pro capite 3.422 $ USA). A partire dagli anni Novanta del Novecento il governo ha attuato una serie di riforme economiche per sostenere il settore privato, attrarre gli investimenti e diversificare la situazione produttiva. I programmi economici del piccolo Stato mirano soprattutto a potenziarne le infrastrutture, specie quelle idriche, a conferire basi più stabili alle attività primarie (così come l'attuazione dei piani per la protezione dei suoli, fortemente erosi, e per il rimboschimento del Paese); ciò dovrebbe consentire l'auspicato decollo del settore turistico, del tutto trascurato dalla colonizzazione portoghese. Dal 1998 l'escudo del Capo Verde è convertibile con l'escudo portoghese e perciò dal 2001 Capo Verde è di fatto nell'area euro. § Il settore primario risente della natura del suolo, impervio e vulcanico, dell'aliseo caldo e secco proveniente dal Sahara, della scarsità d'acqua e del disboscamento dissennato. L'agricoltura è possibile quasi esclusivamente nelle vallate. Si ricavano quantitativi modestissimi di mais, manioca, patate dolci, legumi, canna da zucchero, del tutto insufficienti alle necessità interne, tanto che le importazioni consistono essenzialmente in prodotti alimentari; solo le banane e il caffè offrono un certo surplus e sono quindi esportati. La produzione è svolta in piccole proprietà individuali e la redditività è molto bassa. § Una persistente siccità che ha colpito anche il bestiame (bovini, ovini, caprini e soprattutto suini). § Nella modestissima economia isolana ha un certo peso la pesca che, benché non ancora pienamente sfruttata, contribuisce in parte alle esportazioni. § Il Paese conta una discreta industria conserviera, oltre alla quale si annoverano solo taluni opifici per la lavorazione del tabacco e della canna da zucchero, distillerie di rum, piccoli cementifici: rilevante la quota di forza lavoro impiegata nelle costruzioni. § Si estraggono sale e pozzolana. § Le esportazioni rappresentano solo il 6% delle importazioni (2006) e il Paese dipende quasi totalmente dai rilevanti aiuti esteri, anche se essi sono del tutto insufficienti a consentire lo sviluppo economico del Paese, e dalle rimesse degli emigrati. § Scarse sono anche le vie di comunicazione: nel 2004 l'arcipelago contava 2250 km di strade di cui più della metà asfaltate. Il principale aeroporto è quello di Espargos, nell'isola di Sal, mentre Porto Grande (sbocco portuale di Mindelo) è un attivo scalo sulle rotte marittime tra l'Europa e l'America.

Storia

La data della scoperta delle isole è controversa. Alvise Ca' da Mosto e Diogo Gomes nelle loro cronache se ne attribuiscono infatti rispettivamente la paternità. È opinione quasi unanime però che il merito sia da ascrivere ad Antonio da Noli, che vi giunse forse nel luglio 1455. Enrico il Navigatore, infatti, concesse ad Antonio da Noli, come ricompensa, l'isola di Santiago in capitania. Il popolamento dell'arcipelago, del tutto disabitato, ebbe inizio a partire dal 1461. Concesse come feudi a uomini di corte con ampi privilegi economici e giurisdizionali, richiesti per le condizioni ambientali particolarmente sfavorevoli, le isole si trasformarono in un centro di attività per la tratta degli schiavi provenienti dalla Guinea e solo nel sec. XIX, dopo l'abolizione della tratta (1834) e della schiavitù (1875), vennero create le prime piantagioni di cacao, caffè, zucchero ecc. Nello stesso tempo le isole divennero un importante scalo sulla rotta degli schiavi verso l'America Meridionale. Nel 1951 Capo Verde cambiò il proprio status e divenne provincia d'Oltremare. La lotta per l'indipendenza, condotta a stretto contatto con la Guinea-Bissau, di Capo Verde dal Portogallo fu condotta in particolare dal PAIGC, che, dopo aver ottenuto dal governo di Lisbona il riconoscimento dell'indipendenza della Guinea-Bissau nel 1974, concluse entro lo stesso anno un altro negoziato in virtù del quale il Capo Verde acquistò l'indipendenza: era il 5 luglio 1975. Alla presidenza della nuova Repubblica venne eletto Aristide Pereira, uno dei capi storici del PAIGC. Pereira fu rieletto nel 1981 e subito dopo decretò la separazione del Capo Verde dalla Repubblica “gemella” della Guinea-Bissau. Il PAIGC venne quindi ribattezzato Partido Africano da Independência de Cabo Verde (PAICV). Nei primi mesi del 1990 il PAICV, rinunciando al suo monopolio politico, in risposta anche alle istanze di democratizzazione che venivano dal Paese, aprì la via al multipartitismo con le elezioni legislative bipartitiche del 1991, vinte dal Movimento per la Democrazia (MPD), guidato da Carlos Veiga. Nello stesso anno le elezioni presidenziali videro la vittoria di Antonio Mascarenhas Monteiro, candidato dell'opposizione democratica, il cui trionfo pose fine al regime marxista di Pereira. Il PAICV riuscì però a conquistare nuovamente la maggioranza dei voti nel 2001 sia nelle elezioni legislative sia in quelle presidenziali, queste ultime vinte dal suo candidato Pedro Verona Rodrigues Pires che divenne il quarto presidente di Capo Verde, poi riconfermato nelle elezioni del 2006. Anche nel 2011 il PAICV vinceva le elezioni legislative.

Cultura: generalità

La capitale, Praia, è il centro culturale del piccolo Paese, tanto che vi si trova il Centro Culturale capoverdiano, dove si organizzano spettacoli e rappresentazioni di ogni genere. La pittura e l'arte grafica non sono molto sviluppate: l'artigianato si basa soprattutto sulla tessitura, la ceramica (specie nell'isola di Boavista) e l'intaglio di piccole figure nella lava (nell'isola di Fogo). Altre attività praticate sono l'intreccio dei cesti, il ricamo e la lavorazione del legno. La musica e la danza sono il fulcro della cultura capoverdiana: le forme tradizionali di musica comprendono il funana, suonato con la fisarmonica e con una sbarra di ferro che serve a battere il tempo. Il batuque viene eseguito in cerchio da donne che battono il ritmo su pezzi di tessuto arrotolati tenuti fra le gambe. Entrambi i ritmi risentono molto di quelli africani e sono tipici dell'isola di Santiago. Un altro stile musicale tradizionale è la morna, una sorta di ballata più lenta e fortemente influenzata dai ritmi e dalla saudade portoghese; la sua interprete più famosa è Cesária Evora (n. 1941). Naturalmente ogni tipo di musica può accompagnare danze particolari. Nel corso dell'anno si festeggiano numerose festività religiose, nel corso delle quali il cibo riveste un ruolo molto importante. Nei giorni precedenti la festa le donne preparano la cachupa, triturando il mais, tagliando le verdure e cucinando la carne. Lo xerem, invece, è fatto con farina di grano. Il mais è la base dell'alimentazione dei capoverdiani, e la cachupa il piatto più comune. Altri cibi consumati abitualmente sono il riso, i fagioli, il pesce, le patate e la manioca. La colazione tradizionale è a base di cuscus, un pane di mais cotto al vapore, mangiato con miele, latte o caffè. Di solito il pranzo è piuttosto abbondante, mentre la cena è leggera. Il grogue, un liquore di zucchero di canna, viene fatto nelle isole ed è una bevanda diffusa e popolare soprattutto fra gli uomini.

Cultura: letteratura

I primi esempi di una letteratura originale, che non ricalchi i modelli portoghesi ma si ponga come punto di incontro di due culture, risalgono agli inizi del XX sec. con i poeti E. Tavares (1867-1930) e P. Cardoso (1890-1942) che usano la lingua creola. Le riviste Presencia (1928) e Claridade (1936) rivelano scrittori in grado di esprimere valori universali attraverso la piena adesione alla propria autenticità culturale. Fra questi ricordiamo M. Lopes e B. Lopes, autore di Chiquinho (1947), il miglior romanzo capoverdiano. I poeti di “Nova Largada”, affermatisi nel corso degli anni Sessanta e Settanta, al contrario dei loro predecessori rifiutano l'assimilazione, esaltano i valori africani, immettono nella letteratura la realtà sociale, esprimono la solidarietà nella lotta per la liberazione dei neri e la nascita di una coscienza nazionale, si ispirano ai ritmi popolari e ai dialetti creoli. Sono poeti militanti, come Onésimo da Silveira, Ovidio Martins, Gabriel Mariano e Kaoberdiano Dambarà. Anche la prosa si arricchisce di nomi nuovi, come quello di Lovis Romano, autore di Famintos (1961), critica profonda alla borghesia locale. Dopo l'indipendenza le pubblicazioni si sono fatte più rade, malgrado le belle riviste Raizes e Ponto y Virgula. I temi più ricorrenti sono il mare, la siccità e la miseria.

Bibliografia

Per la geografia e la storia

A. Carreira, The People of the Capo Verde Islands, Londra, 1982; C. Foy, Capo Verde: Politics, Economics and Society, Londra, 1988; Annuario Estatistico de Cabo Verde, Praia.

Per la letteratura

G. Hamilton Russell, Voices from an Empire. A History of Afro-Portuguese Literature, Minneapolis, 1975; M. Ferreira, Literaturas Africanas de expressão portuguese, 2 voll., Lisbona, 1977; D. Burness, Critical Perspectives on Lusophone Literature from Africa, Washington, 1981.