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Chesterton, Gilbert Keith

saggista, narratore e poeta inglese (Campden Hill, Londra, 1874-Beaconsfield, Buckinghamshire, 1936). Tipica figura dell'Inghilterra post-vittoriana, scrisse oltre un centinaio di opere distinguendosi per il vivace senso dell'umorismo e la predilezione per il paradosso. Esordì come giornalista, pubblicando contemporaneamente un paio di volumi di versi, ma ben presto si diede alla narrativa con The Napoleon of Notting Hill (1904), cui seguirono The Club of Queer Trades (1905; Il club dei mestieri stravaganti), The Man Who Was Thursday (1908; L'uomo che fu Giovedì), Manalive (1912; Le avventure di un uomo vivo) e The Flying Inn (1912; L'osteria volante). A dargli maggior popolarità fu però il ciclo di novelle poliziesco-moraleggianti, imperniate sulla figura di un prete-poliziotto (padre Brown), che Chesterton iniziò a scrivere nel 1911 e nelle quali si manifesta apertamente l'evoluzione spirituale che, da posizioni agnostiche, lo porterà nel 1922 ad abbracciare il cattolicesimo. Ostile al progresso e tenacemente attaccato alle antiche tradizioni isolane, ma avversario dell'imperialismo, propugnò, con l'amico H. Belloc, il “distributismo”, sistema economico ispirato all'enciclica Rerum novarum di Leone XIII. Tra le sue opere saggistiche: Orthodoxy (1908), What's Wrong with the World (1910; Che cosa non va nel mondo) e The Everlasting Man (1927; L'uomo eterno), oltre a studi su Dickens (1906), Shaw (1909), Chaucer (1932), ecc., e a una vivace autobiografia (Autobiography, 1937). Un volume di Collected Poems (Poesie raccolte) uscì nel 1927.

Bibliografia

G. Colombo, Chesterton e l'avventura dell'ortodossia, Milano, 1937; J. J. Sullivan, Gilbert Keith Chesterton, New York, 1958; R. Fabritius, Das Komische im Erzählwerk Gilbert Keith Chesterton's, Tubinga, 1964; G. H. Loser, The Father Chesterton, Londra, 1978.

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