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Giusèppe Flàvio

storico e generale ebreo (Gerusalemme 37-Roma ca. 95). Di famiglia sacerdotale, aderì alla setta dei Farisei. Fu a Roma durante il regno di Nerone e divenne grande ammiratore dell'Impero romano. Nei giorni dell'insurrezione ebraica (66) tentò di dissuadere il suo popolo, ma invano; scelto come generale suo malgrado, combatté contro i Romani, cadendo prigioniero di Vespasiano. Dopo l'espugnazione di Gerusalemme fu liberato e assunse il nome di Flavio in onore della famiglia di Vespasiano stesso. Visse poi a Roma sotto Tito e Domiziano, attendendo alla composizione delle sue opere: De bello judaico, in 7 libri, prima scritta in ebraico poi tradotta in greco, col racconto dell'insurrezione e della sconfitta degli Ebrei; Antiquitates judaicae (Antichità giudaiche) in 20 libri, storia del suo popolo dalle origini al regno di Nerone; l'apologia Contra Apionem, in difesa degli Ebrei e delle loro credenze; un'Autobiografia. Il valore storico delle due prime opere è notevole, anche se non manca mai la parzialità a favore dei Giudei. Mediocre invece il valore letterario per la non perfetta conoscenza della lingua da parte dello scrittore.

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