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Hamann, Johann Georg

filosofo tedesco (Königsberg 1730-Münster 1788). Educato molto rigidamente, ma senza studi regolari, insegnò dapprima come istitutore, fu poi a Riga, ospite di un amico, e in Inghilterra come incaricato d'affari. Dopo un periodo nella casa paterna, dove scrisse gran parte delle sue opere, fu traduttore e scrivano alla direzione delle dogane. In vari viaggi conobbe e godette dell'ospitalità di Buchholz, di Jacobi e della principessa Gallitzin. Nelle Biblische Betrachtungen (1758; Meditazioni bibliche) Hamann sostiene che la parola divina trascende infinitamente il puro ambito della razionalità umana e non è quindi riducibile alle idee, ai principi e ai concetti della sola ragione. Dio si rivolge con la propria parola a tutto quanto l'uomo: alla sua razionalità come alla sua sensibilità e passionalità. Pertanto è facendosi interamente ricettivo in tutte le proprie facoltà e non già restringendosi alla mera ragione che l'uomo può aprirsi a quella parola e intenderla. Opere: Sokratische Denkwürdigkeiten (1759; Memorabili socratici); Kreuzzüge eines Philologen (1762; Crociate di un filologo); Golgotha und Scheblimini (1784); Metakritik über den Purismus der Vernunft (postumo, 1800; Metacritica sul purismo della Ragione). Il pensiero di Hamann esercitò un notevole influsso sull'opera del tardo Schelling e soprattutto su Kierkegaard.