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Kuprin, Aleksandr Ivanovič

narratore russo (Narovčat, Penza, 1870-Leningrado 1938). Educato a Mosca nella scuola dei cadetti, seguì per alcuni anni la carriera militare, quindi, insofferente della rigida disciplina, si dimise (1894) per dedicarsi alla letteratura, esercitando per vivere diversi mestieri (fu anche attore e giornalista). Dal 1905 al 1907 fece parte del gruppo letterario Znanie (Il sapere), fondato da Gorkij. Nel 1917 si schierò decisamente contro la Rivoluzione e nel 1919 andò in volontario esilio in Francia, dove rimase fino al 1937. Scrittore vigoroso e versatile, non privo di qualità di stile, diede il meglio di sé in racconti e romanzi realistici in cui, tuttavia, viva è la sua partecipazione umana alla narrazione, quali Moloch (1896), dove è descritto lo sfruttamento del proletariato, Il duello (1905), il suo capolavoro, romanzo di vita vissuta scritto con tono abbastanza acceso di requisitoria antimilitaristica, Il braccialetto di granati (1911), storia dell'amore di un impiegato per una donna dell'alta società, La fossa (1912), sui retroscena della prostituzione. Cadde invece nel manierismo in opere di ispirazione puramente letteraria, come Sulamita (1908), rievocazione della Gerusalemme salomonica. Tra le altre opere narrative di Kuprin emergono i racconti Olesja (1898), Il capitano di stato maggiore Rybnikov (1906), storia di una spia giapponese a Pietroburgo, Gambrinus (1907), il cui protagonista è un violinista ebreo ricco di umanità, e il romanzo semiautobiografico Gli Junkers (1933).

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