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Turgenev, Ivan Sergeevič

scrittore russo (Orël 1818-Bougival, Parigi, 1883). Discendente da una nobile famiglia di origine tartara, insediatasi in Russia ai tempi dell'Orda d'oro, Turgenev trascorse i suoi primi anni nella tenuta della ricca famiglia materna, i Lutavinov, e subì l'influsso prepotente, tirannico della madre, donna violenta e, secondo alcuni biografi, anche crudele. Nel 1827 la famiglia si trasferì a Mosca, dove Turgenev fece i suoi primi studi all'università, che completò a Pietroburgo e perfezionò poi a Berlino (1838-41). Qui si appassionò alla cultura occidentale, tanto da diventare poi in Russia il portavoce della filosofia tedesca. Seguace delle teorie hegeliane, seguì i corsi di Werder, allievo del celebre filosofo. Occidentalista convinto, fu a fianco del gruppo degli idealisti degli anni Quaranta dell'Ottocento, Herzen, Belinskij e Granovskij, e con loro contribuì grandemente alla formazione di una corrente politico-culturale progressista russa. Innamoratosi intanto di una cantante francese, G. P. Viardot, Turgenev trascorse la maggior parte della sua vita con lei all'estero, specie in Germania e in Francia, ma fu più volte anche in Italia. Strinse rapporti di amicizia con grandi scrittori francesi, come G. Flaubert, E. Zola, P. Mérimée, A. Daudet, i fratelli Goncourt e Guy de Maupassant, e tale fu il prestigio che a poco a poco seppe conquistare da essere eletto nel 1878, insieme con V. M. Hugo, presidente di una delle due sezioni del congresso internazionale di letteratura tenuto a Parigi in occasione dell'Esposizione universale. Turgenev esordì nel mondo delle lettere come poeta lirico, influenzato dalla tradizione romantica e postromantica russa, e, dopo la pubblicazione di alcune liriche, nel 1843 si fece conoscere col poemetto Paraša, che fu lodato dal massimo critico russo, Belinskij. Nello stesso anno pubblicò anche la sua prima commedia, Un'imprudenza. Nel genere che doveva dargli la fama, il racconto, esordì nel 1844 con Andrej Kolosov, testimoniando con queste pagine un chiaro avvicinamento al “realismo”. Kolosov annuncia il tipico personaggio turgeneviano: l'intellettuale dalle idee acute, incapace tuttavia di azione. Tre anni dopo, nel 1847, la rivista Sovremennik (Il Contemporaneo) pubblicò Chor e Kalinych, primo racconto della raccolta Memorie di un cacciatore (1852), cui fino al 1875 aggiunse nuovi autentici capolavori. Turgenev con quel primo racconto conquistò la celebrità. La Russia di N. V. Gogol, triste, misera, piena di lacrime e di sudore, mostrava di nuovo il suo cuore aperto. Il mondo contadino, umanissimo nella sua semplicità, nella sua rassegnazione, pieno di fermenti e di voglia di vivere, parlava un linguaggio semplice, poetico, pieno di commozione e di sincerità. La Russia piagata ancora dalla servitù della gleba aveva trovato un nuovo altissimo cantore e Turgenev certo contribuì con le sue storie, più di ogni altro, a far cadere quell'istituto che faceva ancora della sua patria un Paese di un'arretratezza medievale. Descrittore superbo, pittore di paesaggi come nessun altro, scrittore conciso, stilista straordinario, Turgenev fu il rinnovatore della prosa russa e un maestro che nella breve narrazione non trovò più eguali. Turgenev scrisse quasi tutti i suoi racconti nella villa dei Viardot, a Courtavenel, ch'egli chiamò la culla della sua gloria, e lì scrisse anche diversi atti unici, di genere leggero, sull'esempio di Mérimée e A. de Musset. Dopo Un'imprudenza, Al Verde (1846), Corda sottile si spezza (1847) scrisse Il parassita (o Pane altrui, 1848) e Un mese in campagna (1850), certamente le sue opere migliori, cui va unita un'opera altrettanto valida, Lo scapolo (1849), che tuttavia non ebbe successo. Appassionato di teatro, Turgenev scrisse ancora Una colazione dal maresciallo della nobiltà (1849), La provinciale (1851), Una sera a Sorrento (1852) senza però più raggiungere la profondità delle due già citate. Intanto gli era morta la madre ed era tornato in Russia (1850). Ricco erede, padrone della tenuta di Spassekoe, non emancipò i contadini e visse a Mosca più che in campagna, dove dovette però tornare, in esilio, per ordine dello zar, che lo volle punire per la lettera aperta pubblicata in occasione della morte di Gogol. Scrittore fecondo, stabilì di dedicarsi anche al romanzo e nel 1856 pubblicò Rudin, dove ancora una volta fece del suo eroe l'intellettuale imbevuto di filosofia e incapace di azione. Riprese lo stesso tema in un romanzo assai più noto, Un nido di nobili (1859), in cui il protagonista Lavreckij riconferma l'incapacità dell'intellettuale a trasformare in azione le sue tesi di rivolta, occidentalista o slavofilo ch'egli sia. Più tormentato apparve il problema in Padri e figli (1862), in cui Turgenev presentò il protagonista Bazarov come il nichilista (termine nuovo) che senza saper costruire nulla annienta gli ideali dei padri, della generazione passata, per naufragare però a sua volta di fronte alle esigenze di rinnovamento della società. L'attacco diretto agli idealisti degli anni Quaranta, sostenitori della tesi che voleva l'esistenza di una soluzione teorica, generalmente valida, per ogni problema, in realtà mai enunciata, non gli fu perdonato, così come non gli fu perdonato che l'unico protagonista positivo delle sue opere fosse il bulgaro Insarov di Alla vigilia (1860). Bazarov fu giudicato un simbolo offensivo della gioventù russa e Turgenev dovette passare dal Sovremennik al conservatore Russkij Vestnik (Il messaggero russo). Sdegnato, ma non sconfitto, Turgenev scrisse due nuovi eccellenti romanzi, Fumo (1867) e Terre vergini (1877), entrambi di intonazione sociale. Accanto ai romanzi andò pubblicando racconti di una bellezza unica: Munà, Primo amore, Un re Lear della Steppa, Toc... toc... toc, L'orologio. Deluso però dell'accoglienza fatta a Padri e figli aveva di nuovo lasciato la Russia e nel 1863 si era fatto costruire una villa a Baden-Baden (dove ambientò Fumo). Subì anche all'estero le conseguenze delle polemiche suscitate dal suo eroe nichilista, ma non si avvilì più. Tornò a Parigi nel 1870, allo scoppio della guerra franco-prussiana, e brevemente in Russia nel 1879. Pubblicò a breve distanza Il canto dell'amore trionfante (1880) e Klare Milič (1882). Da quattro anni si era intanto dedicato alle splendide Poesie in prosa, una cinquantina di scritti con profonde riflessioni sui problemi della vita e della morte, sull'uomo e sui suoi rapporti col mondo. Malato, sofferente di un tumore alla spina dorsale, fece un nuovo viaggio in Russia nel 1881; rientrato in Francia, due mesi prima di morire, incapace ormai di scrivere, dettò alla Viardot Un incendio in mare e Una fine. Turgenev resta uno degli scrittori russi più alti del sec. XIX. Progressista, romantico e realista, scrittore di impegno sociale, analizzatore sottile dell'animo umano, visse il suo tempo con una sensibilità unica, penetrando con altissimo intuito i problemi della condizione umana della sua Russia che fece conoscere al mondo occidentale con una denuncia squisitamente poetica.

Bibliografia

H. Granjard, Ivan Tourguénev es les courants politiques et sociaux de son temps, Parigi, 1954; D. Magarshack, Turgenev. A Life, Londra; 1961; N. Kauchtschischwili, La narrativa di Ivan Turgenev. Problemi di lingua e arte, Milano, 1969; V. Strada, Tradizione e rivoluzione nella letteratura russa, Torino, 1969; W. Giusti, in Russi dell'Ottocento, Roma, 1970; V. Gibelli, Iván Turgenev, Milano, 1974; A. Ivanov (a cura di), Turgenev e l'Italia, Torino, 1987.

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