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Loti, Pierre

pseudonimo dello scrittore francese Julien Viaud (Rochefort-sur-Mer 1850-Hendaye 1923). Ha narrato egli stesso in più di un libro di ricordi (Le roman d'un enfant, 1890; Prime jeunesse, 1919; Un jeune officier pauvre, 1923) i primi anni trascorsi a Rochefort e il risveglio della sua vocazione marinara, la preparazione alla scuola navale e, infine, i primi viaggi attraverso il mondo. Non ci sono tappe della sua carriera di ufficiale di marina, conclusasi nel 1910 e ripresa durante la guerra, che non trovino un'eco nell'opera, nella quale il colore esotico non diventa mai maniera o pretesto per lo scrittore, ma proiezione della sua inquietudine, della ricerca di emozioni gratificanti e di evasione dalla solitudine. Loti fa quindi rivivere l'avventura turca in Aziyadé (1879); quella polinesiana in Rarabu, idylle polynésienne (1880), divenuto poi Le mariage de Loti (1882); il Giappone in Madame Chrysanthème (1887); la spedizione contro i Boxers in Les derniers jours de Pékin (1902) e così via, accentuando negli ultimi libri il carattere di réportage non romanzato. A parte si collocano i due romanzi migliori, Pêcheur d'Islande (1886) e Ramuntcho (1897), più asciutti e intensamente drammatici. Divenne accademico di Francia nel 1891.

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