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Sartre, Jean-Paul

filosofo, narratore, drammaturgo e saggista francese (Parigi 1905-1980). Considerato il padre dell'esistenzialismo francese, Jean-Paul Sartre ebbe un'infanzia segnata immediatamente, al secondo anno di vita, dalla morte del padre, un ufficiale di marina. Fu dapprima allevato dai nonni materni e, in seguito, con la madre, si trasferì a La Rochelle, dove frequentò il liceo locale. Fra il 1924 e il 1928 studiò all'École Normale Supérieure di Parigi. In questi anni Sartre conobbe Simone de Beauvoir, alla quale restò sentimentalmente legato tutta la vita. Nel 1931 cominciò a insegnare filosofia, prima al liceo di Le Havre, poi al Pasteur e successivamente al Condorcet di Parigi. Negli anni 1933-34 soggiornò a Berlino dove lesse per la prima volta le opere di E. Husserl, di M. Heidegger e di K. Jaspers. La nascita di Sartre come filosofo è narrata da lui stesso in Les Mots (1964; Le parole), opera autobiografica, illustrazione prima del suo mondo ideale. Sartre pubblicò la sua prima opera filosofica, L'imagination (L'immaginazione), nel 1936, con la quale diede l'avvio a una produzione copiosa che lo vide impegnato sulla scena del pensiero europeo. Ne L'imagination si delinea il suo credo filosofico, in un allargamento del pensiero fenomenologico di Husserl e nella presa di coscienza dell'esistenzialismo di marca tedesca. Con L'Être et le Néant (1943; L'Essere e il Nulla) Sartre perfezionerà la sua dialettica visione del mondo, per approdare successivamente, intorno al 1960, al confronto col marxismo della Critique de la raison dialéctique (Critica della ragione dialettica). Oltre che nel saggio filosofico il pensiero di Sartre si era già manifestato con La Nausée (1938; La Nausea), prima opera di Sartre romanziere, nella quale al romanzo meramente narrativo di situazione e di intreccio oppone il romanzo di idee, in cui il protagonista, alter ego dello scrittore, percorre un lungo e tortuoso cammino verso la coscienza del sé e del proprio essere nel mondo. Seguirono altre due opere di narrativa, Le Mur (1939; Il muro) e Les chemins de la liberté (1945-49; Le vie della libertà, inizialmente pensato in quattro volumi, ma di cui solo tre videro la luce), in cui Sartre, adottando la tecnica cinematografica della simultaneità, affrontò letterariamente il dramma generale della seconda guerra mondiale. Successivamente Sartre ampliò il suo orizzonte scrivendo altre opere per il teatro. Nascono così Les Mouches (1943; Le mosche), una trasposizione in chiave moderna dell'Orestea, a cui l'anno dopo seguì Huis clos (A porte chiuse). Intanto, sempre nel 1944, Sartre partecipò attivamente alla Resistenza e, lasciato definitivamente l'insegnamento, nel 1945 fondò, insieme a M. Merleau-Ponty e a S. De Beauvoir la rivista Les Temps Modernes, nella quale, accanto all'esperienza filosofica e letteraria, troverà ampio spazio l'impegno politico. In questo periodo strinse una forte amicizia con A. Camus, che finì, però, col frantumarsi nell'arco di una dura polemica apertasi nel 1952 e spentasi con la prematura morte di quest'ultimo. In seguito a numerosi viaggi in tutto il mondo, da giornalista, Sartre passò dai primi testi atemporali per il teatro a una precisa collocazione nel mondo dei suoi personaggi: con Morts sans sépolture (1946, Morti senza tomba) siamo in piena guerra civile spagnola; con La putaine respecteuse (1946; La sgualdrina timorata) negli USA, e nel difficile clima di integrazione razziale; e ancora con Les mains sales (1948; Le mani sporche) Sartre affronta il conflitto tra realismo e idealismo in politica; con Le diable et le bon Dieu (1951; Il diavolo e il buon Dio) il potere dell'uomo di foggiarsi il proprio destino; Les séquestrés d'Altona (1959; I sequestrati di Altona) tratta lo smarrimento in cui la tirannide può precipitare una coscienza. Alle opere teatrali si aggiunsero i saggi Baudelaire (1947), Saint-Genet, comédien et martyre (1952; Santo Genet, commediante e martire) e le parallele inchieste, puntualizzazioni, considerazioni condotte su Les Temps Modernes. Nel 1964 gli venne conferito il Nobel, ma Sartre lo rifiutò.

L'opera di Sartre è inevitabilmente segnata dalla contraddizione di chi, parlando sempre di engagement, nega alla letteratura qualsiasi capacità di autonomia. Ed è in questo senso che la sua opera di romanziere e drammaturgo è strettamente legata alla vastità e alla coerenza della sua visione del mondo, la cui unità appare garantita dall'inesauribile dibattito sulla libertà. La libertà, presupposto essenziale per la realizzazione dell'uomo, deve servire soltanto a “impegnarsi”. Per Sartre ogni scrittore è “compromesso con il proprio tempo”, che egli parli o taccia, giacché anche i silenzi di coloro che sono venuti alla ribalta per farsi ascoltare hanno un'eco e un significato. L'existentialisme est un humanisme (1946; L'esistenzialismo è un umanesimo) chiarì inequivocabilmente questi principi e il titolo stesso del saggio è una risposta a quella che deve essere la posizione dello scrittore nella società, la scelta dell'uomo di fronte all'esistenza: l'impegno politico. L'importanza e la grandezza di Sartre scrittore sono, in questo senso, legate alla terribile densità del mondo da lui elaborato intellettualmente, rappresentato e messo in scena: un mondo assurdo e ripugnante, un mondo "a porte chiuse", dominato dall'orrore per la condizione stessa dell'esistere. E tuttavia la possibilità di una via di uscita è accennata e consiste nel farsi carico, ancora una volta, del proprio agire e nella capacità di accogliere in sé una forte responsabilità etica e politica. Dei suoi saggi successivi si ricordano ancora Le peintre sans privilège (1962; Il pittore senza privilegi), Marxisme et existentialisme (1963; Marxismo e esistenzialismo, in collaborazione con R. Garaudy), Les communistes et la paix (1969; I comunisti e la pace) e L'idiot de la famille (1972; L'idiota di famiglia), dedicato a G. Flaubert e non privo di espressioni polemiche sull'autore. Sartre scrisse anche sceneggiature per il cinema: Les jeux sont faits (1947), L'Engrenage (1949; L'ingranaggio), adattato anche per il teatro, e lo stesso Les Mots. Successivamente Sartre venne sempre più accentuando l'impegno politico in campo marxista; in particolare lo svolgimento dei motivi “libertari” inerenti alla sua interpretazione del marxismo in termini fenomenologico-esistenziali lo portò a dure critiche nei confronti del marxismo istituzionalizzato e della sinistra ufficiale e a una concezione della rivoluzione identificata con una sorta di contestazione permanente. Colpito da cecità quasi totale, pubblicò saggi, articoli (su L'idiot international e La cause du peuple) e interviste: oltre a quelli raccolti in Situations VIII, IX (1972) e X (1976), altri formano la trama del libro-conversazione On a raison de se revolter (1974; Le ragioni della rivolta) composto con due militanti dell'estrema sinistra, Pierre Victor e Philippe Gavi, co-fondatori del giornale Libération del quale Sartre fu per qualche tempo direttore. Nel 1983 sono apparsi postumi i Cahiers pour une morale (Quaderni per una morale) e i Carnets de la drôle de guerre (Taccuini di guerra) scritti tra il 1939 e il 1940. Sempre nel 1983 è uscito l'epistolario privato di Sartre: Premières lettres de guerre à Simone de Beauvoir e Lettres au Castor et à quelques autres (trad. it. Lettere al castoro). Nel 1990 sono stati pubblicati testi autobiografici sotto il titolo Ecrits de jeunesse (Scritti giovanili). Il crollo dei regimi marxisti e la condanna dell'ateismo di Stato conseguente agli eventi succedutisi in Europa dal 1989 hanno giustificato alcuni suoi ripensamenti sul marxismo e ridimensionato alcune sue affermazioni sull'esistenzialismo ateo.

Bibliografia

J. Jolivet, Sartre ou la théologie de l'absurde, Parigi, 1965; D. Desan, The Marxism of Jean-Paul Sartre, New York-Londra, 1968; S. Cavacicchi, L'ontologia di Jean-Paul Sartre, Milano, 1969; G. M. Pagano, Sartre e la dialettica, Milano, 1970; S. Moravia, Introduzione a Sartre, Bari, 1973; O. P. Faracovi, Sartre. Una battaglia politica, Firenze, 1974; R. Gutwirth, La phénoménologie de Jean-Paul Sartre, Parigi, 1975; A. Cohen-Solal, Sartre, Parigi, 1985; J. Colombel, Sartre, un homme en situations, Parigi, 1985; S. Dubrovsky, Autobiographiques. De Corneille à Sartre, Parigi, 1988; S. Teroni, L'idea e la forma. L'approdo di Sartre alla scrittura letteraria, Venezia, 1988; J. Gerassi, Sartre: Hated Conscience of His Century, Chicago, 1989.