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Pìramo

(greco Pýramos), eroe eponimo di un fiume della Cilicia, secondo la mitologia greca. Fu trasformato in fiume dopo essersi ucciso per aver creduta morta la sua amante Tisbe. Costei, a sua volta, uccisasi per disperazione, fu trasformata in sorgente. La vicenda, trascurata dagli scrittori antichi, ha assunto col tempo i caratteri della narrazione ovidiana. Piramo e Tisbe sono due giovani babilonesi che, costretti per l'opposizione dei genitori a parlarsi attraverso un foro del muro divisorio delle loro abitazioni, decidono di incontrarsi presso la tomba di Nino. Giunge prima Tisbe che, spaventata dalla vista di un leone, fugge lasciando cadere il velo, che la belva insanguinerà col muso ancora lordo dell'ultima preda. Piramo, alla vista del drappo, pensa che Tisbe sia stata sbranata dalle fiere e si uccide. Quando la fanciulla torna sul luogo dell'incontro e trova il corpo senza vita dell'amante, anch'ella si uccide. Il mito fu ripreso dal Marino in Piramo e Tisbe, da Shakespeare in A Midsummer Night's Dream e da Th. de Viau.

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