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Sant'Elpìdio a Mare

comune in provincia di Fermo, 251 m s.m., 50,38 km², 15.332 ab. (elpidiensi), patrono: sant’ Elpidio (1° settembre).

Cittadina su un colle che separa le valli del fiume Tenna e del torrente Ete Morto. Sorta nell'alto Medioevo, legò il suo sviluppo alla vicina abbazia benedettina di Santa Croce all'Ete. Si inserì presto nelle lotte con le città vicine; nel Trecento ebbe accesi contrasti con Fermo. Distrutta dai soldati di Rinaldo da Monteverde nel 1376, decadde e riacquistò una certa importanza solo nei sec. XVII-XVIII. § L'abitato è cinto quasi interamente da mura medievali con la torre Gerosolimitana (eretta nel sec. XIV dai Cavalieri di Malta) La collegiata, salvatasi dalla distruzione del 1376, conserva alcune monofore decorate in cotto e tele del Pomarancio e di Palma il Giovane. Il Palazzo Comunale, frutto della ricostruzione della città, custodisce opere di Vittore Crivelli. Da ricordare anche le chiese della Misericordia, di Sant'Agostino e di San Francesco, ricostruite nel Settecento. La chiesa di Santa Croce al Chienti (o all'Ete) è una costruzione databile al sec. IX. Di grande interesse l'archivio storico e il Museo della Calzatura, con esemplari italiani e stranieri dei sec. XIX-XX. § È importante centro calzaturiero e della lavorazione del cuoio e affermata località turistica balneare con notevoli ricettività e strutture. L'agricoltura produce cereali, ortaggi, frutta e uva da vino.

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