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Savāstivādin'

appartenenti a un indirizzo buddhista formatosi nel sec. III a. C. e così denominato dalla formula sarvam asti (tutto sussiste) con cui si affermava la sussistenza del tempo passato, presente e futuro, in vista dell'identificazione della personalità individuale e delle relative responsabilità. Tale identificazione costituiva il problema centrale dei teorici buddhisti dell'epoca. La soluzione dei Savastivadin apparve eterodossa e scismatica, così che l'imperatore Asoka condannò con tre editti la loro posizione. I Savastivadin si rifugiarono nel Kashmir, che poi divenne il centro di diffusione della loro forma buddhista, considerata un importante presupposto del buddhismo Māhāyana. Della letteratura canonica dei Savastivadin si hanno soltanto frammenti nel testo originario. Ci sono conservate, tuttavia, molte traduzioni in cinese e in tibetano.