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adàgio (avverbio e sostantivo)

avv. e sm. (superl. adagissimo) [sec. XV; a-+agio].

1) Avv., lentamente, piano: camminare, parlare adagio; con cura, con dolcezza: posai adagio il bicchiere sul tavolo; con cautela e prudenza: andiamo adagio con le promesse!; adagio!, escl. ellittica esortativa che comprende tutti i significati precedenti; analogo il proverbio: “Adagio Biagio”. Ripetuto ha valore di superl.: “Le belle sere d'estate che salivano adagio adagio come la nebbia” (Verga).

2) Sm., in musica, indicazione di movimento che prescrive un tempo moderatamente lento, tra il largo e l'andante. Anche il brano musicale da eseguirsi nel tempo corrispondente. Può trattarsi di un brano di sonata, di sinfonia, di quartetto per archi, di concerto (generalmente il secondo) oppure di una composizione a sé stante. Talora, abbinato a un altro brano, di solito di più ampie proporzioni, può avere il carattere di un'introduzione.

3) Nella danza accademica, il termine indica il brano di un balletto, generalmente un pas de deux o anche un a solo, cui corrisponde il momento culminante dell'azione. In esso sono spesso inseriti elementi di virtuosismo, da eseguire comunque con alto senso di misura. Famosi adagio sono quelli del Lac des cygnes e de La Belle au bois dormant, poemi coreografici realizzati rispettivamente da Ivanov (1872) e Petipa (1890) su musica di Čajkovskij. Con lo stesso termine si indica quel gruppo di esercizi eseguiti dagli allievi ballerini e destinati a perfezionare l'aplomb, l'equilibrio e la linea dei movimenti.

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