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amàlgama

sm. (antiq. anche sf.) (pl. -i) [sec. XVII; dal latino medievale amalgama, forse dal greco málagma, impasto, tramite l'arabo].

1) Denominazione delle leghe che si formano, in condizioni di temperatura ambiente e di pressione atmosferica, mettendo il mercurio a contatto con uno o più metalli, come oro, argento, zinco, cadmio, piombo, stagno; fanno eccezione i metalli dei gruppi del ferro, del platino e pochi altri (per questo il mercurio metallico viene solitamente conservato in bombole di ferro). Esistono, inoltre, amalgami naturali: per esempio l'arquesite del Cile e l'auroamalgama della Colombia. In relazione alla percentuale e alla solubilità dei metalli nel mercurio, gli amalgami possono essere allo stato solido o allo stato liquido; un lieve eccesso di mercurio rispetto al limite di solubilità del metallo dà luogo alla formazione di amalgami pastosi. Diverse sono le applicazioni degli amalgami: nell'industria della cloro-soda si utilizzano celle ad amalgami per separare, con metodi elettrolitici, il sodio; in odontoiatria complessi amalgami, che vengono ottenuti al momento dell'uso impastando una lega metallica in polvere (composta di argento, rame, zinco e stagno) con una quantità dosata di mercurio, sono impiegati per le otturazioni dentarie; infine gli amalgami di zinco sono impiegati nelle pile a secco per minimizzare l'attacco e quindi ridurre il consumo di zinco. Ormai abbandonati sono l'amalgamazione, sfruttata in passato nella metallurgia estrattiva dell'oro e dell'argento, e l'impiego di amalgami, in uso fino a tutto il sec. XVIII, per l'argentatura degli specchi. Quest'ultima consisteva nell'applicazione di un foglio di stagno sulla lastra di vetro, mediante mercurio.

2) Per estensione, miscuglio, impasto di elementi diversi (anche fig.): amalgama di sapori; un amalgama di contraddizioni.

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