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ambrosiano

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agg. [sec. XV; dal latino ecclesiastico ambrosiānus, da Ambrosíus, Ambrogio]. Relativo a Sant'Ambrogio, vescovo e patrono di Milano: rito, inno ambrosiano Per estensione, di Milano, milanese: Biblioteca Ambrosiana; “certa affannata curiosità di tipo ambrosiano” (Moretti); fare le cose all'ambrosiana, alla buona. Anche come sm.: gli ambrosiani sono noti per la loro laboriosità.

Canto ambrosiano

Canto liturgico che, introdotto da Sant'Ambrogio, si affermò nella Chiesa milanese a partire dal sec. VI. Nonostante la sua limitata diffusione è l'unico repertorio liturgico distinto da quello gregoriano che si sia interamente conservato nell'ambito della Chiesa cattolica e sia in uso ancor oggi. Sant'Ambrogio ha sicuramente portato un contributo alla creazione di questa liturgia con un primo nucleo di inni e di antifone (il resto del repertorio seguì nei secoli successivi, fino ai trentamila inni e sequenze medievali). Con gli inni, poesie di otto strofe di quattro tetrametri giambici ciascuna, che rispettano la struttura metrica quantitativa del verso classico e insieme presentano un andamento accentuativo che con tale struttura coincide (“Aetérne rérum cónditor”), Ambrogio introdusse la metrica classica nelle composizioni liturgiche, fino allora a ritmo libero come nella salmodia ebraica, determinando così l'innesto ufficiale della nuova religione sul tronco della cultura greco-romana. Questo tipo di inno ebbe larga diffusione; dei numerosi testi attribuiti a Sant'Ambrogio almeno quattro sono sicuramente suoi, secondo l'attendibile testimonianza di Sant'Agostino (Aeterne rerum conditor, Deus creator omnium, Iam surgit hora tertia, Veni redemptor gentium). In campo musicale, dove però è molto più problematica l'attribuzione ad Ambrogio delle musiche, tramandate da manoscritti non anteriori al sec. XII, la principale innovazione del vescovo milanese fu l'antifona, ovvero l'alternanza del canto fra due cori (un'ala maschile e una formata dalle donne e dai bambini), che si sostituì al canto responsoriale, alternato fra il coro e un solista. Di struttura profondamente melodica (si ricorreva, come negli inni, a tutte le note della scala), semplificata dall'eliminazione dei vocalizzi (iubilus) fino allora di prammatica, l'antifona presentava doti di particolare freschezza ed era accompagnata da una scarna salmodia, che Ambrogio volle sempre di facile accessibilità. Il canto ambrosiano esercitò la propria influenza sulla musica liturgica mozarabica (spagnola) e gallicana. Di esso si hanno oggi le seguenti edizioni ufficiali: l'Antiphonale Missarum (1935), il Liber Vesperalis (1939) e l'Officium et Missa pro defunctis (1939), curate da don G. M. Suñol utilizzando però un numero esiguo di manoscritti; per l'innario resta più consigliabile l'edizione Garbagnati (Milano, Palma, 1897), munita di un elementare apparato critico.

Liturgia ambrosiana

Liturgia delle cerimonie religiose che si conserva tuttora nella diocesi di Milano (a eccezione dei vicariati di Monza, Trezzo, Treviglio e delle chiese dei religiosi), in 55 parrocchie del canton Ticino, in 30 del Bergamasco e in alcune del Novarese. Sua caratteristica fondamentale è quella d'identificarsi, nel suo nucleo essenziale, con il rito romano antico; a esso si sono aggiunte nei vari secoli sovrastrutture orientali, gallicane e medievali. Le innovazioni introdotte da Sant'Ambrogio riguardano: la Vigilia (veglia di preghiera che precedeva la festa), organizzata da Sant'Ambrogio introducendovi il canto antifonato; l'Antifona; l'Inno, innovazione desunta da Sant'Ambrogio dagli eretici Ario e Apollinare e introdotta nella liturgia usando il tetrametro giambico a strofe di quattro versi e curando soprattutto il contenuto dogmatico. § Libri liturgici: A) Messale, contenente 236 prefazi, oltre a tutte le parti fisse e variabili della messa. I primi appartengono al sec. IX, mentre il Messale di Biasca e il Sacramentario Bergomense risalgono al sec. X. Dal 1594 al 1936 le edizioni ufficiali del Messale furono nove. B) Breviario, originariamente chiamato Manuale, conteneva la salmodia, le parti della messa recitate o cantate dal coro, rubriche varie (per l'amministrazione del battesimo, dell'estrema unzione, ecc.). Verso il 1500 venne eliminato tutto ciò che non riguardava l'ufficiatura. Il termine breviario compare per la prima volta nel 1443. Dal 1475 al 1902 le edizioni furono trentadue. C) Pontificale, in origine (sec. IX) contenente gli ordines per la consacrazione dei vescovi e dei sacerdoti, delle vedove e delle vergini, della chiesa e degli arredi sacri; benedizioni varie e la consacrazione degli oli sacri. Oggi il Pontificale ambrosiano contiene solo il rituale dei sacramenti e uno speciale cerimoniale per il duomo di Milano; per il resto è usato il Pontificale romano. D) Altri libri liturgici: il Collettario (rituale per le benedizioni con il SS. Sacramento), il Calendario, l'Antifonale, il Vesperale e il Processionale. § Anno liturgico: i grandi cicli sono uguali a quelli della liturgia romana. A) Ciclo di Natale: l'Avvento dura sei settimane. Dopo l'Epifania le domeniche a ciclo completo sono sei, ma se la Pasqua è bassa, se ne sopprime qualcuna intermedia; B) Quaresima: inizia con la prima domenica; sono abolite le feste dei santi, a eccezione di quelle di San Giuseppe e dell'Annunziata; nelle messe domenicali si recitano le litanie. Il ciclo si chiude con la Pasqua, le Rogazioni sono celebrate dopo l'Ascensione; C) ciclo pentecostale: le domeniche si uniformano per il numero alla data della Pasqua; dopo la Decollazione di San Giovanni Battista (29 agosto) seguono un massimo di cinque domeniche, che vanno fino all'Avvento; D) ciclo dei santi: il calendario ambrosiano contempla dodici feste della Madonna, tre degli Arcangeli, due degli Angeli Custodi. Gli Apostoli sono festeggiati soli o accoppiati. Tutti gli altri santi sono in prevalenza dei primi quattro secoli e arrivano al massimo al sec. XVII. § Colori liturgici: A) bianco, nelle feste del Signore (tranne la Circoncisione), della Vergine (tranne la Purificazione), delle Vergini e dei Confessori; B) rosso, dal sabato antecedente alla festa delle Palme al Venerdì Santo; nelle feste di Pentecoste, Corpus Domini e nelle domeniche da Pentecoste alla Dedicazione; nelle feste degli Apostoli, degli Evangelisti e dei Martiri; C) verde, nelle domeniche successive all'Epifania, alla Pasqua e alla Dedicazione; nelle feste degli abati; D) violaceo, nelle domeniche del tempo prequaresimale e quaresimale, nelle domeniche di Avvento, nelle vigilie dei Santi e nei funerali dei bambini; E) nero, nell'ufficiatura dei morti, nelle ferie di Quaresima e nelle litanie triduane. § Altare ambrosiano. L'altare deriva da quello basilicale ed è rivolto al popolo. Nella messa il Kyrie è recitato dopo il Gloria, il Credo dopo l'Offertorio, il Lavabo prima della preghiera Qui pridie; dopo l'Elevazione il sacerdote tiene le braccia stese; il Pater Noster si recita dopo la frazione dell'ostia. Indossando i sacri paramenti il sacerdote mette l'amitto sopra il camice, il diacono indossa la stola sopra la dalmatica. § Dopo Sant'Ambrogio i vescovi che s'interessarono alla liturgia ambrosiana furono San Simpliciano, San Lazzaro, Sant'Eusebio e Sant'Eugenio. Nel desiderio di unificare la liturgia del Sacro Romano Impero, Carlo Magno tentò, ma inutilmente, di abolire il rito ambrosiano né miglior successo ebbero i papi dal sec. XI. San Carlo Borromeo si oppose ai governatori spagnoli, che volevano imporre a Milano il rito romano e curò la revisione dei libri liturgici, in particolare il Rituale e il Messale. Il cardinal Federico Borromeo curò l'edizione di altri libri liturgici, quale il Cerimoniale. Grande interesse mostrarono per la liturgia ambrosiana gli arcivescovi Pozzobonelli, Romilli, Ferrari e Schuster.

Bibliografia (per la liturgia)

I. Schuster, La liturgia ambrosiana, in Storia di Milano, vol. I, pag. 445-461, Milano, 1953; L. Posdocimi, C. Alzati, La Chiesa ambrosiana. Profili di storia istituzionale e liturgica, Milano, 1980.

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