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circoncisióne

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Descrizione generale

sf. [sec. XIV; dal latino ecclesiastico circumcisio-onis]. Escissione chirurgica totale o parziale, che ha una precisa indicazione medica nella fimosi che non permette un agevole scorrimento del prepuzio sul glande. È un'operazione molto semplice che richiede solo un'anestesia locale nel lattante e nel bambino molto piccolo, quando la fimosi è congenita, e sono questi i casi più frequenti. Dopo i due anni l'intervento richiede una certa precisione perché un risultato buono, sia dal punto di vista estetico che funzionale, è indispensabile al corretto sviluppo psico-fisico del bambino. § Presso gli Ebrei l'antico rito iniziatico venne ad acquistare un valore gradualmente differente da quello originario: non più momento rituale che segna il passaggio dall'adolescenza alla maturità, ma sigillo dell'alleanza del popolo ebraico con Yahwèh (Genesi, XVII, 10). Parallelo a questo cambiamento di significato è anche lo spostamento della circoncisione dal periodo dell'adolescenza a otto giorni dalla nascita (Genesi, XVII, 12; Levitico, XII, 3). Questo significato sarebbe sorto e si sarebbe rafforzato soprattutto nel corso dell'esilio babilonese.

Etnologia

La circoncisione, che è elemento distintivo delle religioni ebraica e islamica come nell'antichità, stando alle nostre conoscenze, lo fu per l'egiziana che potrebbe averla trasmessa all'ebraismo, ha un'amplissima diffusione tra i popoli primitivi soprattutto in Africa e in Australia, ma anche in Oceania e in alcune parti dell'America. La diffusione sta a dimostrare l'antichità della pratica, le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Ciò rende difficile definirla in modo univoco, tanto più che ogni cultura l'ha interpretata o integrata a suo modo. Tuttavia, per inquadrare la circoncisione nella fenomenologia storico-religiosa, ci si può orientare su due punti di riferimento sufficientemente significativi: le pratiche di mutilazione o deformazione del corpo e i riti di iniziazione. Come “mutilazione”, il senso della circoncisione è nella capacità che le mutilazioni (o deformazioni) hanno di trasformare un essere naturale (quasi allo stato animalesco) in un essere culturale (un essere umano). La trasformazione, intesa come una specie di chirurgia plastica che dia al soggetto una nuova forma, si limita nella realtà a un simbolico intervento su una qualche parte del corpo (denti avulsi o limati, arti atrofizzati, cranio deformato, setto nasale, labbra e lobi auricolari forati, tagli, tatuaggi, ecc.). La parte prescelta è soggettivamente importante per ogni cultura in risposta al suo tentativo di individuare l'umano nel mondo extraumano della natura. Nel caso della circoncisione l'importanza è chiaramente attribuita alla funzione sessuale. A tale riguardo ricordiamo che alla circoncisione dei maschi si fa talvolta corrispondere un intervento cruento sul clitoride (clitoridectomia) per le femmine; gli interventi possono non limitarsi al prepuzio, ma a volte investono in altro modo gli organi sessuali, come nella subincisione (incisione del membro virile per tutta la sua lunghezza, dalla parte inferiore, fino a penetrare nel condotto seminale) o, persino, nell'asportazione di un testicolo. Il senso di tutto ciò potrebbe essere il raggiungimento di una sessualità umana culturalmente limitata, a partire da una sessualità naturale illimitata (bestiale). Come “rito d'iniziazione” la circoncisione determina l'inizio della nuova vita (“culturale”) del soggetto che, dopo la “trasformazione”, viene accolto in seno a una comunità umana. È appunto in occasione delle iniziazioni tribali (quelle cerimonie che segnano il passaggio degli adolescenti nella comunità degli adulti) che, presso i primitivi, viene praticata la circoncisione.

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