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competizióne

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Lessico

sf. [sec. XIX; dal latino tardo competitío-ōnis]. Gara, contrasto per il conseguimento di uno scopo, per la conquista di un primato e simili; concorrenza. In particolare, in biochimica, fenomeno per cui due molecole aventi simile struttura chimica competono per lo stesso sito di legame su un recettore o su un enzima.

Biologia

Concorrenza di due o più organismi per l'utilizzazione della stessa risorsa limitata, come il cibo, lo spazio, il partner, ecc. La competizione è un fattore primario che limita la distribuzione dei viventi, anche se questo non è sempre immediatamente evidente. Infatti, normalmente essa tende a ridurre il numero di specie o il numero di individui di una specie nei tempi lunghi, impedendo di distinguere i suoi effetti da quelli dovuti alla trasformazione dell'ambiente o alla predazione. La competizione avviene sia fra specie diverse (competizione interspecifica) sia fra individui della stessa specie (competizione intraspecifica). Il principio di Gause o di esclusione competitiva afferma che due specie con le medesime esigenze ecologiche non possono convivere. Talvolta una specie ne soppianta un'altra nello stesso habitat (sostituzione per competizione) o non riesce a insediarsi nello stesso habitat per via della presenza di un'altra (esclusione per competizione). La trasformazione di intere faune a opera della competizione ha lasciato una traccia nel popolamento di molte aree della Terra. Per esempio, con la formazione dell'istmo di Panamá ci fu un mescolamento delle faune nordamericane con quelle sudamericane, con l'effetto che le prime risultarono globalmente vincenti. In linea generale, comunque, le specie che entrano in competizione normalmente reagiscono con una modificazione della propria nicchia ecologica, in modo da raggiungere un equilibrio di convivenza in cui la rivalità è molto meno accentuata. La competizione appare pertanto come un importante fattore evolutivo. Dalla convivenza di molte specie diversificate deriva una maggiore stabilità dell'intera comunità, cioè una maggiore capacità di far fronte a sconvolgimenti causati dall'ingresso di nuovi colonizzatori. Nelle comunità stabili, le nicchie ecologiche delle diverse specie sono ben differenziate, cioè le attività delle specie che hanno un ruolo simile sono separate temporaneamente e talvolta spazialmente. La competizione intraspecifica determina lotte che nelle specie solitarie portano alla suddivisione spaziale dell'habitat (territorialità) fra i vari individui e alla monopolizzazione di risorse quali i siti di nidificazione, il cibo, le femmine, ecc.; nelle specie sociali portano alla formazione di gerarchie all'interno dei branchi, in cui il rango di ciascun individuo si riflette nella priorità di accesso alle medesime risorse, con molti gradi intermedi.

Etologia

Competizione dello sperma, teoria che interpreta la competizione sessuale, in termini di competizione fra gameti maschili per la fecondazione delle uova. Essa sposta il problema della competizione sessuale dal piano individuale a quello dei gameti: mentre la teoria tradizionale (darwiniana) vedeva la competizione sessuale essenzialmente come lotte fra i maschi per impadronirsi delle femmine o per difenderne la proprietà, questa teoria individua il perdurare della competizione sessuale dopo l'accoppiamento, quando gli attori non sono più i maschi ma i loro gameti. La competizione dello sperma ha luogo nei casi in cui gli spermatozoi restano vitali nelle vie femminili per un tempo relativamente lungo e in questo periodo le femmine possono accoppiarsi più di una volta. Se questo avviene, la paternità della loro progenie sarà condivisa fra tutti i maschi che si saranno accoppiati con la stessa femmina e il primo maschio, pur vincitore delle lotte per ottenere la femmina, ne avrà uno svantaggio. La competizione dello sperma ha pertanto rappresentato una forte pressione selettiva per l'acquisizione di due ordini di meccanismi: quelli volti a impedire la diminuzione della paternità, messi in atto dai maschi che si accoppiano per primi, e quelli volti a diminuire il successo riproduttivo dei primi, messi in atto dai maschi che si accoppiano successivamente. Sebbene l'analisi di molti gruppi animali mostri che la competizione dello sperma è un fenomeno molto diffuso, fra gli Insetti essa è certamente più sviluppata. I più comuni meccanismi per impedire che una femmina appena inseminata si riaccoppi sono le formazioni di tappi post-copulatori, che occludono le vie femminili e la guardia post-copulatoria, un controllo del maschio sulla femmina. Il più comune dei meccanismi volti ad annullare questi effetti è la rimozione dello sperma del maschio precedente da parte del successivo o il posizionamento del nuovo sperma in modo tale che sia il primo a fecondare le uova che verranno deposte.

Sociologia

Diverse sono le accezioni possibili di competizione sociale. Nei termini correnti nella letteratura sociologica, essa costituisce un comportamento – talvolta un atteggiamento – orientato al perseguimento di un determinato beneficio. Questo, configurandosi come “risorsa scarsa”, cioè non disponibile in forma illimitata, costituisce una posta in gioco fra due o più soggetti e implica un confronto e un vincitore. Se la competizione si svolge all'interno di regole (sistema normativo) e nel quadro di un comune riferimento a valori e modelli di comportamento, essa può essere gratificante in sé e assolvere a una funzione di integrazione sociale che esula dal suo esito vero e proprio. È questo il caso della competizione sportiva che – nel modello di civilizzazione suggerito da N. Elias – rappresenta un esempio di configurazione sociale (la competizione presuppone, cioè, una qualche cooperazione fra i contendenti e l'accettazione di un regolamento e di un arbitrato). Quando, viceversa, la competizione si sviluppa fuori di regole del gioco condivise, per il venir meno di rapporti fiduciari o per l'assoluta preminenza attribuita al risultato, essa può trasformarsi facilmente in conflitto.

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