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conflitto

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Lessico

sm. [sec. XIV; dal latino conflictus, urto, cozzo]. Combattimento fra eserciti; guerra: il secondo conflitto mondiale. Fig., aspro contrasto, opposizione: conflitto di opinioni; conflitto di interessi fra Stato e Regione; conflitto di sentimenti; conflitto di forze. In etologia, comportamento di conflitto, tendenza di un animale ad attuare due comportamenti contrastanti. In particolare, in etica, opposizione di doveri tra loro contrastanti; sul piano gnoseologico, opposizione di facoltà (per esempio ragione e istinto) o di tesi (per esempio antinomie kantiane).

Diritto

Il conflitto di attribuzioni sorge quando due autorità o enti pretendono di svolgere entrambi una determinata funzione. L'art. 134 della Costituzione stabilisce che la Corte Costituzionale giudica sui conflitti di attribuzione fra i “poteri” dello Stato e su quelli fra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni; gli art. 37 e seguenti della legge 11 marzo 1953, n. 87, stabiliscono che il conflitto tra i poteri dello Stato è risolto dalla Corte Costituzionale se insorge fra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà dei poteri cui appartengono e per la delimitazione della sfera di attribuzioni determinata per i vari poteri da norme costituzionali. La Corte Costituzionale risolve il conflitto sottoposto al suo esame dichiarando il potere al quale spettano le attribuzioni in contestazione e, dove sia stato emanato un atto viziato da incompetenza, lo annulla. Per quanto concerne i conflitti di attribuzione fra Stato e Regioni e fra Regioni, questa ipotesi si verifica se una Regione invade con un suo atto la sfera di competenza assegnata dalla Costituzione allo Stato ovvero ad altra Regione. In tal caso, lo Stato o la Regione rispettivamente interessata possono proporre ricorso alla Corte Costituzionale per il regolamento di competenza. Egualmente può produrre ricorso la Regione la cui sfera di competenza costituzionale sia invasa da un atto dello Stato. Il ricorso è proposto, per lo Stato, dal presidente del Consiglio dei ministri o da un ministro da lui delegato e, per la Regione, dal presidente della Giunta regionale in seguito a deliberazione della stessa. Il procedimento per la decisione sui conflitti che possono intercorrere fra Regioni è identico a quello per la decisione dei conflitti fra Stato e Regione. § Conflitti di competenza interni, in senso stretto, quelli che sorgono nell'ambito dello stesso ordine o potere (fra ministeri o fra giudici). Se il conflitto avviene tra due autorità indipendenti fra loro, la decisione è deferita al superiore comune; se riguarda invece due autorità, l'una subordinata all'altra, la decisione competerà a quella superiore. § Conflitti di giurisdizione, riguardano la stessa funzione, ma fra autorità di ordine diverso. La loro soluzione spetta alla Corte di Cassazione. § Conflitto d'interessi,può sorgere o tra soggetti pubblici nell'esercizio delle loro funzioni o in capo a un soggetto privato che intenda rivestire una carica pubblica ma che, una volta insediato, venendo a essere contemporaneamente titolare di due posizioni giuridiche che perseguono interessi in contrasto tra loro, potrebbe servirsi del potere decisionale derivantegli dalla carica a fini privati anziché pubblici. Nel primo caso il conflitto può sorgere fra Stato e Regione o tra Regione e Regione a seguito di una legge regionale che, a parere del governo, eccede la competenza della Regione o contrasta con gli interessi nazionali o con quelli di altre Regioni. Il governo la rinvia al Consiglio regionale entro 30 giorni e, se questo l'approva di nuovo, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, nei 15 giorni dalla comunicazione, può promuovere la questione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale, o quella di merito per contrasto di interessi davanti alle Camere. In caso di dubbio, la Corte decide di chi sia la competenza. Per quanto concerne il secondo caso, configurandosi nella vita pubblica italiana la concreta possibilità di una tale situazione, nel corso della XIII Legislatura (1996-2001) si è cercato, senza peraltro riuscirvi, di regolamentare, in particolare, la compatibilità tra la titolarità di una carica di governo e la detenzione di attività economiche a carattere imprenditoriale su larga scala, con particolare riferimento alla proprietà di mezzi di comunicazione e di informazione. Dei due disegni di legge presentati in Parlamento, il primo, esposto alla Camera, contempla tre strade percorribili per la risoluzione del conflitto di interessi: la rinuncia alla carica, la vendita dei beni, l'affidamento dei beni stessi a un cd. blind trust, un soggetto esterno che però, come insegna l'esperienza statunitense, è più idoneo alla gestione di patrimoni finanziari che alla direzione di imprese in piena attività. Il secondo disegno di legge, approvato dal Senato (febbraio 2001), prende spunto dal testo varato dalla Camera e prevede aspre sanzioni in caso di violazioni della disciplina e l'affidamento dei beni e delle attività incompatibili ad un gestore fiduciario scelto dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato (il cd. Antitrust) di concerto con la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB), anziché a un blind trust.

Psicologia

Presenza simultanea nello stesso individuo di più motivi che spingono verso comportamenti diversi e incompatibili. Il termine viene ampiamente usato in psicologia in diversi contesti teorici, dalla teoria dell'apprendimento alla psicanalisi, alla teoria del campo e così via, e spesso con significati abbastanza differenti. Secondo i teorici dell'apprendimento, se uno stimolo aumenta la probabilità di una data risposta, ogniqualvolta esso si presenti la risposta verrà attivata, anche se non sarà effettivamente data (nel qual caso si dirà che è stata elicitata). Il conflitto si può quindi definire come quella situazione in cui vengono attivate simultaneamente piùrisposte incompatibili reciprocamente e delle quali non più di una potrà quindi essere effettivamente presente. Secondo la psicanalisi, il conflitto può essere manifesto, quando si tratta di conflitto cosciente tra due esigenze contraddittorie, o latente, quando si tratta di un processo inconscio, nel quale energie istintuali tendono a esteriorizzarsi e sono controbilanciate dalle forze di controllo che tendono a impedirne la scarica all'esterno. In questo secondo caso possono insorgere diversi sintomi psichici. Secondo le teorie del campo, infine, e in particolare secondo il modello di K. Lewin, occorre distinguere tre tipi di conflitti: avvicinamento-avvicinamento, nel quale l'individuo è attratto da due mete che non sono perseguibili simultaneamente; avvicinamento-allontanamento, nel quale l'individuo è nello stesso tempo attratto e respinto dalla stessa meta; e infine allontanamento-allontanamento, nel quale l'individuo è simultaneamente respinto da due mete negative, ma nel quale l'allontanamento da una meta corrisponde all'avvicinamento all'altra.

Sociologia

Nelle scienze sociali il fattore caratterizzante il conflitto è dato dall'esistenza di un antagonismo sociale operante nella sfera di due o più gruppi. Antagonismo che può manifestarsi in una molteplicità di forme, da quella puramente simbolica sino all'uso della violenza. Nei casi estremi – esemplare è la situazione rivoluzionaria – il conflitto può concludersi con l'eliminazione di uno dei contendenti da parte dell'altro. Fra i tipi di conflitti sociale si possono comprendere il conflitto di classe, quello etnico o religioso, il conflitto economico. Per la sua evidente rilevanza nello studio del fenomeno politico e delle trasformazioni storico-istituzionali il conflitto è già al centro dell'attenzione di filosofi classici come J. Bodin e T. Hobbes, che nel Leviatano fa del conflitto la condizione primaria della vita sociale. Alla fine del XVIII secolo A. Ferguson anticipa una lettura sociologica del conflitto, che viene descritto come il principale fattore dinamico della convivenza sociale e come il più potente acceleratore del mutamento, contro ogni visione naturalistica della storia. Con K. Marx il significato rivoluzionario e innovativo del conflitto sociale viene collegato da un lato alla critica della filosofia idealistica – anche se la dialettica hegeliana fornisce lo schema concettuale del modello marxiano – e, dall'altro, ai caratteri della trasformazione concretamente indotta dai rapporti di produzione (rivoluzione industriale, impiego produttivo delle tecnologie, formazione di nuove classi antagonistiche). Il conflitto di classe esprime e comprende per intero l'antagonismo sociale fondamentale che oppone capitalisti e lavoratori salariati, ma è insieme lo strumento della sua risoluzione. In un ben diverso contesto culturale, la sociologia radicale statunitense (Th. Veblen) dei primi anni del secolo XX mutuerà da Marx l'attenzione privilegiata al conflitto come fattore primario del mutamento sociale, ma depurandolo del riferimento esclusivo alla lotta di classe. Si situa su questa linea un importante filone di ricerca, il cui epigono più recente può essere considerato il sociologo tedesco R. Dahrendorf, per il quale la classe si configura come uno dei molteplici gruppi d'interesse operanti all'interno della società industriale. La Scuola di Chicago e gli studiosi d'indirizzo struttural-funzionalistico (Ch. H. Cooley, R. E. Park) – osservando soprattutto le dinamiche della convivenza fra gruppi etnici diversi nella comunità urbana – adatteranno la nozione di conflitto ai caratteri di strumento dell'integrazione sociale. Strumento peraltro bisognoso di regole e controlli stringenti, pena la sua degenerazione nel comportamento deviante, secondol'assunto conservatore di T. Parsons. Al contrario, un sociologo europeo come G. Simmel aveva già a suo tempo negato che il conflitto potesse divenire di per sé elemento di disgregazione sociale, inaugurando una lettura critica che trova eco in M. Weber e persino in autori nordamericani di formazione funzionalistica, tra i quali R. K. Merton, L. A. Coser. Quest'ultimo, in particolare, sostiene l'insostituibilità del conflitto come veicolo di adeguamento dei rapporti di forza all'interno di un sistema sociale, come indicatore di crisi e strumento di elaborazione di nuove norme e valori (è semmai la rigidità della struttura sociale a determinare disgregazione e paralisi). Il tema dell'istituzionalizzazione e della regolazione del conflitto ritorna nei sociologi neosistemici (N. Luhmann), preoccupati di definirne gli ambiti di compatibilità sociale. Di segno radicalmente diverso l'approccio di A. Touraine, che analizza il conflitto diffuso e la sua qualità nuova (di conflitto culturale) nelle società neoindustriali.