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compromésso (sostantivo)

sm. [sec. XIII; dal latino compromissum].

1) Nel diritto romano, accordo tra due o più soggetti, allo scopo di affidare a un arbitro la soluzione di una questione controversa; a tale accordo si accompagna la contestuale conclusione di stipulazioni, mediante le quali i contendenti s'impegnano a pagare una penale nel caso non si attengano alla pronunzia dell'arbitro. Recepito nel diritto moderno, il compromesso non è possibile nelle liti in materia di lavoro, di previdenza e assistenza obbligatorie nonché nelle questioni di stato delle persone, di separazione personale dei coniugi e di scioglimento del matrimonio.

2) Contratto preliminare, per lo più di compravendita.

3) Accordo raggiunto fra due parti in seguito a reciproche concessioni, accomodamento, transazione: giungere a un compromesso; soluzione di compromesso. Frequente al fig., riferito a comportamento al di fuori di saldi principi morali, di posizioni nette, di rapporti leali: venire a un compromesso con la propria coscienza; “tu avresti sacrificato in un compromesso continuo entrambe le nostre vite” (Piovene); vivere di compromessi, evitando di fare una precisa scelta morale per non esporsi, destreggiandosi fra espedienti non sempre onesti. Per estensione, via di mezzo: “È un compromesso tra l'animale e la pianta” (Sbarbaro).

4) Ant., lett.: tenere, mettere in compromesso, a repentaglio.

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