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compromésso storico

strategia politica attuata in Italia negli anni Settanta del Novecento, volta a stabilire una solida collaborazione governativa fra i maggiori partiti popolari del Paese (DC e PCI innanzi tutto, ma anche PSI). La formula e la proposta furono coniate e lanciate dal segretario politico del PCI, Enrico Berlinguer, attraverso tre articoli apparsi su Rinascita tra il 28 settembre e il 9 ottobre 1973, all'indomani del golpe cileno. Traendo spunto dalle drammatiche vicende dello Stato sudamericano, Berlinguer sottolineava l'urgenza di arrivare a una nuova formula di governo capace di realizzare un programma di trasformazioni economiche e sociali con il consenso di una grandissima maggioranza della popolazione, ivi compresi i ceti medi. Questa proposta politica ha avuto, in parte, una sua attuazione all'indomani delle elezioni politiche del 1976 che videro una vittoria sia del PCI sia della DC. Si inaugurò, in quel periodo, una politica di “solidarietà nazionale” che vedeva i comunisti associati all'area governativa ma senza dirette responsabilità ministeriali. Anche se conseguì indubbi vantaggi sul piano del risanamento economico, questa politica, che dovette fare i conti con l'esplodere di una virulenta campagna terroristica e il riaprirsi di una vivace polemica tra i partiti, si tradusse però in un ridimensionamento del PCI, che pagava il prezzo dei provvedimenti impopolari, senza godere dei vantaggi di cui normalmente usufruiscono le forze che compongono realmente il governo. Sulla base di queste considerazioni, Berlinguer considerò esaurita la fase della “solidarietà nazionale” e di fatto superata anche la linea del “compromesso storico”, sostituita con la proposta di “Alternativa democratica”.