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concentrazióne

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Lessico

sf. [sec. XVI; da concentrare].

1) Il concentrare, il concentrarsi; concentramento: “L'unità della patria è la concentrazione di tutte le forze” (De Sanctis). Anche associazione, integrazione tra diverse unità produttive. Fig., attenzione tutta rivolta a un pensiero, a un'attività; raccoglimento, meditazione: profonda concentrazione interiore; stato di concentrazione; concentrazione negli studi.

2) Quantità di una generica sostanza presente in un sistema chimico-fisico. In particolare, per una soluzione, la quantità di soluto, espressa in volume, peso o numero di molecole, contenuta in una determinata quantità di soluzione o di solvente (vedi molalità, molarità, normalità, pH).

3) In metallurgia e nella tecnica mineraria, sinonimo di arricchimento per indicare l'insieme delle operazioni che portano ad aumentare la concentrazione di un minerale in una miscela solida liquida o gassosa. In particolare, è detta concentrazione a secco quella ottenuta separando da una miscela solida le sostanze indesiderate con metodi generalmente pneumatici, basati sulla differenza di peso specifico dei componenti della miscela.

4) Nella tecnologia alimentare, processo che permette di conservare inalterate per un periodo di tempo sostanze alimentari, eliminando da esse una certa quantità di acqua, in modo da creare un ambiente sfavorevole alla vita dei microrganismi. Si applica ad alimenti liquidi o a succhi ricavati da alcuni prodotti alimentari, in particolare pomodoro, latte, brodo; si ottiene così un concentrato che presenta una notevole diminuzione di volume e di peso rispetto al prodotto di partenza.

Ecologia

Quando una sostanza inquinante con un comportamento chimico analogo a quello di altre sostanze presenti in natura è rilasciata nell'ambiente, questa, in genere, viene diluita e dispersa. In molti casi, tuttavia, essa può concentrarsi negli organismi viventi nel passaggio da un anello all'altro della catena alimentare. Si definisce fattore di concentrazione il rapporto tra la quantità di sostanza di natura chimica presente in un organismo e la quantità dell'analoga sostanza naturale presente nell'ambiente; il fattore di concentrazione può essere anche usato per indicare il rapporto tra le concentrazioni di una stessa sostanza in due organismi appartenenti a differenti anelli di una stessa catena alimentare in un dato ecosistema. Il concetto di fattore di concentrazione si applica in particolare agli elementi radioattivi artificiali che, avendo comportamento chimico eguale agli isotopi stabili e ad altri elementi presenti in natura, possono sostituirli negli organismi vivent, raggiungendo livelli di concentrazione più alti rispetto a quelli dell'ambiente. Particolare importanza riveste il comportamento di alcuni elementi radioattivi presenti nelle scorie prodotte nei reattori nucleari a fissione (l'isotopo 90Sr, che si comporta come il calcio e tende a fissarsi nelle ossa, mentre l'isotopo 137Cs, che si comporta come il potassio e si distribuisce nella massa muscolare) e di alcune sostanze chimiche artificiali (per esempio, DDT) che si comportano in modo analogo a quello di sostanze organiche grasse (lipidi) e possono accumularsi nel tessuto adiposo. In caso di riassorbimento di questi tessuti (in seguito a dimagrimento), esse vengono rimesse in circolazione nel metabolismo corporeo e possono dare luogo a effetti patologici.

Economia

Per concentrazione economica si intendono tutte quelle forme di stretta associazione, collaborazione, integrazione tra diverse unità produttive allo scopo di meglio disciplinare le proprie attività, diminuire i costi di produzione, aumentare i profitti e assicurarsi migliori posizioni di mercato. Si conoscono vari tipi di concentrazione: industriali, bancarie, finanziarie e commerciali. Nell'approccio all'economia industriale elaborato da J. Bain nel corso degli anni Cinquanta del Novecento, la concentrazione risultava una caratteristica fondamentale per valutare la struttura di mercato di una particolare industria. A tal proposito, al fine di fornire una misura, è noto l'indice di Herfindahl, costruito come somma dei quadrati delle quote di mercato detenute dalle prime imprese appartenenti a una industria. Attraverso la concentrazione di imprese, si costituiscono monopoli od oligopoli. Si distinguono le concentrazioni verticali (o integrazioni verticali), in cui successive fasi del processo produttivo vengono concentrate nelle mani di un unico centro decisionale, dalle fusioni o concentrazioni orizzontali, in cui imprese concorrenti si fondono o più in generale decidono di coordinare unitariamente le loro attività economiche. Esempio del primo tipo di concentrazione è dato dalle imprese petrolifere che, oltre alla raffinazione del petrolio greggio, provvedono in proprio anche alla distribuzione di prodotti derivati; esempio del secondo tipo è dato dalle fusioni realizzatesi nel settore bancario (Banco Ambroveneto o Cassa di Risparmio di Roma-Banco di S. Spirito-Banco di Roma). Altro modo di realizzare concentrazioni, che non presuppone giuridicamente la nascita di una nuova entità indivisa, si ha mediante il controllo di maggioranza dei pacchetti azionari di società. Si assiste in tal modo al cosiddetto controllo “a cascata” di società anche se operanti in settori reciprocamente diversi, che danno vita al fenomeno dei gruppi industriali.

Statistica

Particolare aspetto della variabilità consistente nell'ineguale distribuzione della somma dei valori assunti da una certa grandezza fra gli elementi di un gruppo (per esempio della ricchezza o del reddito tra un certo numero di redditieri). La concentrazione è tanto più elevata quanto più l'ammontare totale del fenomeno si accentra in un piccolo numero di elementi: è massima quando l'ammontare globale si accentra in un solo elemento (e tutti gli altri sono nulli), nulla quando tale ammontare è uniformemente distribuito fra tutti gli elementi, cioè se a ciascuno degli n elementi compete 1/n dell'ammontare globale. Numerosi indici per misurare il grado di concentrazione di un fenomeno sono stati proposti da C. Gini, C. E. Bonferroni, M. de Vergottini: il più usato è il rapporto di concentrazione del Gini, indicato con il simbolo R e ottenuto rapportando la differenza media semplice (quale misura della variabilità effettiva del fenomeno) al doppio della media aritmetica dei valori del fenomeno (massimo teorico della differenza media semplice). Esso assume valore 1 nel caso di concentrazione massima e valore 0 nel caso di concentrazione nulla. La concentrazione di un fenomeno può essere inoltre rappresentata graficamente mediante la cosiddetta curva di Lorenz: "Per la curva di Lorenz vedi figura al lemma del 6° volume." in un diagramma cartesiano "La rappresentazione graficaè a pag. 121 del 7° volume." si riportano sull'asse delle ascisse le frequenze relative a W cumulate degli elementi fra cui il fenomeno è distribuito e sull'asse delle ordinate le corrispondenti frequenze dell'ammontare del fenomeno, z(W). La curva che si ottiene unendo i vertici delle ordinate sarà tanto più convessa quanto più il fenomeno è inegualmente distribuito, cioè concentrato; si adagerà sull'asse delle ascisse nel caso di concentrazione massima e coinciderà con la retta diagonale avente origine in O e termine al vertice dell'ordinata massima (retta di equidistribuzione) nel caso di concentrazione nulla. L'area compresa fra la curva di concentrazione e la retta di equidistribuzione è detta area di concentrazione.