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monopòlio

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Lessico

sm. [sec. XIV; dal latino monopolíum, dal greco monopolion, da mónos, solo, e pōléō, vendere].

1) Forma di mercato in cui un solo venditore offre un bene, di cui non esistono succedanei, a una molteplicità di acquirenti in concorrenza fra loro. Il prezzo verrà stabilito a un livello superiore rispetto al costo marginale, a motivo del potere di mercato del monopolista; ne consegue che la quantità venduta dal monopolista sarà inferiore a quella che potrebbe essere venduta se l'industria venisse organizzata in modo concorrenziale. Monopolio bilaterale, situazione in cui un monopolista produttore di un bene viene fronteggiato da un unico acquirente (monopsonista); monopolio successivo, situazione in cui si realizzano relazioni verticali tra monopolisti, per esempio quando un monopolista vende un fattore produttivo a un altro monopolista che trasforma il fattore produttivo e ne ottiene un prodotto finale.

2) L'ente che detiene l'esclusiva o comunque il pieno controllo del mercato: lottare contro i monopoli privati.

3) Fig., beneficio esclusivo, diritto riservato: la ricchezza del Paese è monopolio di pochi; la scienza deve essere monopolio di tutti.

Economia

Nella teoria economica l'analisi del monopolio è stata sviluppata soprattutto nell'ambito del marginalismo e sulle basi dello schema elaborato dal Cournot. Il monopolio è caratterizzato dal fatto che l'impresa che opera in tali condizioni, pur dominando il mercato, non può, al fine di massimizzare il profitto, influire contemporaneamente sul prezzo del prodotto e sulla quantità di esso da offrire. L'impresa, in altri termini, trovandosi di fronte a una curva di domanda data, immodificabile e in genere decrescente, dovrà vendere a un dato prezzo solo quella quantità che gli acquirenti sono disposti ad acquistare o, viceversa, offrire una certa quantità al prezzo che gli acquirenti sono disposti a pagare. Poiché tanto maggiore è la quantità offerta, e tanto più basso è il prezzo unitario, il monopolista per massimizzare il suo profitto estenderà la produzione fino a che il costo marginale eguaglierà il ricavo marginale. Quest'ultimo, a differenza di quanto avviene in un regime di concorrenza perfetta (in cui l'aumento dell'offerta può avvenire senza riduzione di prezzo), è però inferiore al prezzo di vendita. I monopoli possono essere creati da barriere legali, come nel caso dei monopoli di Stato che si riservano la produzione e, spesso, anche la vendita di beni e servizi, per esempio i tabacchi (monopoli fiscali), nonché la gestione di servizi a carattere sociale (monopolio sociale), oppure possono essere favoriti da determinate condizioni economiche. Quest'ultimo è il caso dei cosiddetti monopoli naturali caratterizzati da alti costi fissi e da bassi costi marginali; ragioni strategiche che conducano a cartelli o accordi collusivi possono altresì essere alla base di un monopolio. Se al monopolista fosse permesso di offrire lo stesso bene a prezzi diversi, fenomeno noto come discriminazione dei prezzi, egli potrebbe in questo modo aumentare ulteriormente l'utile, facendo pagare a ciascun consumatore il massimo che è disposto a pagare per ottenere il bene. Nel caso del monopolio di beni durevoli, si pone un interessante problema economico riguardo alla convenienza di vendere il bene o piuttosto di affittarlo; nel caso della vendita, il monopolista ha un incentivo a ridurre nel tempo il prezzo del bene per indurre la domanda residuale all'acquisto. Si realizza così il fenomeno noto come discriminazione intertemporale di prezzo. Vista l'inefficienza sociale che un monopolio determina per il fatto che il prezzo viene fissato a un livello superiore al costo marginale, in alcuni Paesi si è sviluppata una legislazione antitrust, volta a regolamentare e limitare la formazione di monopoli. In questo ambito, sono state elaborate delle regole empiriche per accertare quando una fusione orizzontale o un'integrazione verticale diano luogo a concentrazioni monopolistiche e debbano quindi essere vietate. In Italia la legge del 10 ottobre 1990, n. 287, ha istituito l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, organo indipendente preposto, sul piano nazionale, al controllo del rispetto delle regole della concorrenza. Essa vigila e autorizza le operazioni di concentrazione che non creano delle situazioni monopolistiche; reprime l'abuso delle posizioni economiche “dominanti” il mercato. Sul piano comunitario la stessa funzione viene svolta, dalla costituzione della CEE, dalla Commissione delle Comunità Europee (direzione generale IV).

Cenni storici

Il periodo di primo sviluppo dei monopoli fu quello ellenistico, che lo esercitò sull'olio, sul sale, sul papiro, sui prodotti della pesca, sulle miniere e sulle banche. Roma impose il suo primo monopolio sulla coniazione delle monete (sec. I d. C) e nel sec. IV lo estese al sale, al cinabro, ai prodotti minerari, ai servizi dei banditori, dei barbieri, dei calzolai, ecc. Nel Medioevo erano monopoli statali o privati (sotto forma di appalto o di concessione) la coniazione delle monete e la produzione e vendita del sale. Il sovrano poi distribuiva a suo arbitrio privilegi di carattere monopolistico nel settore produttivo, negli acquisti e nelle vendite. Un orientamento monopolistico assunsero in processo di tempo anche le corporazioni. Di carattere completamente privatistico furono i monopoli sorti a Genova nel sec. XIII e nel sec. XV a Firenze (esportazione dell'allume a opera dei Medici) e in Germania (tutta la produzione di rame dell'Europa centrale era nelle mani dei Fugger). Dalla fine del sec. XVI fino alla metà del sec. XVIII i monopoli prosperarono: lo Stato monopolizzò i tabacchi, la polvere da sparo, i prodotti chimici e altri prodotti di largo consumo; i privati si presero l'esclusiva delle merci coloniali, delle nuove attività industriali, dei trasporti, del credito: famosi furono i merchants adventurers, che in Inghilterra, Olanda e Francia formarono potenti privative. In Francia Colbert diede vita alle “manifatture reali”, che godettero di vasti privilegi e soprattutto del diritto di privativa limitatamente a una regione o a tutto il territorio nazionale. La dottrina economica del liberismo diede battaglia ai monopoli, che si dimostravano i nemici più accaniti contro l'introduzione di macchine nei vari settori produttivi. In Inghilterra, dove i monopoli privati erano quasi inesistenti, l'industria poté acquisire prontamente le nuove tecniche produttive, mentre la Francia, invasa da monopoli di ogni genere, subì un grave ritardo. Nel sec. XIX i monopoli privati erano in gran parte scomparsi, limitandosi al credito e ai servizi pubblici, ma sulla fine del secolo la forma monopolistica prevalse proprio in quell'area industriale che era sorta e si era sviluppata all'insegna del liberismo: trusts, cartelli, istituti finanziari costituirono presto pars magna del mercato, imponendo anche leggi protezionistiche e dilagando fuori dei propri Stati originari in potenti coalizioni internazionali; proprio per fronteggiare tale pericolo nei diversi Paesi vennero varate norme antitrust per limitare la costituzione di monopoli

Diritto

Il monopolio legale è quello nel quale per legge viene riservata a un soggetto una posizione di esclusività nell'esercizio di una determinata attività economica. L'art. 43 della Costituzione prevede che la legge, per fini di utilità generale, possa riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, a enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti, determinate imprese o categorie di imprese che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio e abbiano caratteristiche di preminente interesse generale. I monopoli legali possono essere di tipo fiscale o di tipo economico. Tra i primi sono da ricordare: il monopolio legale sulle pietre focaie e gli apparecchi di accensione (R.D.L. 2 febbraio 1922, n. 281), abrogato dal R.D.L. 26 febbraio 1930, n. 105; quello sulle banane (legge 2 dicembre 1935, n. 2085) e quello sui tabacchi (legge 17 luglio 1942, n. 907). Tra i monopoli di ordine economico i più importanti sono: quello sulle ferrovie (legge 22 aprile 1905, n. 137); quello dei trasporti aerei gestiti in regime di concessione (R.D. 18 ottobre 1923, n. 3176); quello sui servizi postali e di telecomunicazioni (R.D. 27 febbraio 1936, n. 645 e D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156); quello sul servizio di radiodiffusione (legge 3 aprile 1926, n. 695) e quello relativo ai servizi telefonici (decreto legge 6 giugno 1957, n. 374). Si deve rilevare che i monopoli legali sono quasi completamente scomparsi in quanto incompatibili con il mercato comune. Infatti l'art. 86 del Trattato CEE (ratificato con legge 14 ottobre 1957, n. 1203) stabilisce che gli Stati membri non possano emanare né mantenere, nei confronti delle imprese pubbliche e delle imprese cui riconoscono diritti speciali o esclusivi, alcuna misura contraria alle norme del Trattato stesso. Lo stesso articolo prevede inoltre che le imprese incaricate della gestione di servizi d'interesse economico generale o aventi carattere di monopolio fiscale sono sottoposte alle norme del Trattato CEE e in particolare alle regole di concorrenza, nei limiti in cui l'applicazione di tali norme non osti all'adempimento della specifica missione loro affidata. Altra norma del Trattato CEE impone il riordinamento dei monopoli nazionali che presentano un carattere commerciale in modo che venga esclusa qualsiasi discriminazione fra i cittadini degli Stati membri per quanto riguarda le condizioni relative all'approvvigionamento e agli sbocchi (art. 31 Trattato CEE). Non pochi sono i monopoli legali che sono stati aboliti: quello della vendita delle banane (legge 9 ottobre 1964, n. 986); quello della coltivazione dei tabacchi (D.L. 30 novembre 1970, n. 870), quello relativo al servizio pubblico radiotelevisivo (decreto legge 20 ottobre 1984, n. 694). D'altro canto si è proceduto in forza dell'art. 43 della Costituzione, con legge 6 dicembre 1962, n. 1643, a costituire il monopolio della produzione e distribuzione dell'energia elettrica – per mezzo della nazionalizzazione delle imprese elettriche e l'istituzione dell'ENEL –e, successivamente, con decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, a liberalizzare le attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica.Due sono i problemi giuridici che derivano da una situazione di monopolio: la necessità che tutti possano fruire dei beni-servizi prodotti in regime di monopolio legale; la necessità di evitare discriminazioni tra i consumatori e gli utenti a causa dell'applicazione di tariffe differenziate. Per ovviare a ciò la legge impone a chi esercita un'impresa in condizione di monopolio legale l'obbligo di contrattare con chiunque richieda le prestazioni che formano oggetto dell'impresa, osservando comunque la parità di trattamento (art. 2597 Codice Civile).