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decùbito

sm. [sec. XVII; dal latino tardo decubítus-us].

1) Atteggiamento assunto dal corpo umano nel letto. Il decubito si dice indifferente quando la posizione è assunta volontariamente, obbligato quando la posizione è imposta da malattia. Il decubito obbligato può essere: supino per situazioni dolorose vertebrali, processi infiammatori acuti peritoneali, malattie febbrili; ortopnoico, frequente nello scompenso cardiaco congestizio di tipo sinistro: il paziente sta seduto sul letto con le gambe penzoloni e si appoggia con le braccia alla sponda del letto per favorire la respirazione; prono (coliche addominali); laterale (nella pleurite acuta fibrinosa sul lato sano, nella pleurite essudativa dal lato con versamento); decubito preferito, quando il malato tende ad assumere spontaneamente nel letto una posizione che porta sollievo e spesso attenuazione di un dolore (decubito antalgico). Un tipo particolare di decubito è il decubito a cane di fucile, proprio delle sindromi meningee: si tratta di un decubito obbligato laterale in cui il capo è esteso sul tronco, le cosce flesse sull'addome e le gambe flesse sulle cosce; tale posizione tende a ridurre lo stiramento delle radici dei nervi spinali lombosacrali.

2) Decubito o piaga da decubito, lesione che compare, in genere, sui punti di maggiore pressione (regione sacrale) in malati costretti a letto per lungo tempo. Il decubito inizia con rossore della cute e dolore, quindi compaiono bolle che infine si rompono e danno luogo a un'escara nerastra e in seguito a un'ulcera che può approfondirsi fino all'osso.

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