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esperiènza

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Lessico

sf. [sec. XIII; dal latino experientía, da experīri, sperimentare].

1) Acquisizione di dati conoscitivi su parte della realtà: non ho esperienza di questo lavoro; giudicare in base alla propria esperienza; parlare per esperienza, per diretta e personale conoscenza; fare esperienza di una cosa, sperimentarla. Per estensione, pratica della vita; insieme di capacità e cognizioni acquisite nel corso della vita: un uomo di grande esperienza, un giovane senza esperienza.

2) Nella scienza e nella tecnica, riproduzione materiale (detta anche esperimento) di un fenomeno, opportunamente scelto, atto allo studio, qualitativo o quantitativo, di determinate relazioni di causa/effetto (o di correlazioni statistiche) fra grandezze diverse. Di queste, alcune agiscono sul sistema oggetto dell'esperienza (grandezze causa), altre esprimono la risposta del sistema alle grandezze precedenti (grandezze effetto). Con lo stesso scopo, l'esperienza può anche consistere nell'influenzare con opportuni agenti esterni lo svolgersi di determinati fenomeni naturali. In entrambi i casi caratteristiche fondamentali che rendono valida l'esperienza sono la sua ripetibilità e la sua dimensione intersoggettiva. Grande importanza ha assunto dal punto di vista della fisica contemporanea l'esperienza ideale, che permette di esemplificare e di trattare analiticamente le implicazioni o le conseguenze di una teoria, usando modelli semplici e direttamente intuibili.

3) Negli animali, manifestazioni di esperienza si hanno nei comportamenti appresi. Pertanto sono in grado di immagazzinare esperienza solo gli animali che possiedono un sistema nervoso centrale ben organizzato. Esperienza precoce. Affinché il comportamento di un animale si sviluppi in modo normale, alcune esperienze effettuate in età precoce, in particolare il contatto con la madre e più generalmente con i propri simili, il gioco, ecc. svolgono un ruolo determinante (imprinting).

Filosofia

Esercizio delle facoltà intellettuali atte a fornire alla mente conoscenze valide. In questo senso l'esperienza può essere esterna, se fondata sulla percezione; interna, quando s'identifica con la coscienza. Come tale essa si caratterizza in opposizione alla memoria, all'immaginazione, alle facoltà di elaborazione e alla ragione. Aristotele così parla dell'esperienza: “Dalla sensazione si sviluppa ciò che chiamiamo ricordo, dal ricordo ripetuto di un medesimo oggetto nasce l'esperienza; ricordi che sono numericamente molteplici costituiscono una sola esperienza”. Ruggero Bacone opinava che solo dall'esperienza potessero derivare conoscenze certe; Ockham identificava l'esperienza con la conoscenza intuitiva di ciò che è presente ai sensi e all'intelletto; Galilei e Leonardo, pur da prospettive diverse, affermavano insufficienti agli effetti dell'esperienza sensazioni e percezioni senza il ragionamento; Locke identificava l'esperienza con la sensazione (o intuizione dell'esterno) oppure con la riflessione (o intuizione dell'interno); Hume risolse l'esperienza in un complesso di impressioni separate e prive di relazioni reali negando la possibilità di formulare giudizi universalmente e necessariamente validi e riportando le leggi di natura nella sfera del probabile. Contro l'analisi humiana Kant invece giunse a rivendicare alla conoscenza questa capacità, mostrando come l'esperienza sia una sintesi di un molteplice sensibile dato (materia) e delle categorie dell'intelletto (forma) a opera del soggetto conoscitivo universale unificante. Alla concezione kantiana si sono poi riferiti polemicamente l'idealismo assoluto e la filosofia della scienza nei suoi ultimi sviluppi. L'idealismo assoluto negò il presupposto di una molteplicità sensibile data, sforzandosi di derivare dal soggetto universale (divenuto, da unificante, creatore) sia la forma, sia la materia dell'esperienza. La filosofia della scienza invece si avvicinò nuovamente a Hume, negando la possibilità di giudizi sintetici a priori e risolvendo l'intera conoscenza umana in tautologie e giudizi empirici; vedi neopositivismo e linguaggio (in filosofia). Contro la concezione humiana dell'esperienza reagirono però ancora il pragmatismo e il neorealismo, insistendo sulla complessità originaria dell'esperienza e cercando di mostrare come in essa siano presenti quelle relazioni che Hume aveva negato e che secondo Kant e gli idealisti assoluti sarebbero introdotte in essa dal soggetto conoscente che le produce.

Psicologia

Errore dell'esperienza, errore metodologico, segnalato dallo psicologo tedesco W. Köhler, consistente nell'attribuire alla configurazione degli stimoli che giungono all'organismo le stesse caratteristiche proprie dell'esperienza sensoriale che ne abbiamo. Si contrappone al classico “errore dello stimolo”, consistente nel confondere la conoscenza delle condizioni fisiche della stimolazione con l'esperienza che ne abbiamo.