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flagèllo

sm. [sec. XIII; dal latino flagellum, dim. di flagrum, frusta, sferza].

1) Frusta, sferza composta di funicelle con nodi, oppure di strisce di cuoio con palline metalliche all'estremità, usata anticamente come strumento di supplizio o di penitenza: dare, darsi il flagello; per estensione, il supplizio o la penitenza stessi. Fig., grave tormento, tribolazione, sciagura: il flagello della malaria nelle campagne; il flagello della guerra; in particolare, di persona, che è fonte di rovina: Attila fu chiamato il flagello di Dio; iperb. o scherzoso: quel bambino è un vero flagello in casa. Anche severo censore dei vizi altrui: Pietro Aretino è detto il flagello dei principi.

2) Ciascuna delle appendici filamentose e mobili dei Protozoi Flagellati con prevalente funzione locomotoria. La struttura del flagello, fondamentalmente simile a quella del ciglio, consta di una guaina che riveste nove coppie di microtubuli disposte intorno a una coppia centrale. Sono provviste di flagello anche le cellule batteriche e alcune cellule dei Metazoi (per esempio gli spermatozoi).

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