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gónna

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Lessico

sf. [sec. XIV; latino tardo gunna]. Parte integrante e distintiva dell'abito femminile che ricopre il corpo dalla vita in giù. Può essere cucita al corpetto o staccata e viene detta anche sottana.

Cenni storici

Nell'antichità e nel Medioevo il termine gonna (più esattamente gonnella) definiva una sopravveste o tunica portata indifferentemente da uomini e donne; solo nel sec. XV passò a designare la parte inferiore della veste, rimanendo nell'uso anche maschile (quasi sempre più corta) fino a metà del sec. XVI. Nel sec. XVII la gonna divenne indumento solo femminile e da allora variò continuamente in ampiezza (più o meno arricciata, con volume spostato sui fianchi, sul dietro, ripartito equamente) e nella forma (a cono, a ruota), sostenuta dal guardinfante o dalla crinolina, modificata da imbottiture (sellino, cul de Paris) , da guarnizioni (volants, pizzi, drappeggi, ricami, bordure), ecc. Spesso era aperta nel mezzo-davanti o rialzata lateralmente a mostrare la ricca sottoveste; l'attaccatura della vita si alzò e si abbassò, scese a punta sul davanti. La lunghezza si spostò di poco, scoprendo tutt'al più la caviglia o allungandosi dietro nello strascico; solo tra il 1909 e il 1913 la gonna cominciò ad accorciarsi in modo deciso: prima fino a metà polpaccio e poi (nel 1923) appena sopra il ginocchio . Da allora le variazioni della lunghezza dettate dalla moda sono state innumerevoli, con momenti salienti nel new-look (24 cm da terra) di Christian Dior (1947), nella minigonna (1966-67), nella maxigonna (1969).

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