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meccanicismo

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Lessico

sm. [sec. XVIII; da meccanica].

1) Dottrina che spiega i fatti naturali con la combinazione dei movimenti esterni dei corpi nello spazio.

2) Carattere di un lavoro o di un'attività affidati completamente a macchine e meccanismi.

3) Carattere di un'attività che si svolga in modo schematico, senza originalità e spontaneità.

Filosofia

Il concetto di meccanicismo si estende alla struttura del reale in sé e ritrova la sua prima espressione compiuta nell'atomismo democriteo; si diffonde e sviluppa soprattutto a cominciare dal sec. XVII in concomitanza con le scoperte della fisica. La visione dell'universo come grande macchina, in cui tutto è regolato da relazioni causali (urti come impulsi di movimento) ed è negato ogni ordine finalistico, è propria di molti pensatori dell'epoca: Cartesio spiega così i fenomeni della res extensa (ponendo appunto il movimento per urto, o impulso meccanico, a loro base); il panteismo di Spinoza e più ancora il materialismo di Hobbes sono espressioni dell'estensione del meccanicismo a spiegazione metafisica generale. Al meccanicismo propriamente detto si oppone la scuola leibniziana, che vi sostituisce una prospettiva dinamicistica, fondata sul concetto di forza, e inserisce la spiegazione rigorosamente scientifica dei fenomeni in un quadro di metafisica spiritualistica. In vario modo le dottrine richiamantisi al newtonismo, abbandonata la teoria degli urti, si orientarono verso ipotesi meno materialistiche, come appare chiaramente nell'opera del giovane Kant, mentre il meccanicismo classico s'identificava sempre più strettamente con il materialismo e diveniva una componente di sistemi come quello di d'Holbach. Nel sec. XIX il meccanicismo, pur modificato dall'accoglimento delle scoperte newtoniane, continuò a persistere nell'ambito del positivismo come programma d'interpretazione globale non finalistica della natura sulla base di leggi di movimento elementari universali. La fisica del sec. XX, soprattutto la teoria quantistica, ha contribuito tuttavia a rendere improponibile questo quadro, spezzando altresì il legame rigido tra spiegazione scientifica e visione generale o metafisica del cosmo, facendo delle ipotesi esplicative della fisica puri modelli d'interpretazione di determinati fenomeni, senza pretendere di spiegare con essi la struttura della realtà in sé.

Biologia

Concezione secondo la quale i fenomeni della vita sono riducibili a fenomeni fisici e chimici non dissimili da quelli che si manifestano nel mondo non vivente e sono, come in questo, retti da rapporti di causalità. Sebbene già rintracciabile nell'atomismo democriteo, il meccanicismo biologico venne fondato, dal punto di vista del metodo e dei contenuti, da Cartesio. Il suo programma di ridurre la biologia a scienza meccanica trovò immediata applicazione da un lato nella fisiologia e nella patologia degli iatrofisici e in alcune forme del materialismo settecentesco, dall'altro, e ben più diffusamente, nella biologia ortodossa (concezione meccanicistico-creazionistica). Nell'Ottocento, abbandonate le ormai inadeguate analogie tra organismo e prodotti della tecnica, il meccanicismo biologico, soprattutto in Germania, si richiamò al metodo sperimentale e ai principi teorici della fisica. Nei primi decenni del sec. XX, il meccanicismo biologico si presentò da un lato come uno sviluppo del darwinismo, dall'altro come la trattazione fisico-chimica dei processi osservabili in laboratorio. La prima forma è legata a una concezione storica e materialistica della natura, la seconda, apparentemente più neutrale, è aperta a filosofie di tipo idealistico o spiritualistico.

Bibliografia

S. Sambursky, The Physical World of the Greeks, Londra, 1956; E. J. Dijksterhuis, Il meccanicismo e l'immagine del mondo dai presocratici a Newton, Milano, 1980.

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