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mozaràbico

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Lessico

agg. (pl. m. -ci). Dei Mozarabi, relativo ai Mozarabi: cultura mozarabica; come sm., la lingua ibero-romanza parlata dai Mozarabi. Per estensione, riferito a forme della liturgia cristiana spagnola, che, nella prassi seguita dai Mozarabi, acquistarono alcuni caratteri costanti e definitivi.

Linguistica

In mancanza di fonti dirette, si ha del mozarabico una conoscenza solo frammentaria costituita soprattutto dai vocaboli che gli scrittori arabi menzionano nelle loro opere (specialmente in trattati di medicina, botanica, agricoltura e nei canzonieri) o che appaiono nei glossari arabo-spagnoli; altri elementi si possono ricavare dalla toponomastica. È ormai unanimemente riconosciuto che il mozarabico fu il principale veicolo attraverso il quale molti vocaboli arabi penetrarono nelle altre lingue ibero-romanze. Le principali caratteristiche del mozarabico sono: frequente caduta delle vocali finali per influsso arabo (lop, spagnolo, specie lobo, lupo), c->ch avanti e, i (chento, spagnolo, specie ciento, cento), s->š (šol, spagnolo, specie sol, sole), frequente conservazione di f- (forca, spagnolo, specie horca, forca) e delle consonanti sorde intervocaliche (marito, spagnolo, specie marido, marito).

Arte

Viene definita stile mozarabico la produzione artistica dei cristiani, rimasti tali dopo la conquista araba della Spagna meridionale e di quelli che, emigrando verso il nord dopo la riconquista cristiana, portarono con sé l'eco della cultura arabo-musulmana, assorbita durante la convivenza. Lo stile mozarabico è databile tra la fine del sec. IX e la prima metà dell'XI e le sue caratteristiche principali, in architettura, nella miniatura e nelle arti decorative, sono riconoscibili in una pluralità di tendenze dovute alla complessità degli influssi in esso convergenti: dalla tradizione visigotico-cristiana, presente nelle piante e nelle strutture degli edifici, ai suggerimenti arabo-islamici, evidenti nell'uso di archi a ferro di cavallo e polilobati, o nelle decorazioni islamizzanti di lontana origine sassanide. Tra gli esempi che vanno ricordati oltre alle chiese di S. Miguel de Escalada e Santiago de Penalba (León), si possono citare: Santa Maria de Melque (Toledo), Santa Maria de Lebena (Santander), San Millán de la Cogolla (Burgos), San Cebrian de Mazote (Valladolid), San Miguel de Celanova (Orense), Santa Cristina de Barriosuso (Burgos), Santa Maria de Wamba (Valladolid), San Tomás de las Ollas (León), San Qirze de Pedret (Barcellona), Santa Maria de Marquet (Barcellona), Tábara (Zamora), San Julian de Boada (Gerona), San Miguel de Olérdola (Barcellona), San Miguel de Cuixa (nei Pirenei francesi), San Baudelio de Berlanga (Soria). "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 359-365" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 359-365"

Liturgia: il rito mozarabico

Antica liturgia spagnola, sostituita definitivamente da quella romana alla fine del sec. XI, per ordine del papa Gregorio VII , ma conservata fino al sec. XVI in alcune parrocchie di Toledo e attualmente in una cappella della cattedrale della stessa città. Il rito mozarabico risale all'epoca visigotica (sec. V) sulla base di alcuni elementi romani, con forti influenze orientali. Notevole impulso alla restaurazione e all'arricchimento del rito mozarabico diedero gli arcivescovi di Toledo. Le fonti letterarie del rito mozarabico sono: Sacramentario di Toledo (sec. XI), Orazionale di Verona (sec. VII-VIII), Liber ordinum (sec. XI), Antifonario di León (sec. IX-X). Il cardinale Jimenes de Cisneros fece pubblicare il Messale (1500) e il Breviario (1502) mozarabici.

Liturgia: il canto mozarabico

Usato nel Medioevo dalla Chiesa cristiana di Spagna. Insieme al canto gregoriano (destinato a prevalere in tutto il mondo occidentale), al canto ambrosiano e al canto gallicano costituisce una delle principali partizioni del canto cristiano d'Occidente. La denominazione, come quella, sinonimica, di canto visigotico, è alquanto impropria, in quanto la sua origine risale almeno al sec. IV e il suo sviluppo proseguì sino alla seconda metà del sec. XI, quando il rito romano fu imposto alla cristianità spagnola. Pochissime melodie del canto mozarabico sono note, poiché la maggioranza di esse è pervenuta in una notazione adiastematica della quale non è ancora stata trovata la chiave per la decifrazione. Caratteristiche generali del canto mozarabico sembrano essere una ricca esuberanza melismatica e un ampio uso della tecnica responsoriale, legata alla larga partecipazione dei fedeli al rito.