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ossidiana

sf. [sec. XIX; dal latino obsidiāna, variante errata di obsiāna, dal nome di un Obsius, che Plinio indica quale scopritore del minerale in Etiopia]. Roccia effusiva prevalentemente o del tutto vetrosa, e pertanto indicata anche come vetro vulcanico , che si forma per rapido raffreddamento di lave di composizione variabile. Data la mancanza di minerali riconoscibili, solo l'analisi chimica o la misura dell'indice di rifrazione possono permettere la classificazione petrografica delle ossidiane, che si esprime col ricorso a idonei aggettivi: si hanno così ossidiane liparitiche, trachitiche, dacitiche, andesitiche e basaltiche. Le più diffuse presentano una composizione acida, analoga a quella dei porfidi quarziferi. Le ossidiane, per lo più di colore nerastro, mostrano frattura concoide e bordi taglienti. Le ossidiane più antiche, in seguito a un lento processo di ricristallizzazione, presentano una struttura criptocristallina o addirittura microcristallina. § Fin dal Neolitico antico, l'ossidiana è stata utilizzata, in tutto il bacino del Mediterraneo, per la fabbricazione di utensili particolarmente belli e taglienti che costituivano l'oggetto di scambi, anche a lunga distanza; le analisi fisico-chimiche hanno permesso di accertare come le fonti di materia prima più importanti fossero, in quest'area, le isole Lipari, Monte Arci in Sardegna, e l'isola greca di Melos. In epoche più tarde, l'ossidiana viene utilizzata per la fabbricazione di elaborati oggetti d'ornamento o di impiego rituale, tipici di civiltà statali come l'Egitto o, nel Nuovo Mondo, l'impero atzeco.

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