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pig trade

loc. inglese (propr., commercio dei porci) designante il traffico semi-schiavistico di manodopera cinese, reclutata anche mediante il rapimento, che fu ampiamente attuato per circa un ventennio (dalla fine degli anni Quaranta agli anni Settanta del sec. XIX) in Cina dalle principali potenze imperialistiche occidentali: tale traffico, avviato illegalmente e nonostante le proteste del governo imperiale, si dirigeva, principalmente, verso i possedimenti spagnoli e portoghesi, l'Australia e la California, cui forniva la manodopera sostitutiva di quella schiavistica nelle miniere, nelle grosse proprietà, nelle piantagioni. Nel 1854 i rappresentanti di Inghilterra, Francia e Stati Uniti, avanzando una richiesta di revisione del Trattato di Nanchino, ne chiesero, addirittura, la legalizzazione. Le violente proteste popolari che ne seguirono e la presa di posizione contraria del governo cinese determinarono il trasferimento del traffico suddetto nella colonia portoghese di Macao.