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possibilismo

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Lessico

agg. e sm. [sec. XX; da possibilista]. L'atteggiamento dei possibilisti.

Geografia

Corrente di pensiero, sviluppatasi in Francia a partire dagli inizi del sec. XX, sotto la guida di P. Vidal de la Blache, la quale, opponendosi al determinismo, attribuiva per la prima volta all'uomo decise capacità di interagire con l'ambiente fisico, anche modificandone taluni caratteri e comunque orientandone l'utilizzazione alle finalità del gruppo sociale, in base alla cultura e alla tecnologia possedute da quest'ultimo. Concetto fondamentale del possibilismo geografico è il genere di vita, inteso come “il complesso di abitudini e di concezioni organizzate e sistematiche” attraverso cui un gruppo umano regola autonomamente il proprio rapporto con il territorio, in forme tali da assicurare una gestione equilibrata delle risorse. Attraverso il genere di vita, pertanto, si imprimerebbe sul territorio stesso un'impronta originale e irripetibile, costituente il paesaggio. Il termine possibilismo fu coniato da L. Febvre, mentre sviluppi concettuali profondi si devono – fra gli altri – a M. Sorre e, in Italia, a R. Almagià e L. Gambi. Un progressivo superamento dello storicismo possibilista è intervenuto, dopo la metà del secolo, con la transizione al funzionalismo.

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