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Lessico

sf. [da progettare]. Atto ed effetto del progettare; preparazione di un progetto.In particolare, sintesi, effettuata mediante un'idonea strumentazione, di tutti gli aspetti costitutivi e formali di cui si compone un'opera da realizzare (complessi edilizi, impianti, ecc.) allo scopo di predeterminarne, in modo sintetico e trasmissibile, i momenti di formazione e di esecuzione. § Progettazione grafica, attività tecnica, estetica, organizzativa con la quale i diversi elementi dello stampato (di contenuto e di forma) vengono coordinati al fine di giungere alla realizzazione dello stampato stesso. L'aspetto più impegnativo della progettazione è l'impaginazione, che rappresenta la struttura grafica dello stampato e che permette di procedere materialmente alla sua realizzazione; in tal senso il progettista deve coordinare il contenuto scritto dello stampato con quello illustrativo in funzione degli scopi cui è destinato. Per progettazione assistita dall'elaboratore vedi CAD (Computer Aided Design).

Cenni storici

All'interno della fase progettuale – che costituisce un tramite tra vari problemi, dati culturali ed esigenze da una parte e la loro organicaespressione dall'altra – si calano di solito tutti i requisiti e i significati che dovrebbero poi prendere sostanza nella fase esecutiva; per questo motivo il progetto può essere talvolta più significativo della realizzazione, nella quale per varie cause possono rimanere falsate le idee originarie, quando addirittura la realizzazione non venga a mancare. L'analisi dunque di un progetto riveste un altissimo livello conoscitivo, sia perché rivelatrice del rapporto di un'opera con la volontà dell'autore e con quelle della committenza, sia perché in esso sono riconoscibili i vari momenti attraverso i quali i dati oggettivi, le istanze programmatiche, i caratteri culturali del problema vanno assumendo una configurazione precisa mediante la rappresentazione grafica, che si identifica di solito col disegno. Di progettazione in senso moderno si può parlare solo dal Quattrocento in poi: è infatti nel Rinascimento, con la sua rigorosa proposizione di controllo razionale del visivo, che nasce la progettazione intesa come fase organizzativa volta a prefigurare globalmente un prodotto. Tipicamente rinascimentale è poi anche la concezione della progettazione come processo autonomo scisso dalla pratica realizzativa, ben differente dunque dalla prassi dell'antichità e del Medioevo in cui la definizione progettuale non andava oltre una serie di indicazioni, che venivano poi integrate dalla pratica di cantiere, e dove quindi le fasi progettuali e realizzative di un'opera non potevano essere separate. Il profondo rivolgimento operato da F. Brunelleschi con la riorganizzazione del lavoro nel cantiere di S. Maria del Fiore a Firenze può considerarsi il punto di partenza del nuovo modo di concepire la progettazione, in cui l'intellettuale evoca a sé ogni responsabilità di ideazione e gestione dell'opera esautorando le maestranze. Nel Cinquecento, con il crollo delle illusioni umanistiche per un controllo razionale dell'ambiente, la scissione tra progettazione ed esecuzione si accentuò e molti artisti approdarono a una progettazione intesa come unico campo residuo di azione. Da allora l'alterno rapporto fra progettazione e realizzazione è continuato fino a noi, sempre più sottoposto a condizionamenti dalla realtà storica atti a favorire od ostacolare la produzione intellettuale. La pratica progettuale sia in campo architettonico sia in quelli dell'ingegneria e dell'urbanistica ha registrato fondamentali mutamenti con la cultura illuministica del Settecento e con l'ingresso prepotente delle nuove tecniche costruttive e dei nuovi materiali a seguito della rivoluzione industriale. Il Movimento Moderno in architettura e la nascita dell'urbanistica come disciplina, all'inizio del sec. XX, hanno apportato ulteriori radicali trasformazioni nella progettazione, nella duplice direzione di una sempre più capillare divisione del lavoro per il proliferare di nuovi campi di specializzazione e di una più rigorosa aderenza politica e ideologica alle istanze imposte dall'odierna rapida trasformazione della società e dell'ambiente.

G. C. Argan, Progetto e destino, Torino, 1958; N. Pevsner, Pioneers of Modern Design, Harmondsworth, 1960; P. Portoghesi, Metodi di progettazione nella storia dell'architettura, Roma, 1960; idem, L'architettura moderna e il design. Da William Morris alla Bauhaus, Torino, 1969; C. Dardi, Il gioco sapiente, Padova, 1971; M. Tafuri, Progetto e Utopia, Bari, 1973; G. Ammendola, Uomini e case, Bari, 1990.