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rabdomanzìa

sf. [sec. XIX; dal greco tardo rhabdomantéia, da rhábdos, verga, e mantéia, divinazione]. Arte divinatoria intesa a scoprire falde acquifere, vene metallifere, giacimenti petroliferi, oggetti nascosti nel sottosuolo, necropoli, ecc.; si pratica per mezzo di una bacchetta (a forma di Y), la quale, attraverso la mediazione del corpo del rabdomante, che la impugna con entrambe le mani alla biforcazione, riceve vibrazioni sconosciute emesse da corpi e sostanze. La rabdomanzia fu conosciuta e praticata in tutto il mondo antico e risale probabilmente al 3000 a. C. (Cina, Egitto e in seguito Grecia e Roma). Una trattazione sistematica della materia fu redatta dall'abate L. de Vallemont nella sua opera: La fisica occulta o Trattato della bacchetta divinatoria (1693). Oggi la rabdomanzia si può identificare con la radioestesia. § Sotto questo nome vengono, più o meno arbitrariamente, indicate varie forme divinatorie in cui si usa un bastone o una verga. Oltre all'uso tradizionale, in alcune culture il bastone è lanciato in aria e dalla posizione e dal modo di ricaduta si desume la risposta divinatoria (soprattutto in Asia), oppure è tenuto dall'indovino che, strusciandone l'estremità su una superficie piana, trae il segno divinatorio dalle eventuali impuntature (Africa), o ancora lo si tira a sorte da un mazzo di bastoncini differenziati. Sembra che l'uso del bastone derivi da quello delle frecce (belomanzia), le quali, a scopo divinatorio, sono adoperate in modi analoghi.

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