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radiatóre

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Lessico

sm. [sec. XX; da radiare¹, sul modello del francese radiateur].

1) In generale, qualunque corpo atto a emettere radiazioni (elettromagnetiche, corpuscolari, ecc.). In particolare, nella tecnologia nucleare, materiale usato nella misura dell'energia dei raggi gamma per la sua proprietà di emettere elettroni per effetto fotoelettronico e per effetto Compton se attraversato da raggi gamma.

2) In ottica, in senso lato, denominazione di un qualunque generatore di energia raggiante, ossia di onde elettromagnetiche; un radiatore è chiamato puramente termico quando l'energia raggiante proviene da trasformazione di energia termica (irraggiamento). È quindi un radiatore qualunque corpo a temperatura superiore a 0 K. In pratica hanno interesse un numero limitato di radiatori per i quali l'energia raggiante ha caratteristiche particolari (arco, scintilla, scarica in gas rarefatto, filamento incandescente, corpo incandescente). Un particolare radiatore è il radiatore integrale o corpo nero.

3) Scambiatore di calore che consente di dissipare nell'aria ambiente il calore prodotto da un fluido circolante nel suo interno oppure dovuto al funzionamento di un'apparecchiatura disposta sul o entro il radiatore stesso.

Tecnica

Nella tecnica i due maggiori campi di impiego dei radiatori sono il riscaldamento di locali e il raffreddamento di motori a combustione interna. I radiatori per riscaldamento sono percorsi dal fluido vettore di calore e riscaldano l'ambiente per irraggiamento e per conduzione dell'aria che ne viene a contatto; essi pertanto devono essere esposti a vista. Sono dotati di valvole in bronzo che ne consentono una certa regolazione e di valvoline di sfiato. Costruttivamente si possono individuare tre categorie: radiatori a gruppi di colonne appiattite, affiancate tra loro (elementi) e intercomunicanti; radiatori a piastra radiante in acciaio percorsa da un tubo interno a serpentina; radiatori a tubi alettati, affiancati e comunicanti fra loro, provvisti di alettature calettate in acciaio, rame, alluminio. Il calore trasmesso è proporzionale, a parità di tutti gli altri fattori, alla superficie di scambio; ciò determina sia le dimensioni sia il numero di elementi di ciascun radiatore. I radiatori per raffreddamento dei motori a combustione interna consentono lo scambio di calore tra liquido di refrigerazione caldo in uscita dal motore e l'aria ambiente, forzata a percorrere appositi passaggi nel pacco radiante tramite ventola. Il flusso di liquido può essere verticale od orizzontale; quest'ultimo è stato adottato nelle autovetture con i radiatori cosiddetti tropicali, per il progressivo ridursi delle sezioni frontali causa l'imporsi di linee sempre più filanti per le carrozzerie. La struttura del radiatore, che deve realizzare la massima superficie di scambio tra aria e acqua, può essere a nido d'api, a tubicini e a quinconce. Per poter operare a temperature più alte di quelle di ebollizione dell'acqua il circuito è mantenuto in pressione. I radiatori sono pertanto stagni e dotati di un tappo con valvola di sfiato tarata e di un vaso di espansione per consentire la dilatazione del liquido e la disaerazione in fase di riempimento; tale vaso può essere in pressione (nourrice) o comunicante con il radiatore tramite valvole. Sono inoltre dotati di valvola termostatica che li esclude ogni volta che il motore abbia una temperatura abbastanza bassa. Vi sono radiatori di raffreddamento anche per l'olio, posti in serie al circuito di lubrificazione per motori a carter secco o in parallelo per autovetture sportive con motori in serie, e infine radiatori-scambiatori acqua-olio, adottati su motori Diesel e Wankel, che presentano il vantaggio di una più uniforme distribuzione di temperatura. Nel campo dell'elettronica alcuni componenti tendono a scaldarsi troppo nel funzionamento e sono pertanto montati a contatto metallico con sorte di gabbie dette radiatori che ne asportano il calore per conduzione. Nell'accezione più ampia, anche se non generale, di irradiatore di calore, si chiama radiatore anche l'elemento che irraggia nello spazio l'eccesso di energia non utilizzato in turbina nei razzi a ioni.

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