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razzìa

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Lessico

sf. [sec. XIX; dall'arabo d'Algeria ghāziyya, dal classico ghazwa, incursione].

1) Spedizione armata eseguita allo scopo di privare il nemico di risorse, specialmente di viveri; scorreria. Per estensione, furto, ruberia, specialmente di animali: far razzia di pecore.

2) Per analogia, polvere insetticida (in origine, nome commerciale).

Etnologia

La razzia non rappresenta una forma di guerra in quanto viene attuata solo in caso di necessità al fine di procurarsi, con il furto e con l'astuzia, quei beni dei quali un gruppo è privo, comprese le donne. La razzia si effettua generalmente di notte e di sorpresa al fine di evitare spargimenti di sangue e viene portata a termine dagli uomini più abili della tribù; se scoperti, i razziatori preferiscono la fuga o il risarcimento del danno provocato; per consuetudine, chi uccide casualmente durante una razzia paga la pena del taglione o altra ammenda concordata senza conseguenze per la propria tribù. Per influsso degli Arabi e degli Europei, la razzia, effettuata spesso per procacciare schiavi, ha assunto aspetti cruenti scatenando faide tribali.

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