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rosóne

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Lessico

sm. [sec. XVI; accr. di ròsa].

1) Finestra circolare costituita dalla disposizione a raggiera di vari elementi compositivi (per esempio colonnine) raccordati da archetti, posta generalmente al centro della facciata di una chiesa (ma presente talvolta anche nelle absidi, nei campanili, nelle cupole).

2) Fregio tipografico che si pone per lo più alla fine dei capitoli.

Arte

Derivato probabilmente dalle finestre a oculo di certe basiliche paleocristiane, il rosone trovò il suo maggior sviluppo nell'architettura romanica, soprattutto padana (S. Zeno a Verona, duomo di Parma, duomo di Modena) e pugliese (cattedrali di Ruvo e di Troia), e successivamente in quella gotica, con aumento delle dimensioni e della ricchezza decorativa: particolarmente notevoli gli esempi del gotico francese (cattedrali di Reims, Rouen e Amiens) che raggiungono anche i 13 m di diametro. Nel Rinascimento il rosone fu impiegato più raramente, con valore chiaroscurale (cappella Colleoni di Bergamo), e scomparve quasi totalmente in epoca barocca.

Ciclo dei rosoni

Nome convenzionale dato a un gruppo di vasi etrusco-corinzi prodotti in gran parte a Vulci e databili soprattutto dal 580 al 550 a. C. I motivi pittorici più comuni sono i fregi di animali con i riempitivi a forma di grandi rosette. Solo un cratere del Louvre, attribuito al cosiddetto Pittore dei Rosoni (il maestro più antico della serie) presenta figurazioni del mito di Ercole.

Media

Rosone