Questo sito contribuisce alla audience di

Èrcole (mitologia)

Guarda l'indice

Mitologia

(latino Hercŭles). Nome latino dell'eroe greco Eracle, figlio di Alcmena e di Zeus, noto per la sua eccezionale forza. Per antonomasia, il termine è entrato nel linguaggio comune col significato fig. di uomo forte e possente: si sente un Ercole(o ercole); come tale è stato acquisito dal linguaggio circense (del music-hall e delle fiere) a indicare l'atleta che si produce in esercizi di forza. Conosciute fin dall'antichità (Milone di Crotone; le “forze d'Ercole”, cioè piramidi di oltre 30 uomini nella Venezia dei dogi) e in auge nel circo dalla seconda metà dell'Ottocento, le più spettacolari esibizioni consistono nel sollevamento di pesi eccezionali (il tedesco G. Lettle, con il peso record di 8 quintali, e il francese Apollon), nella lotta con belve feroci (E. Sandow), nel fermare con le mani guantate la palla sparata da un cannone (l'italiano Alessandrini e l'olandese Holtum), nello spezzare catene con la dilatazione del torace, nel trascinare con un cavo tenuto serrato dai denti torpedoni, vetture, ecc. (A.-J. le Gall).

Il mito in Grecia

Educato dal centauro Chirone e da vari altri personaggi mitici, quali Lino, Castore, ecc., Ercole fu trascinato dalla sua folle ira a diverse colpe, fra cui notissima l'uccisione della moglie Megara e dei figli; dovette espiare tale misfatto rimanendo al servizio di Euristeo, re di Tirinto, per 12 anni. Euristeo, indotto da Era che voleva perseguitare in Ercole il prodotto dell'amore adulterino di Zeus, gli impose imprese impossibili, le famose “12 fatiche”. Secondo la tradizione più diffusa, esse sono: l'uccisione dell'invulnerabile leone di Nemea (che egli soffocò e della cui pelle si fece un mantello col quale è solitamente raffigurato), dell'idra di Lerna, del cinghiale di Erimanto; la cattura della favolosa cerva del Cerineo, dalle corna d'oro e dai piedi di rame; lo sterminio dei mostruosi uccelli che infestavano la palude di Stinfalo; la cattura del toro cretese; la ripulitura delle stalle di Augia, un re d'Elide che possedeva tremila buoi ai quali non faceva mai cambiare lo strame (Ercole deviò il fiume Alfeo portandone le acque nelle stalle di Augia); la punizione di Diomede, re tracio che nutriva di carne umana i suoi cavalli; la conquista del cinto d'Ippolita, regina delle Amazzoni; la cattura dei giganteschi buoi di Gerione, re delle Baleari; la conquista dei pomi d'oro che nascevano nel giardino delle Esperidi; e infine la cattura di Cerbero, il cane posto a guardia degli Inferi. Ercole morì gettandosi in un rogo per sfuggire alle sofferenze di un magico camice intriso di sangue che sua moglie Deianira gli aveva fatto indossare. Alla morte fu trasformato in un dio. Il suo culto si diffuse in varie religioni dell'area mediterranea.

Il mito a Roma

A Roma era venerato come un dio e gli era dedicato uno dei culti più antichi, quello dell'Ara Massima. Originariamente il culto era affidato alle famiglie dei Potizi e dei Pinari. Al Circo Massimo sorgeva il tempio a Ercole Invitto, la cui festa ricorreva il 12 agosto, seguita il giorno dopo da quella del tempio di Ercole presso la porta Trigemina. Un altro noto tempio di Ercole sorgeva presso il Circo Flaminio: era stato fondato nel 180 a. C. e in seguito accolse anche un culto delle Muse. Intorno a lui fiorirono molte leggende, la più nota delle quali fu quella della sua lotta con Caco: tornando dall'uccisione di Gerione, Ercole passò per il luogo dove sarebbe sorta Roma e là venne derubato della mandria dal mostruoso Caco; Ercole lo uccise ed edificò sul luogo un'ara a Juppiter Inventor. Come eroe prototipico, Ercole concentrava in sé tutti i tratti mitici e culturali della condizione eroica: la nascita divina, l'educazione, l'espiazione di una colpa, la fondazione di città, la morte violenta. Le imprese “impossibili” di Ercole connotarono la sua capacità di salvare gli uomini nelle circostanze più difficili; la morte sul rogo, segnando una via eroica per il superamento della condizione umana, diede una dimensione oltremondana all'idea della salvezza, donde l'arte funeraria del mondo antico lo assunse a simbolo dell'immortalità; l'aspetto ascetico della vita eroica fu invece sottolineato dalle filosofie cinica e stoica che proposero Ercole come un modello di virtù.

Iconografia

L'iconografia di Ercole trova definizione soprattutto a partire dal sec. VI a. C. e dura, con poche varianti, fino alla tarda età romana. L'eroe viene raffigurato nudo, sia barbato sia imberbe, con il capo e il torso avvolti nella pelle del leone nemeo, armato di clava, arco e talvolta anche di spada : in tale aspetto Ercole è rappresentato mentre compie le famose dodici fatiche o partecipa ad altre vittoriose imprese. Comuni anche le raffigurazioni di Ercole bambino o dell'eroe che, al termine della vita gloriosa, viene accolto dagli dei nell'Olimpo. Tra le statue isolate la più celebre è il cosiddetto Ercole Farnese del Museo di Napoli, copia da originale lisippeo. Tra le raffigurazioni delle imprese vanno ricordate soprattutto le dodici metope del tempio di Zeus a Olimpia, le metope del tempio C di Selinunte e del santuario del Sele, i mosaici della Villa di Piazza Armerina e la vasta serie di rappresentazioni della pittura vascolare, bronzetti, gemme, sarcofagi, pitture murali, monete, ecc .

Il personaggio nelle opere teatrali

Nella tragedia classica il personaggio fu utilizzato per la folle gelosia della moglie Deianira che lo conduce a morte (Trachinie di Sofocle ed Ercole Eteo di Seneca) e per la pazzia che lo porta a massacrare i figli (Ercole furente nelle due versioni di Euripide e di Seneca), ma fu anche, nell'Alcesti di Euripide, come deus ex machina bonario e leggermente ridicolo. Questo aspetto grottesco appare sottolineato soprattutto negli Uccelli e nelle Rane di Aristofane. Il personaggio è stato riesumato anche in epoca moderna, in opere quali il trattato Los doce trabajos de Hércules (1417) di E. de Villena, il poema Ercole (1557) di G. Giraldi Cinzio, la tragedia Hercule mourant (1634) di J. Rotrou. Nel campo della musica è da ricordare l'oratorio Eracles (1745) di Händel.