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tricomonìasi

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Lessico

sf. [dal genere Trichomonas]. In medicina, denominazione generica di processi patologici sostenuti da specie del genere Trichomonas. Nell'uomo le due forme principali di tricomoniasi sono quella dell'intestino, sostenuta da Trichomonas hominis e quella vaginale, sostenuta da Trichomonas vaginalis. La prima è un'infezione del colon caratterizzata da episodi diarroici più o meno intensi che si risolvono spontaneamente senza alcuna terapia. Il contagio (mani, cibi, bevande) è frequente, data la diffusione del protozoo. La tricomoniasi vaginale è un'infezione genitale estremamente diffusa nella donna e anche nell'uomo, nel quale provoca uretriti in genere non sintomatiche. Fonte di contagio è il rapporto sessuale e il sintomo predominante è la leucorrea (perdite bianco-giallastre), accompagnata o meno da prurito e, nelle forme croniche, da dolenzia al sacro e da dolore durante i rapporti. La terapia locale e sistemica con metronidazolo deve essere estesa a entrambi i partner.

Veterinaria

Tra gli animali domestici, la tricomoniasi da Trichomonas foetus può assumere talvolta carattere enzootico diminuendo seriamente il potere riproduttivo dei maschi e delle femmine. La tricomoniasi da Trichomonas gallinae colpisce specialmente i piccioni e si trasmette con l'ingestione di acqua e alimenti infetti. Nella forma acuta, la malattia presenta una sintomatologia generica, abbattimento, inappetenza e provoca la morte del soggetto nell'arco di 24-48 ore. Il Trichomonas gallinarum agisce sul tratto digerente inferiore di tacchini, polli, piccioni, ecc. Gli animali adulti sono i più resistenti alla malattia mentre quelli giovani vanno soggetti a una mortalità molto elevata.

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