Le Pen, Jean-Marie

uomo politico francese (La Trinité-sur-Mer, Morbihan, 1928). Arruolatosi nel 1954 nella Legione Straniera, ha combattuto come paracadutista nelle guerre coloniali francesi contro l'Indocina e l'Algeria. Nel 1956 ha iniziato l'attività politica ed è stato eletto deputato nelle file del Partito Qualunquista di Pierre Poujade. Ma, deluso dalla linea poujadista, progressivamente affine a quella dei gollisti, ha deciso di fondare nel 1972 un partito dalla fisionomia più radicale in senso nazionalista e con forti richiami al tradizionalismo cattolico: il Fronte Nazionale (FN). Il suo impegno politico si è orientato, con atteggiamenti spesso xenofobi, verso la lotta all'immigrazione, in particolare contro quella nordafricana, ritenuta fonte di criminalità e soprattutto causa principale della crescita della disoccupazione tra i Francesi. Violentemente ostile verso il processo di integrazione europea, a metà degli anni Ottanta Le Pen ha ottenuto le prime affermazioni elettorali, raggiungendo il 14% alle presidenziali del 1988. Dopo l'ulteriore affermazione elettorale, raggiunta al primo turno delle presidenziali del 1995 (15%), ha dovuto far fronte nel 1998 al trauma della scissione della parte del FN legata a Bruno Mégret, teorico della “terza via” alternativa a liberalismo e socialismo. Dopo la scissione, le sue linee programmatiche in campo economico si sono orientate verso tesi sostanzialmente liberiste, nel tentativo di conquistare più consensi tra i moderati. Nel 2002 Le Pen ha conquistato, a scapito del candidato socialista Lionel Jospin, il secondo turno delle presidenziali con il 17%, risultando poi sconfitto al ballottaggio dal gollista Jacques Chirac. Ricandidatosi nel 2007 è stato escluso al primo turno.

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