arca

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sf. [sec. XIII; latino arca].

1) Antica denominazione del cassone, con particolare riferimento al tipo lungamente usato in Spagna fin dal periodo gotico, caratterizzato dalla ricca decorazione a intaglio, intarsio o pittura, estesa anche al lato interno del coperchio ribaltabile. Per estensione, lett., cofano, scrigno. Fig., depositario, ricettacolo: un'arca di cultura, di virtù.

2) Tipo di sepoltura a sarcofago di grandi dimensioni, normalmente con copertura a doppio spiovente, già presente nelle catacombe romane e nell'arte ravennate. In seguito le arche furono poste all'interno delle chiese e assunsero forme monumentali, con ricca decorazione scultorea (arca di S. Pietro Martire in S. Eustorgio a Milano, di Giovanni di Balduccio). Particolare importanza hanno le arche del periodo tardo-gotico nell'Italia settentrionale: il sarcofago, eretto su colonne o pilastri, è spesso sormontato dalla figura del defunto, o da una statua equestre (arca di Bernabò Visconti, di Bonino da Campione; Milano, Museo del Castello Sforzesco), ed è coperto da una struttura a volta o a ciborio, dato l'uso di collocare le arche all'esterno delle chiese o nei chiostri e nelle piazze (arca dei glossatori presso S. Francesco e S. Domenico a Bologna; arca degli Scaligeri a Verona). Per estensione, sepolcro, tomba in genere: “La breve arca bianca nella quale posa il capo di lei” (Beltramelli).

3) Oggetto che in alcune religioni antiche assume significati diversi. Nel mito del babilonese Utnapishtim, questi, avvisato da Ea, si costruisce un'arca o nave per salvarsi dal diluvio che Enlil sta per mandare sulla Terra; in questo caso l'arca ha lo stesso significato dell'Arca di Noè. Nei misteri di Eleusi gli epopti (grado supremo degli iniziati) erano ammessi a vedere le cose contenute “nell'arca”, mentre un ierofante ne spiegava la natura e il significato. Gli oggetti (che ispiravano un reverenziale rispetto) erano probabilmente gli stessi che Demetra aveva usato nell'inaugurare i misteri: dove è evidente l'analogia con l'Arca dell'Alleanza, venerata dagli Ebrei. Nell'uno e nell'altro caso esse soddisfacevano al bisogno di possedere la presenza visibile del dio.