Lessico

sm. [sec. XIII; dal latino exercítus-us, da exercēre, esercitare]. Insieme degli uomini e dei mezzi che costituiscono le forze terrestri di un Paese. Fig., un gran numero, una grande quantità di persone, animali o cose: un esercito di gente; un esercito di formiche; l'esercito di Cristo, la Chiesa militante; esercito celeste, insieme degli angeli e dei beati; Esercito della salvezza; Esercito Italiano.

Cenni storici: l'antico Oriente

La costituzione di forze militari organicamente strutturate a salvaguardia degli interessi collettivi e delle istituzioni si manifesta nell'antichità con lo sviluppo delle grandi civiltà urbane formatesi sui grandi fiumi dell'Asia anteriore, dell'India e della Cina. Più che di eserciti veri e propri, si trattò all'inizio di piccoli corpi militari di provata fedeltà, scelti per proteggere il sovrano e difendere il palazzo reale. Altre forze militari avevano la funzione specifica di reclutare e quindi di vigilare i contingenti umani impiegati per le grandi opere di urbanizzazione e di costruzione. L'organizzazione dell'esercito per guidare in battaglia grandi masse d'uomini tecnicamente preparati si perfezionò nel corso dei secoli con la continua introduzione di strategie e tecniche di guerra, determinate spesso dall'impiego di nuove armi e di nuovi mezzi tattici. Nel corso del II millennio a. C. le invasioni e le migrazioni indeuropee sconvolsero il tradizionale ordinamento militare dell'antico Oriente per l'introduzione del leggero carro da combattimento a due ruote (sul quale trovavano posto l'auriga e un guerriero) tirato da veloci cavalli. In quest'area il cavallo trovò ampio impiego (coincidendo nel tempo con il vasto uso delle più robuste armi in ferro) in quella perfetta potenza militare che fu l'Impero assiro, la cui forza maggiore era affidata alla mobilità tattica della cavalleria e il cui esercito, straordinariamente sorretto dai servizi logistici, divenne, con il tempo, permanente. La potenza assira anticipò quella persiana, basata su un esercito imponente, che vantava una partecipazione permanente e preferenziale della guardia reale. In caso di guerra, ogni suddito, armato a proprie spese, accorreva alla leva generale, concorrendo alla formazione di un esercito sterminato. Nella tradizione militare dell'esercito indiano rimase invece preponderante l'impiego degli elefanti, sostituiti dai cavalli soltanto dopo la conquista musulmana. La cavalleria svolse un ruolo determinante anche nel riordinamento e rinnovamento dell'esercito cinese, che con la creazione dell'impero degli Han sostituì il pesante carro da guerra con il cavallo. Tuttavia le tradizioni militari cinesi sono relativamente modeste rispetto alle dimensioni storiche. Infatti, non furono molte le guerre intese come scontro armato di potenze paritetiche. Gli eserciti cinesi, nei periodi di unità politica, agirono prevalentemente contro le diverse tribù nomadi che premevano continuamente alle frontiere e contro le forze ribelli interne (altrettanto si può dire per la storia militare del Giappone, dove tuttavia, a differenza della Cina, il mestiere delle armi era un'ambiziosa aspirazione della ricca nobiltà terriera in quanto l'aristocrazia militare fu per molti secoli la classe dirigente del Paese). Una coerenza di tradizione ebbe in Cina l'esercito di frontiera, i cui contingenti erano in parte mobilitati con servizio obbligatorio e in parte con truppe mercenarie.

Cenni storici: l'età omerica

Nell'età omerica il nerbo dell'esercito, la cui composizione peraltro non appare chiaramente definita, era costituito dal re e dai nobili che combattevano sul carro da guerra ed erano probabilmente gli unici ad avere una vera armatura e un opportuno equipaggiamento. La scomparsa delle monarchie e, soprattutto, la decadenza dei privilegi dell'aristocrazia in concomitanza col grande fenomeno della colonizzazione (sec. VIII-VII a. C.) produssero un radicale mutamento nella costituzione dell'esercito: scomparve il carro da guerra, diminuì l'importanza della cavalleria aristocratica e assunse nuovo peso la fanteria pesante di linea (i cosiddetti opliti). Ma la grande esperienza della guerra tra Atene e Sparta, le innovazioni di Ificrate e di Epaminonda finirono col diminuire anche l'importanza relativa della fanteria oplitica, precisando meglio le funzioni della fanteria leggera che, in quanto più manovrabile, fu destinata al combattimento aggressivo e munita di una picca, una spada e un piccolo scudo lunato detto pelta. La cavalleria, poco adatta al terreno accidentato dell'Attica e del Peloponneso, ebbe invece ottimo impiego presso i Tessali e i Macedoni, assumendo con Filippo II e Alessandro Magno un ruolo dominante.

Cenni storici: Sparta

Gli Spartani furono i primi in Grecia a costituire una potente organizzazione militare. L'esercito, su base prevalentemente oplitica, era costituito dagli spartiati, i soli ad avere pieni diritti civili e politici: i perieci prestavano servizio solo nelle milizie ausiliarie e, in caso di necessità, nella fanteria leggera, mentre gli iloti venivano impiegati nell'esercito come attendenti o addetti alle salmerie: solo dopo la guerra del Peloponneso perieci e iloti furono arruolati tra gli opliti. L'esercito spartano in origine era costituito da sette lochi o reggimenti, ciascuno dei quali era comandato da un locago ed era suddiviso in quattro pentecostis a loro volta comprendenti quattro enomotie ciascuna. La suprema autorità militare era costituita dai due re, affiancati dai polemarchi che formavano lo Stato Maggiore: dal 510 a. C. si stabilì che uno solo dei due re potesse assumere il comando e partire per la zona d'operazioni. L'educazione militare del giovane spartiate, che cominciava con l'ottavo anno di età, trovava il suo effettivo compimento dai 18 ai 20 anni e terminava a 30.

Cenni storici: Atene

L'organizzazione militare ateniese aveva per base l'ordinamento censitario soloniano e quello delle tribù territoriali clisteniche: i più abbienti servivano nella cavalleria, gli altri cittadini delle prime tre classi militavano tra gli opliti, mentre quelli della quarta classe o teti servivano nella fanteria leggera o nella flotta. Ciascuna delle dieci tribù doveva fornire allo Stato un reggimento (taxis) di opliti e uno squadrone (file) di cavalleria: l'esercito ateniese risultava così costituito da dieci taxeis di opliti comandate da dieci tessiarchi e da dieci file di cavalleria raggruppate in due divisioni di cinque unità al comando di due ipparchi. La suprema autorità militare, esercitata fino al 486 a. C. dall'arconte polemarco, spettava ai dieci strateghi. Gli Ateniesi prestavano servizio militare a cominciare dal 18° anno di età sulla base della loro iscrizione al demo che conferiva loro i diritti civici: dai 18 ai 20 anni erano sottoposti all'istruzione militare e rientravano poi nella vita civile, pur rimanendo a disposizione dello Stato per un'eventuale chiamata alle armi.

Cenni storici: Filippo II di Macedonia

Il primo grande organizzatore militare della Macedonia fu Filippo II, che introdusse il reclutamento obbligatorio su base regionale e riorganizzò l'esercito assimilando soprattutto le innovazioni di Ificrate e di Epaminonda. L'unità principale dell'esercito era la falange oplitica modellata sul battaglione sacro tebano e formata da 3000 uomini (pezeteri) armati di lance lunghissime (sarisse); essa era affiancata inoltre da una fanteria leggera di tipo peltastico (ipaspisti) in numero circa doppio. Parte rilevante per la sua azione di sfondamento delle linee nemiche aveva la cavalleria pesante (eteri), che veniva reclutata tra i nobili; accanto a essa esisteva anche una cavalleria leggera (prodromoi), con funzioni prevalenti di esplorazione. S'aggiungevano poi numerosi servizi ausiliari, tra cui il genio militare costituito da Traci e l'artiglieria da campagna e da assedio.

Cenni storici: Alessandro Magno e gli eserciti ellenistici

Alessandro Magno non introdusse sostanziali innovazioni nell'esercito, se si esclude l'alleggerimento della falange che egli adattò anche alle necessità di un terreno non pianeggiante spezzandola in quadrati di 16 uomini (4×4). Dopo la morte di Dario egli immise nell'esercito forti contingenti di soldati mercenari reclutati nelle satrapieorientali, che introdusse anche nei corpi scelti (aghemata) della fanteria e della cavalleria (eteri). Questa nuova organizzazione militare, in cui si mescolavano la tradizione macedone e quella dei Paesi orientali, servì di modello per la maggior parte degli eserciti ellenistici, i cui elementi costitutivi ripetevano quelli dell'esercito macedone. Essi furono caratterizzati dall'impiego di numerosi reparti specializzati e dal vasto ricorso ai mercenari, al cui inevitabile scadimento qualitativo si suppliva con l'ingente numero di truppe impiegate (l'esercito di Demetrio contava 110.000 uomini); perciò la falange divenne sempre più profonda e pesante e perse ogni agilità di manovra. Con la costituzione dei regni ellenistici furono creati degli eserciti nazionali, il più conosciuto dei quali è quello dei Tolomei sulla base della relazione polibiana della battaglia di Rafia (217 a. C.): variamente composto di Egizi, Macedoni e mercenari, era dotato di un notevole contingente di elefanti. L'esercito dei Seleucidi era caratterizzato dalla molteplice varietà di stirpi cui appartenevano i suoi soldati, mentre l'esercito macedone, ancora basato in teoria sul sistema di leve cittadine, col progressivo esaurirsi di riserve d'uomini nel sec. III a. C., venne via via integrato con mercenari del Nord. Da notarsi in età ellenistica il perfezionamento della poliorcetica (arte degli assedi) con l'impiego di macchine da urto (arieti), a tiro teso (catapulte) e a tiro curvo (baliste) e di torri mobili e mine (gallerie scavate sotto le mura nemiche).

Cenni storici: l'antica Roma

Il più antico esercito romano di cui si abbia notizia aveva carattere gentilizio: era costituito da 3000 fanti e 300 cavalieri, reclutati nell'ambito delle tre tribù del primitivo Stato, Ramnes, Tities, Luceres; formavano la legione, termine significante leva. Servio Tullio, verso la metà del sec. VI a. C., riformò l'organizzazione dell'esercito stabilendo i compiti militari di ognuno non più in base alla nascita, ma alle sue capacità economiche, cioè alla possibilità personale di procurarsi un armamento efficiente. I più ricchi prestavano servizio nella cavalleria e nei reparti più impegnati della fanteria, i meno abbienti nei servizi ausiliari. I nullatenenti (capite censi) vennero esclusi dal servizio. In questo nuovo ordinamento, fondato sulla falange, in cui i vari reparti erano ammassati in ranghi serrati, le truppe appiedate acquistarono molta più importanza di prima, mentre la cavalleria ebbe un ruolo di affiancamento. La leva annuale fu distribuita in due legioni, forti di 4000 uomini ciascuna. Col tempo le legioni furono portate a quattro. L'istituzione del soldo militare all'inizio del sec. IV a. C., impostasi per la più lunga durata delle campagne in territori lontani da Roma, immise nell'esercito un maggior numero di cittadini. Il servizio era obbligatorio da 17 a 46 anni, per gli juniores dei reparti attivi, e da 46 a 60 per i seniores. L'unità tattica fu in un primo tempo la centuria, sostituita poi dal manipolo, costituito da due centurie. In ciascuna legione gli uomini venivano schierati secondo l'età in tre linee successive, intervallate: gli hastati, i principes, i triarii. Al reclutamento procedevano i consoli dell'anno, che avevano il comando supremo, mentre quello dei reparti era affidato ai tribuni. Le legioni erano affiancate da truppe ausiliarie fornite dagli alleati. Aumentando le esigenze militari e ingrandendosi lo Stato, anche l'esercito dovette aumentare i suoi quadri: durante la seconda guerra punica, le legioni salirono a una ventina. Ma le risorse militari si facevano sempre più inadeguate agli accresciuti compiti. Per fronteggiare le minacce dei Cimbri e dei Teutoni, alla fine del sec. II a. C., Mario rinnovò profondamente il sistema del reclutamento, immettendo nelle legioni anche i cittadini nullatenenti, e questo fu l'avvio del formarsi dell'esercito di mestiere, più portato a esser fedele al comandante che allo Stato, e premessa quindi alle guerre civili dell'ultimo secolo della Repubblica. La legione raggiunse il massimo del suo sviluppo in effettivi con 6000 uomini, distribuiti in 10 coorti, la nuova unità tattica subentrata al manipolo. Altre innovazioni furono introdotte da Augusto alla fine delle guerre civili: pur mantenendo fermo l'obbligo generale del servizio militare, in pratica, avvenendo questo ormai in zone lontane sui confini, si avvalse di volontari e mercenari. Nella prima età imperiale gli effettivi furono forniti da elementi italici, ma poi, per le difficoltà del reclutamento, si passò gradualmente ai provinciali. Con Settimio Severo, all'inizio del sec. II, l'onere del servizio passò ai popoli meno romanizzati. Successivamente cominciarono a essere arruolati anche barbari, che finirono col prevalere da Teodosio I in poi. L'imbarbarimento totale, anche negli alti comandi, si ebbe nel sec. V, nel quale l'Impero romano si sgretolò come compagine politica.

Cenni storici: l'esercito bizantino

Se la rovina dell'Impero romano si identificò anche con la fragilità di un esercito impoverito nel comando, nell'organizzazione e nella formazione delle sue unità, all'ascesa e alla grandezza dell'Impero bizantino concorse in modo fondamentale l'istituzione militare con la solidità di un esercito organizzatissimo. L'esercito bizantino traeva, come quello romano, i suoi maggiori contingenti dall'elemento nazionale attraverso il reclutamento per il servizio obbligatorio, l'esenzione dal quale prevedeva il pagamento di imposte speciali, determinando così il ricorso all'ingaggio di truppe mercenarie, provenienti dalle zone più diverse del vasto impero. Furono proprio queste truppe mercenarie, ben pagate e ben trattate, tenute in alta considerazione e protette dal favore imperiale, a costituire per secoli il nerbo dell'esercito bizantino, che nel sec. X non superava le 140.000 unità, ma le cui qualità di coraggio e di metodo di combattimento erano famose. Preponderante era nell'esercito bizantino la cavalleria, che costituiva con i suoi catafratti e trapeziti una perfetta e mobilissima macchina da guerra. Ma i difetti dell'organizzazione militare bizantina si rivelarono alla fine proprio nella costituzione di un esercito composto da soldati e comandanti mercenari: non si spiegherebbero altrimenti in sede storica gli sconcertanti successi degli Arabi di Maometto sull'esercito bizantino, notevolmente superiore per numero e qualità di armamento.

Cenni storici: Carlo Magno e l'esercito medievale

Tutto il Medioevo europeo risultò d'altra parte condizionato dalla decadenza degli ordinamenti militari che rifletterono la dissoluzione dell'organizzazione politica. Scomparse le ordinanze tattiche delle milizie, scomparsi gli eserciti permanenti, fu l'età dell'individualismo militare impersonato dal cavaliere, accompagnato dai suoi servi e dai pedoni che costituivano le inette fanterie. Solo con Carlo Magno si ebbe un rudimentale ordinamento militare con i “soldati della corona” forniti dalle città, le “milizie feudali” fornite dai vassalli e le “milizie mercenarie” assoldate dal sovrano, soprattutto arcieri e balestrieri, che erano i corpi speciali dell'epoca. Questi eserciti non conoscevano alcun principio dell'arte della guerra (assedio, manovra, logistica, ecc.). Non avevano servizi e vivevano di contribuzioni e di bottino. Brevi le campagne, dopo le quali l'esercito si scioglieva. Nerbo dell'esercito medievale era la cavalleria, tuttavia il sorgere dei Comuni, le Crociate e l'affermarsi del mercenarismo determinarono la rinascita della fanteria che si affermò nei sec. XV e XVI. Essa accompagnava il tramonto della nobiltà feudale come ordine sociale e il sorgere delle forti monarchie che trovarono nel fante il nerbo dei loro eserciti.

Cenni storici: l'avvento degli eserciti nazionali

Il primo esempio di esercito nazionale si ebbe nel sec. XV quando il re di Francia Carlo VII volle accanto alle superstiti milizie feudali reparti di cittadini obbligati al servizio armato in tempo di guerra: le cosiddette “compagnie di ordinanza”. L'avvento delle armi da fuoco fece sorgere la nuova specialità delle artiglierie e gli eserciti si avviarono così ad assumere una fisionomia moderna con la classica ripartizione nelle tre armi. Per molto tempo l'esercito spagnolo fu quello più regolarmente organizzato, con precise norme organiche, disciplinari, amministrative. In Italia le prime milizie nazionali sorsero in Piemonte per opera del duca Emanuele Filiberto di Savoia. Gli eserciti erano proprietà del sovrano e trovavano la loro base nell'arruolamento volontario, a ferma lunghissima; tuttavia era presente anche la coscrizione, benché applicata saltuariamente e senza regola. Relativamente piccoli nel sec. XVII, in quello successivo gli eserciti raggiunsero una consistenza numerica da 50.000 a 100.000 uomini mentre gli ufficiali, fino ad allora tratti esclusivamente dalla nobiltà, cominciarono a essere formati nelle scuole militari. Poiché gli eserciti continuavano a incidere sensibilmente sui bilanci degli Stati, le guerre consistevano essenzialmente in marce, contromarce, ritirate e ritorni offensivi, evitando sempre gli urti dei grossi. Un discorso a parte merita l'esercito prussiano che, cinquant'anni prima della Rivoluzione francese, adottò il principio dell'obbligatorietà e personalità del servizio militare. La ferma era di 20 mesi per la fanteria e di 29 per la cavalleria, con periodici richiami alle armi. Il nerbo dell'esercito era tuttavia costituito da un contingente esperto di mercenari stranieri, attorno al quale si formavano i contingenti di leva. La Rivoluzione francese innovò profondamente la struttura e l'organizzazione degli eserciti. Di fronte allo sfasciamento dell'esercito regio, la Repubblica in guerra con le maggiori potenze europee proclamò la leva in massa, ma passato il momento del pericolo, nel 1798, venne promulgata la legge sull'obbligo generale e personale del servizio militare. Sorse così dalla Rivoluzione quel tipo di esercito detto permanente, a ferma relativamente breve, ordinato e armato anche in tempo di pace, caratterizzato dai suoi indispensabili elementi costitutivi che sono: la legge sul reclutamento che precisa i criteri con i quali devono essere levati gli uomini; l'ordinamento che stabilisce la proporzione fra le varie armi, specialità e servizi; i regolamenti disciplinari, amministrativi, addestrativi. Napoleone I, in conseguenza delle continue guerre affrontate, esasperò il sistema coscrittivo obbligatorio. Il sistema dell'esercito permanente, basato sulla coscrizione obbligatoria, durante il sec. XIX si diffuse in tutta l'Europa e, fuori d'Europa, in Giappone. Solo in Inghilterra e negli Stati Uniti permase il reclutamento volontario. Da parte loro i movimenti democratici dell'Ottocento propugnarono in opposizione all'esercito permanente la cosiddetta nazione armata. Le due grandi guerre mondiali del sec. XX obbligarono anche i Paesi dove ancora sussisteva ad abbandonare il reclutamento volontario. Furono chiamate sotto le armi enormi masse di uomini, realizzando una vera mobilitazione generale. Dopo la seconda guerra mondiale, che vide pure gli eserciti crescere in modo imponente, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti ritornarono al reclutamento volontario; in Israele, per contro, l'obbligo militare è stato largamente esteso fino a comprendervi anche le donne. Ma la tendenza moderna è quella di mantenere eserciti permanenti di non grande mole, ma altamente specializzati.

Per la storia greca

M. Lanney, Recherche sur les armées hellenistique, Parigi, 1950; F. E. Adcock, The Greek and Macedonian Art of War,Berkeley, 1957; G. Marni, Strategia e tattica degli opliti, Roma, 1983.

Per la storia romana

G. Forni, Il reclutamento delle legioni da Augusto a Diocleziano, Milano, 1953; E. Gabba, Esercito e società nella tarda repubblica romana, Firenze, 1973; M. Reddè, Mare nostrum. Les infrastructures, le dispositif et l'histoire de la marine militaire sous l'Empire romain, Roma, 1986.

Per la storia medievale e moderna

F. Lot, L'art militaire et les armées au Moyen Age en Europe et dans le Proche Orient, Parigi, 1946; P. Pieri, Il Rinascimento e la crisi militare italiana, Torino, 1952; Stato Maggiore dell'Esercito - Ufficio Storico, L'esercito italiano fra la prima e la seconda guerra mondiale, Roma, 1954; idem, L'esercito italiano dal primo tricolore al primo centenario, Roma, 1961; J. Carlo, Ordinamento dell'esercito in Italia, Padova, 1989.

Per la storia orientale

H. Russell Robinson, Oriental Armour, Londra, 1967; idem, Japanese Arms and Armour, Londra, 1969; G. Markham, Le armi della fanteria giapponese nella Seconda Guerra Mondiale, Parma, 1977.

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