Lessico

Sf. [sec. XIII; dal latino expositío-ōnis].

1) Atto ed effetto dell'esporre; presentazione: esposizione di merci. Per estensione, mostra pubblica di opere artistiche o di prodotti industriali; esposizione d'infanti.

2) Descrizione, relazione rilasciata oralmente o per iscritto: ha fatto una veritiera esposizione degli avvenimenti; anche insegnamento, spiegazione: all'esame fece un'ottima esposizione.

3) In geografia, orientazione topografica di un certo territorio nei riguardi dei quattro punti cardinali. Si ha un diverso microclima per ogni esposizione a causa del diverso numero di ore d'insolazione. In edilizia, direzione della normale alla facciata di un edificio rispetto ai punti cardinali. La determinazione dell'esposizione è molto importante nella progettazione di un edificio in quanto funzione della distribuzione interna e della destinazione dei singoli locali.

4) In economia: esposizione bancaria, complesso dei crediti concessi da una banca ai propri clienti; esposizione commerciale, l'insieme delle obbligazioni pecuniarie contratte da un'impresa presso terzi sia come debitrice principale sia come girante, avallante o garante.

5) In medicina, essere sottoposti a vari agenti, come fattori infettivi, atmosferici o radiazioni, che possono anche risultare dannosi. In chirurgia si parla di esposizione quando si mette allo scoperto un'area corporea per un intervento chirurgico. In radiologia, l'atto e l'effetto di porre sostanze od organismi o anche lastre fotografiche e nucleari sotto l'azione di radiazioni elettromagnetiche o di particelle ionizzanti. Nella dosimetria delle radiazioni ionizzanti, è una grandezza fisica definita come rapporto tra la carica di uno stesso segno prodotta nella ionizzazione di una certa massa d'aria, in condizioni normali di pressione e di temperatura, e la massa stessa. Tale grandezza si misura in roentgen.

6) In fotografia, prodotto dell'intensità dell'illuminamento subito da un'emulsione fotografica per la durata dell'illuminamento stesso (reciprocità).

Diritto

Nell'antica Grecia l'esposizione d'infanti era un fatto diffusissimo e nessuna legge interveniva a vietarlo: miti popolari e produzione letteraria (specialmente la commedia) ne trattano come di fatti normali. Solo Tebe inserì nella sua legislazione il divieto di esporre i neonati, ma per breve tempo; Sparta, invece, preoccupata d'ingrossare le file delle sue formazioni militari, limitava l'esposizione d'infanti ai deformi e ai malaticci. A Roma si crede che già la legge di Romolo intervenisse a limitare la barbara usanza, ma al proposito non vi è accordo tra gli studiosi. È certo invece che in epoca repubblicana se un pater familias, dopo aver esposto un figlio, lo rivendicava da chi lo aveva raccolto e allevato, doveva rimborsare le spese di mantenimento. In epoca imperiale, la competenza a giudicare in materia venne affidata, extra ordinem, dapprima ai consoli e poi ad altri organi giurisdizionali, e il pagamento del dovuto fu esteso anche all'educazione. Diocleziano vietò al padre di opporsi alle nozze della filia esposta. Costantino, in caso di carestia, permise di esporre i figli per assicurare loro i mezzi di sussistenza, ma dispose la perdita della patria potestas su di essi, permettendo che diventassero schiavi di chi li allevava. Giustiniano, invece, dispose che i nati liberi non perdessero la libertà a seguito di esposizione. Per il diritto contemporaneo, vedi abbandono, diritto penale.

Religione

Esposizione del Santissimo Sacramento, rito che propone all'adorazione dei fedeli la pisside contenente l'Eucaristia o l'ostia consacrata, posta nell'ostensorio. L'uso è nato verso il sec. XIV per il desiderio dei fedeli di contemplare le sacre Specie. Nell'esposizione breve, dopo qualche lettura, canto, preghiera e meditazione, si benedice il popolo con il Sacramento. In quella prolungata il Sacramento è lasciato esposto per un periodo più lungo (quarantore). Davanti al Santissimo esposto non si può celebrare la messa. Presso alcune comunità religiose l'esposizione è permanente.

Esposizioni internazionali

Le esposizioni (d'arte, industria, artigianato) svolgono nel campo della comunicazione visiva un ruolo simile per importanza a quello della stampa per la letteratura e rappresentano un fondamentale punto d'incontro tra pubblico e arte, per l'aspetto culturale non meno che per quello commerciale. Si possono dividere in due categorie: le esposizioni a carattere merceologico e quelle d'arte vere e proprie. Le prime (a cominciare dall'esposizione industriale di Londra del 1756) costituirono tra Ottocento e Novecento campo di raffronto e di competizione internazionale del mondo produttivo, in un momento di rapida trasformazione economica e sociale. L'esigenza di creare ogni volta sedi nuove e provvisorie spinse gli architetti allestitori a notevoli audacie costruttive, con l'impiego sperimentale di nuovi materiali, di fondamentale importanza per l'architettura e l'urbanistica moderne (dal Palazzo di Cristallo dell'esposizione di Londra del 1851 alla Torre Eiffel per l'esposizione di Parigi del 1889, ai padiglioni delle esposizioni di Parigi 1900 e Torino 1902, ecc.), mentre gli allestimenti fornirono spunti continui alla pubblicità, all'arredamento, al design. L'organismo internazionale che regola la frequenza, la qualità e lo svolgimento delle esposizioni è il Bureau International des Expositions nato da una convenzione internazionale siglata a Parigi nel 1928. L'importanza sempre maggiore di queste esposizioni internazionali fece sì che venissero creati anche complessi stabili, veri esempi d'architettura d'avanguardia (Weissenhof, 1927; Barcellona, 1929; Stoccolma, 1930; Bruxelles, 1958; Montréal, 1967). Particolarmente importanti per le arti applicate furono le Biennali di Monza (1923) e le Triennali di Milano. Le esposizioni d'arte a carattere pubblico, iniziate con l'istituzione dei Salons parigini, istituirono un nuovo rapporto tra artista e committenza, giocando un ruolo fondamentale per l'arte moderna, nel contrasto dialettico tra l'ufficialità dell'istituzione (gli stessi Salons, le Biennali di Venezia, le Quadriennali di Roma ecc.) e l'affermarsi dell'avanguardia per canali indipendenti (gli stessi artisti, gallerie private ecc.). Sviluppo sempre maggiore, dalla metà del sec. XX, hanno avuto le esposizioni d'arte antica (singoli artisti o interi periodi della storia dell'arte), conseguentemente allo sviluppo dei musei, alla rapidità e sicurezza dei trasporti, alle garanzie assicurative fornite ai prestatori. Una convenzione internazionale regola invece le esposizioni commerciali, che si dividono in: universali, con l'obbligo di un padiglione per ogni nazione partecipante; particolari, per un ramo dell'industria. Tra le esposizioni universali si ricordano quelle di Bruxelles (1933), Parigi (1937), New York (1939), Port-au-Prince (1949), Bruxelles (1958), Seattle (1962), Montréal (1967), Ōsaka (1970), Vancouver (1986), Siviglia (1992), Lisbona (1998), Hannover (2000), Aichi (2005), Saragozza (Water and Sustainable Development; 2008) e Shanghai (Better city, better life; 2010). Nel 2008 Milano è stata scelta come la sede dell'Esposizione Universale del 2015 con il tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.

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