neoromànico

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agg. e sm. (pl. m. -ci) [neo-+romanico]. Uno degli aspetti dell'eclettismo architettonico del sec. XIX che, proponendosi un ritorno ai valori delle tradizioni autoctone, si è risolto nel recupero del linguaggio, delle forme e dei materiali dell'architettura romanica. Al contrario del contemporaneo neogotico, soprattutto per la mancanza di vere teorizzazioni, il neoromanico non può essere considerato un revival nel senso proprio del termine, ma è parte di un più vasto atteggiamento stilistico, che si richiama all'architettura paleocristiana, al bizantino, al romanico, per finire agli esempi quattro- e cinquecenteschi di architettura civile. Sull'onda del classicismo romantico da una parte e del “pittoresco” dall'altra, il neoromanico è infatti riconoscibile in gran parte della produzione edilizia ottocentesca e in particolare in quella a carattere religioso. L'influenza del neocattolicesimo col suo richiamo a valori di semplicità e di sentimento, del medievalismo romantico dello spirito nazionalistico, il peso della letteratura e della pittura sulle scelte del gusto contemporaneo, non ultima la distruzione dell'universalità scientifica del linguaggio architettonico, hanno giocato un ruolo non indifferente nella scelta di elementi che, nella facile volumetria, nel gioco delle superfici piane, nel valore plastico e formale dei materiali, non si sono però mai addentrati in un autentico recupero storicistico. Esponenti rappresentativi del neoromanico sono stati, rispettivamente, in Francia L. Vaudoyer e i costruttori di chiese in forma basilicale della prima metà del secolo; in Inghilterra T. H. Wyatt, D. Brandon, J. W. Wild, H. Clutton; in Germania H. Hübsch, L. Persius, F. A. Stüler e H. Strack; in Italia L. Carimini e C. Boito; in Danimarca J. D. Herholdt; in America T. A. Tefft e H. H. Richardson, soprattutto nelle opere mature. A un romanticismo formale ma razionalistico nella sostanza, si richiama il neoromanico di H. P. Berlage e della scuola olandese sul finire del secolo, che dimostra la permanenza di segni medievali agli albori del Movimento moderno.

Bibliografia

N. Pevsner, An Outline of European Architecture, Harmondsworth, 1942; B. Zevi, Storia dell'architettura moderna, Torino, 1955; L. Benevolo, Storia dell'architettura moderna, Bari, 1960; L. Patetta, L'architettura dell'eclettismo, Milano, 1975.

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