orecchino

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sm. [sec. XVI; da orecchio]. Ciascuno degli ornamenti di uso prevalentemente femminile che si portano alle orecchie (talvolta a un solo orecchio) fissati mediante vari sistemi (a vite, a molla), ma più frequentemente assicurati ai lobi appositamente forati.

Arte

Di antichissima origine, l'orecchino è presente presso tutte le civiltà con grande varietà di materiali (rame, bronzo, oro , argento) e di forme. Gli esempi più antichi appartengono all'area mesopotamica (tesoro della regina Subad a Ur, III millennio); un tipo a disco con catenelle pendenti è stato trovato a Troia(strato II, 2400-1900 a. C.). In Egitto e in Assiria l'uso dell'orecchino è documentato più tardi, come ornamento maschile. Accanto a tipi specifici di determinati ambienti ed epoche, come l'orecchino a navicella (oreficeria greca) e l'orecchino a baule (Etruria del periodo orientalizzante), si annoverano forme più ampiamente diffuse come la cosiddetta spirale e il tipo ad anello. In Grecia i pendenti, prima di forma geometrica (piramidi, semilune, dischi), in età ellenistica sono costituiti da elementi figurati (Nikai, menadi, amorini). L'età romana conobbe una ricchissima varietà di forme, e con l'incastonatura di pietre preziose fece dell'orecchino un gioiello di particolare raffinatezza e fasto. Molto ricchi e pesanti gli orecchini dell'epoca bizantina, dove all'oro si aggiunsero con abbondanza perle, paste vitree, smalti; quelli barbarici invece si rifanno ai modelli classici. In epoca medievale la severità dei costumi portò alla quasi totale eliminazione dei gioielli, tuttavia un bellissimo esempio di orecchino è conservato nella testa muliebre del duomo di Ravello (1278). L'orecchino tornò poi in auge con grande ricchezza di forme nel Rinascimento e l'oreficeria italiana creò modelli largamente imitati in tutta Europa. I motivi, molto elaborati (figurazioni umane o animali, araldiche, geometriche, ecc.), erano realizzati mediante l'accostamento di pietre preziose variamente colorate, di smalti, ecc. Nel sec. XVIII tale tradizione si protrasse con la stessa ricchezza , mentre nei secoli successivi più che la lavorazione acquistarono importanza la grossezza e il valore intrinseco delle gemme. La medesima tendenza prevale oggi, a parte alcuni tentativi di pittori o scultori di restituire al gioiello un valore artistico. Da ricordare infine che dal sec. XVIII l'uso degli orecchini si diffuse nei ceti popolari, divenendo elemento caratteristico dei costumi di molte regioni (Sardegna, Abruzzo, Campania). Spesso di pregevole fattura, questi prodotti folcloristici sono in genere ispirati a modelli antichi o tradizionali.

Etnologia

Gli orecchini sono indossati in tutto il mondo. Presso diversi popoli sono considerati un rito di iniziazione sociale: si praticano fori alle orecchie delle bambine poco dopo la nascita. I marinai del secolo XIX credevano che forare il lobo acutizzasse la vista (utile, dato che il posto di vedetta era fra i più ambiti) e portavano orecchini d'oro, potenziale compenso per chi, se fossero morti in mare, avesse seppellito il corpo restituito sulla spiaggia. Il loro spirito, altrimenti, avrebbe vagato inquieto per l'eternità. I pirati mettevano l'orecchino per “catturare la luce”. Nei luoghi con scarsa visibilità, per esempio sotto coperta, l'orecchino d'oro rifletteva la luce di una qualsiasi fonte e il pirata poteva essere localizzato. Nel secolo XXI la pratica del piercing all'orecchio è ampiamente diffusa nell'America del Nord e in Europa. Il piercing all'orecchio prevede la foratura del lobo allo scopo di introdurre oggetti in metallo, spesso arricchiti con pietre preziose che sostituiscono il tradizionale orecchino. Il piercing all'orecchio che nell'antichità e nella preistoria aveva lo scopo di rendere immediatamente palese una serie di informazioni sull'individuo e il suo rapporto con il gruppo di appartenenza, nel secolo XXI è praticato perlopiù da adolescenti per abbellimento, moda o per indicare l'appartenenza a una subcultura.

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