ritenzióne

sf. [sec. XV; dal latino tardo retentío-ōnis, da retinēre, ritenere]. Atto ed effetto del ritenere nel senso di trattenere, mantenere: ritenzione di qualcuno in carcere; ritenzione di una nave nel porto. Usato per lo più in particolare accezioni tecniche: A) in medicina, accumulo di sostanze solide, liquide o gassose in organi, apparati, tessuti, ecc. dove sono contenute normalmente: ritenzionedi urina, fenomeno che si riscontra in varie condizioni morbose (ipertrofia, adenomi, neoplasie della prostata, stenosi uretrali, ipotonia vescicale, ecc.); può essere incompleta se il malato riesce a svuotare solo parzialmente la vescica, o completa quando sia resa impossibile qualsiasi eliminazione; in ogni caso il fenomeno può presentarsi in forma acuta e avere una durata limitata di ore o di giorni, oppure in forma cronica. La ritenzione urinaria richiede una terapia immediata che consiste nell'introduzione di un catetere oppure in un intervento chirurgico. B) Nella psicologia della memoria, fase del processo mnestico durante la quale la traccia mnemonica, una volta acquisita e consolidata, viene conservata. La perdita della ritenzione costituisce l'oblio. C) Diritto del creditore di conservare a garanzia del suo credito una cosa di proprietà del debitore. Essendo una forma di autotutela vietata in linea di principio dall'ordinamento giuridico, la ritenzione è consentita solo in alcuni casi tassativamente previsti: l'enfiteuta rimane nel possesso del fondo finché non è soddisfatto del suo credito derivante dai miglioramenti apportati al fondo; il possessore di buona fede può non restituire la cosa altrui fino a quando non gli sono pagate le indennità spettantigli per riparazioni e miglioramenti, purché l'esistenza di questi sia stata almeno genericamente provata. D) In geomorfologia, ritenzione nivale e glaciale, imprigionamento momentaneo delle acque di precipitazione sotto forma di neve o di ghiaccio.

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