tardoantìco

agg. e sm. (pl. m. -chi) [tardo+antico]. Termine (Spätantike) coniato da A. Riegl che, nella sua opera Spätrömische Kunstindustrie (1901), respinse la concezione classicistica che considerava l'arte greca quale modello e termine di confronto per l'arte romana, mettendo invece in risalto l'importanza e l'originalità di quel periodo artistico che inizia nel sec. III d. C. e che, per il progressivo distacco dallo spirito dell'arte greca, era considerato dai classicisti barbaro e decadente. In seguito numerosi studiosi, in particolare G. Rodenwaldt e R. Bianchi Bandinelli, hanno meglio definito le motivazioni di carattere storico, sociale, economico e filosofico che costituiscono l'humus dell'arte romana tardoantica che si accompagna alla decadenza e alla fine dell'impero e del mondo antico (crisi economica, crescente pressione delle popolazioni barbare, assolutismo, carattere quasi divino dell'imperatore). Alla vita pubblica si preferì l'evasione nell'irrazionale, nel misticismo delle religioni orientali e della filosofia neoplatonica. Sul piano artistico questa situazione si tradusse nell'abbandono della tradizione greca, nel disgregarsi della solida forma plastica, nell'accentuazione del colorismo, del chiaroscuro violento, nella deformazione delle figure, nel ripudio degli antichi canoni di euritmia e di proporzione, nel sentimento di dolore e di angoscia che emana dai ritratti, dalle figure di combattenti o di barbari, con soluzioni iconografiche e formali legate al riaffiorare, nell'arte ufficiale, di quel filone artistico italico e popolare in precedenza emarginato dalla tradizione greca. È soprattutto nella scultura che i vari aspetti del tardoantico si riflettono con maggior evidenza (ritratti imperiali, sarcofagi con decorazione in altorilievo, rilievi degli archi di Settimio Severo, di Galerio e di Costantino). Nella pittura, nei mosaici, negli avori, nella toreutica si nota il progressivo affermarsi di quelle tendenze astratte, ieratiche, fortemente simboliche che caratterizzeranno l'arte cristiana e bizantina, mentre il filone realistico-popolare si affermerà nell'arte provinciale, soprattutto in Gallia e nella Renania, creando le premesse dell'arte medievale.

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